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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
tea & ribollita

Sei corvi, “uno in panchina” e una leggenda

Quando penso a un corvo, il primo ricordo che mi viene in mente non è certo Londra. È un film. Il Corvo, con Brandon Lee. Uno di quelle pellicole che appartengono a una generazione e che, anche se non guardi da anni, continuano a rimanerti impressi da qualche parte nella memoria. Atmosfere cupe, pioggia, musica e quel grande uccello nero che accompagna la storia.

Quando sono arrivata a Londra, durante le mie passeggiate, ho iniziato a notare che questi volatili erano ovunque. Sui tetti. Nei parchi. Sugli alberi. All’inizio pensavo fosse una mia impressione. Poi ho capito che non ero io a cercare loro: erano semplicemente dappertutto. E devo ammettere che la cosa mi incuriosiva.

Da noi si vedono più facilmente piccioni, passeri o gabbiani. Qui invece sembrava che i corvi facessero parte del paesaggio urbano quanto gli autobus rossi e le cabine telefoniche. Così ho iniziato a informarmi. Ed è lì che ho scoperto una delle leggende più famose d’Inghilterra.

Secondo la tradizione, alla Torre di Londra devono sempre essere presenti almeno sei corvi. Oggi ce n’è generalmente uno in più, una sorta di riserva. Perché, secondo la leggenda, se i corvi dovessero abbandonare la Torre, cadrebbero la Corona e il Regno stesso. Una responsabilità non da poco. Soprattutto per dei pennuti.

Ma non finisce qui. I corvi della Torre non sono semplicemente dei simboli. Hanno nomi propri: Jubilee, Poppy, Edgar, Branwen, Georgie, Harris e Rex. Ognuno ha il suo carattere, le sue abitudini e, a quanto pare, anche una certa personalità. Hanno persino un custode dedicato, il Ravenmaster, che si occupa della loro alimentazione, della loro salute e della loro sicurezza.

È stato a quel punto che ho iniziato a sospettare che la loro vita fosse molto più organizzata della mia. Scoprire che questi animali hanno un custode personale, cure veterinarie dedicate, vitto garantito, una residenza prestigiosa nel cuore di Londra e persino “colleghi” allontanati per cattiva condotta rende difficile non lasciarsi trasportare dalla fantasia.

La mia mente ha iniziato subito a viaggiare. Mi sono immaginata una sorta di colloquio di selezione. Niente curriculum, certo. Ma una domanda mi è sorta spontanea: può un corvo decidere che quel lavoro non fa per lui? Perché, a quanto pare, qualche caso di “abbandono del posto di lavoro” c’è stato davvero.

Il mio preferito è quello di Grog. Dopo ventun anni di servizio alla Corona, Grog decise evidentemente che la vita reale non faceva più per lui. Lasciò la Torre e venne avvistato nei pressi di un pub dell’East End. Non sono riuscita a capire se si trattò di pensionamento anticipato, burnout o semplice desiderio di cambiare vita. Ma ammetto che la sua scelta mi è sembrata sorprendentemente umana.

E non è nemmeno il caso più strano. Nel corso degli anni alcuni corvi sono stati addirittura allontanati per cattiva condotta. Uno di loro, George, pare avesse preso l’abitudine di distruggere le antenne televisive dei residenti e fu ritenuto incompatibile con il ruolo.

A questo punto mi sono posta una domanda del tutto legittima: chi tutela i diritti dei corvi? Hanno anche loro un sindacato? A un certo punto mi sono persino immaginata uno di loro seduto nello studio di un analista: «Mi dica, cosa la preoccupa?» «Se lascio il lavoro, cade il Regno.» In effetti, non deve essere semplice convivere ogni giorno con una responsabilità del genere.

Ma chi è stato il primo a guardare un gruppo di corvi e a decidere che da loro dipendeva il futuro della monarchia britannica? La versione più famosa della storia ci porta nel Seicento, ai tempi di Re Carlo II. Si racconta che l’astronomo reale John Flamsteed fosse esasperato dai corvi che volteggiavano attorno alla Torre, sporcando gli strumenti e disturbando le osservazioni del cielo. Il re avrebbe quindi ordinato di allontanarli. A quel punto, però, qualcuno gli avrebbe ricordato un’antica profezia: se i corvi avessero lasciato la Torre, sarebbero caduti il Regno e la monarchia. E così Carlo II avrebbe preferito non correre rischi.

Eppure la storia non finisce qui. Gli storici moderni hanno scoperto che forse questa leggenda non è così antica come si crede. Molti ritengono infatti che sia stata costruita, o quantomeno abbellita, in epoca vittoriana. Non esistono documenti che dimostrino con certezza la presenza stabile dei corvi alla Torre prima dell’Ottocento. In altre parole, la leggenda potrebbe essere molto più giovane di quanto immaginiamo.

Alla fine, non importa tanto sapere se sia tutto vero. Quello che conta è che la storia sia sopravvissuta. Sono passati secoli. Sono cambiati re e regine. Ci sono state guerre, rivoluzioni industriali, automobili, internet e, per non farci mancare nulla, perfino l’intelligenza artificiale. Eppure i corvi sono ancora lì. La cosa più sorprendente di tutta questa storia è che, secoli dopo, nessuno abbia ancora voglia di verificare cosa succederebbe davvero senza quei sei poveri corvi.

Io, nel dubbio, continuo a guardarli con un certo rispetto. Non si sa mai.

Alla prossima,

Lovely to see you!

 T&R

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