È stata inaugurata questa mattina a Vagli la statua dedicata a don Lorenzo Milani, al centro negli ultimi giorni di una polemica che ha superato i confini della Garfagnana e raggiunto le pagine della stampa nazionale.
Al termine di una settimana di dibattito, l’amministrazione comunale ha confermato la scelta di mantenere sotto il monumento la targa con la citazione attribuita al priore di Barbiana, contestata dalla Fondazione Don Lorenzo Milani e dal giurista Pietro Ichino.
La controversia era esplosa dopo l’intervento pubblicato sul Corriere della Sera da Pietro Ichino che, per conto della Fondazione, aveva contestato l’autenticità della frase incisa sulla targa, chiedendone la sostituzione. Secondo la Fondazione, infatti, quella citazione non comparirebbe in alcuno scritto di don Milani e sarebbe incompatibile con il suo pensiero, oltre a costituire un travisamento della sua eredità culturale. Pare infatti che la frase gli sia stata attribuita da Alessandro Mazzerelli durante una conversazione con il priore avvenuta proprio il 31 luglio 1966.
La Fondazione, in una lettera inviata al sindaco Mario Puglia, fa riferimento anche a una violazione dei principi di imparzialità e correttezza dell’azione amministrativa nonché del dovere di verità storica. Nonostante il polverone sollevato dalla vicenda, la statua è stata regolarmente inaugurata con la targa che aveva creato tanto clamore tra giornalisti e persone vicine a don Lorenzo Milani.
Sulle note dell’Inno di Mameli eseguito dalla Filarmonica “Giuseppe Verdi di Castelnuovo”, di fronte ai Templari Cattolici e a tutti i presenti, la statua in marmo raffigurante il priore è stata scoperta. La cerimonia, coordinata da Emilio della Fontanazza, è stata inaugurata dal sindaco Puglia che ha ricordato la figura del sacerdote, definito un profeta, e ha ribadito la sua posizione nei confronti delle critiche ricevute: “Invece di discutere dell’atto meritevole di dedicare una statua a don Milani, si sono soffermati sulla frase – ha dichiarato durante il discorso di apertura – Per me non è una questione politica”.
Anche Francolino Bondi si è mosso in difesa di Alessandro Mazzerelli scagliandosi contro chi lo ha criticato in questi giorni. È intervenuto poi il giornalista vaticanista Emanuele Piccini e infine ha preso la parola Alessandro Mazzerelli in un intervento molto accesso in cui ha ringraziato “l’eroismo del sindaco contro le critiche” e ha voluto dare dimostrazione della coerenza della frase riportata sulla statua marmorea “Io voglio dimostrare chi era don Milani” ha detto prima di iniziare a leggere alcune frasi definite da lui “inequivocabili e che dimostrano la verità”.
Al di là del dibattito sull’autenticità della citazione e della scelta del comune di mantenerla, la vicenda ha riportato al centro dell’attenzione nazionale la figura di don Lorenzo Milani, sacerdote, educatore e fondatore della scuola di Barbiana, divenuto uno dei principali riferimenti della pedagogia italiana del Novecento. Don Milani fu in grado di aggredire il mondo degli altri e far germogliare in tutti l’amaro germoglio della vergogna, indipendentemente dal colore politico, come con l’opera “Lettera a una professoressa”, testimonianza di un sistema inefficace, ingiusto, disposto ad aiutare i ricchi e a lasciare indietro i poveri.
Il suo impegno a favore degli ultimi, il diritto allo studio, l’educazione come strumento di emancipazione e il dialogo con chiunque, al di là dell’appartenenza politica, rappresentano ancora oggi gli aspetti più riconosciuti della sua eredità culturale e spirituale





