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Redazione
ANNO XIVdomenica 25 Ottobre 2026
ricordo

Il 2 giugno si avvicina: i ricordi di una giovane donna davanti alla prima scheda elettorale

Fra pochi giorni l’Italia celebrerà la Festa della Repubblica. Come ogni anno, il 2 giugno ci riporterà a una delle pagine più importanti della nostra storia. Per me, però, questa ricorrenza ha anche un significato profondamente personale, perché mi riporta ai racconti che la mia mamma mi ha lasciato nel corso della sua lunga vita.

Fra i tanti episodi che custodiva nel cuore, ce n’era uno che non dimenticava mai. Quando ne parlava, il suo volto cambiava espressione. Gli occhi si illuminavano e la voce assumeva quel tono particolare che accompagna i ricordi più intensi.

Era il 2 giugno 1946. Mia mamma era nata il 23 gennaio 1924 e quel giorno aveva da poco compiuto ventidue anni. L’Italia usciva dalla guerra, dalle sofferenze e dalle ferite che avevano segnato intere famiglie, ma quella mattina portava con sé una speranza nuova.Gli italiani erano chiamati alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica, una decisione destinata a segnare il futuro del Paese. Nello stesso giorno si votava anche per eleggere l’Assemblea Costituente che avrebbe scritto la Costituzione Italiana.

Per la mia mamma, però, quella giornata rappresentava qualcosa di ancora più importante. Per la prima volta una donna poteva esprimere liberamente il proprio voto su una scelta decisiva per il destino dell’Italia. Mi raccontava che si preparò con cura per recarsi al seggio, sentiva di partecipare a un momento storico. Arrivata davanti ai tavoli elettorali vide tante altre donne emozionate come lei. Donne semplici, abituate ai sacrifici della vita quotidiana, che improvvisamente si trovavano ad esercitare un diritto che per troppo tempo era stato loro negato.

Il momento che ricordava più di ogni altro era quello in cui le consegnarono la matita elettorale. Mi diceva che la osservò per qualche istante prima di entrare nella cabina, era soltanto una matita, ma per lei rappresentava molto di più: la libertà di scegliere, il diritto di contare, la dignità di essere finalmente riconosciuta come cittadina alla pari degli uomini.Quasi le tremavano le mani
quando tracciò il segno sulla scheda, sentì di essere parte di qualcosa di grande. Non ricordava tanto il gesto del voto quanto la consapevolezza di vivere una giornata destinata a entrare nella storia d’Italia e nella storia delle donne italiane.

Quel diritto non era arrivato per caso era il risultato di anni di impegno e di battaglie civili che avevano portato milioni di donne a conquistare uno spazio pieno nella vita democratica del Paese. Ogni volta che rievocava quel giorno, non si soffermava tanto sulla scelta tra Monarchia e Repubblica ne parlava soprattutto dell’orgoglio che aveva provato nel sentirsi finalmente protagonista della vita pubblica della nazione.

Per molti il 2 giugno è una data fondamentale della storia Italiana, per me è anche il volto della mia mamma che racconta quel giorno lontano. Oggi, quei racconti mi portano anche a una riflessione: forse facciamo fatica a comprendere fino in fondo il valore di quella conquista; siamo abituati a considerare il voto come qualcosa di normale, quasi scontato, eppure non lo è.

Sempre più spesso assistiamo a consultazioni elettorali nelle quali molti cittadini scelgono di non recarsi alle urne. Naturalmente ognuno è libero di fare le proprie scelte, ma è difficile non pensare a chi ha lottato per ottenere questo diritto e lo considerava un privilegio, una responsabilità e un dovere verso la comunità.

La mia mamma apparteneva a quella generazione, una generazione che aveva conosciuto la guerra, la povertà e le privazioni, ma che non avrebbe mai rinunciato ad andare a votare. Il modo migliore per celebrare la Festa della Repubblica non è soltanto ricordare una data storica, è comprenderne il significato più profondo. e ricordare che la democrazia vive attraverso la partecipazione dei cittadini e che ogni voto rappresenta un piccolo ma importante contributo alla vita del Paese.

Quando il 2 giugno vedremo sventolare il Tricolore, io penserò ancora alla mia mamma, a quella giovane donna di ventidue anni che entrò in una cabina elettorale con il cuore pieno di emozione e di speranza. La Repubblica non è nata soltanto dai grandi eventi della storia è nata anche dai sogni, dalle speranze e dal coraggio di persone comuni. Persone come la mia mamma, che non dimenticò mai quel giorno e che, raccontandolo a suo figlio ha trasmesso il valore più prezioso della democrazia: la partecipazione.

Ancora oggi, ripensando alle sue parole, mi sembra quasi di vedere quella giovane donna stringere tra le mani la sua prima matita elettorale, consapevole che quel semplice gesto non riguardava soltanto il presente, ma anche il futuro delle generazioni che sarebbero venute dopo di lei.

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