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Redazione
ANNO XIVvenerdì 18 Settembre 2026
bagni di lucca

Quando i Bagni Caldi erano il cuore delle Terme

Avevo dieci o undici anni quando, nel mese di maggio, accompagnavo mia nonna Ancilla alle terme di Bagni di Lucca. Lei diceva semplicemente che andava «ai Bagni Caldi».

Erano gli anni Sessanta, per me bambino, quel viaggio rappresentava ogni volta qualcosa di speciale. Un tassista veniva a prenderci a Corsagna, si chiamava Primo ed era di Lugliano, una frazione situata sopra Bagni di Lucca. Non caricava soltanto mia nonna Ancilla, ma anche altre persone del paese. C’era chi scendeva fino a Bagni di Lucca, chi andava alle Terme e chi invece proseguiva fino alla stazione di Fornoli, per prendere il treno e raggiungere Lucca. Era un modo di viaggiare molto diverso da quello di oggi. Il taxi diventava quasi un piccolo servizio collettivo: raccoglieva le persone, le accompagnava verso le rispettive destinazioni. Durante il tragitto, si parlava, ci si raccontava e si condividevano le notizie del paese.

La strada saliva sopra Ponte a Serraglio. Superavamo il Bagno Bernabò e proseguivamo ancora più in alto, verso l’antico stabilimento dei Bagni Caldi. Passavamo sotto un arco, appena usciti dall’altra parte, ci trovavamo davanti lo stabilimento Termale. Era un’immagine bellissima, quasi solenne, che ancora oggi riesco a rivedere con grande chiarezza. C’era tanta gente, arrivavano persone da ogni parte per sottoporsi ai cicli di cura. Le terme di Bagni di Lucca godevano ancora di grande prestigio per quelle acque calde, che sgorgavano naturalmente dalla montagna, erano considerate preziose per alleviare numerosi disturbi.

In quella piazza c’erano diversi alberghi e pensioni, altri si trovavano più avanti, lungo la strada. Accoglievano le tante persone arrivate a Bagni Caldi per trascorrere alcuni giorni o per completare un intero ciclo di cure. In certi periodi erano tutti pieni e diventava difficile trovare una camera libera. Questo faceva capire quanto le Terme fossero allora conosciute, frequentate e capaci di richiamare persone non soltanto dalla Valle del Serchio, ma anche da molto più lontano.

La presenza degli alberghi, delle pensioni, del personale e dei numerosi ospiti dava a tutta la zona un’atmosfera viva e importante. Lo stabilimento termale era un vero centro di cura e di soggiorno, nel quale le acque, le grotte, i fanghi e l’accoglienza alberghiera formavano insieme un mondo oggi difficile perfino da immaginare.

Mia nonna Ancilla vi si recava soprattutto perché soffriva di forti dolori alla schiena. Riponeva grande fiducia nelle acque, nei fanghi e nei trattamenti termali, sperando di ottenere almeno un po’ di sollievo. Ricordo la gentilezza delle operatrici sanitarie sempre vestite con i loro camici bianchi, si muovevano con calma, attenzione e professionalità, accompagnando le persone durante i diversi trattamenti e facendo sentire ciascuno accolto e seguito.

Tutto quell’ambiente, agli occhi di un bambino, aveva qualcosa di elegante e quasi lussuoso. Le sale ordinate, il personale in divisa bianca, le vasche, le grotte, i fanghi e i teli caldi trasmettevano la sensazione di trovarsi in un luogo importante, nel quale la cura del corpo si accompagnava al rispetto e alla premura verso la persona.

Entrando nello stabilimento, sulla destra si trovavano alcune vasche, poi c’erano le grotte a vapore naturale: la Grotta Grande e la più piccola Grotta Paolina, che noi chiamavamo semplicemente “la Grottina”. La Grottina mi affascinava in modo particolare, era piccola, raccolta e quasi misteriosa. Si raccontava che in passato fosse stata frequentata anche da Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. C’erano il calore, il vapore e quell’aria particolare che sembrava avvolgere ogni cosa. La Grotta Grande era invece più ampia, lo la ricordo rivestita di mattonelle bianche. Anche lì si provava una sensazione difficile da spiegare: un misto di curiosità, meraviglia e quasi di soggezione.

Ma l’immagine che più di tutte è rimasta dentro di me è quella di mia nonna Ancilla durante la fangoterapia. La rivedo ancora in quella stanza, con il corpo ricoperto dai fanghi che, secondo quanto veniva raccontato, erano preparati con materiali raccolti nelle vicinanze. Per me bambino era una scena insolita e sorprendente. Quell’ambiente trasmetteva pace e serenità. dopo il calore intenso del fango arrivava il momento del rilassamento, durante il quale il corpo sembrava recuperare lentamente le proprie forze.

Ricordo in particolare anche una giornata. Mia nonna conosceva alcuni operatori persone del personale e, proprio grazie a quella familiarità, mi permisero di visitare tutto lo stabilimento. Fu una scoperta straordinaria: mi accompagnarono nei vari ambienti,ricordo l’acqua calda che sgorgava naturalmente da alcune fontane, il vapore che si alzava e quel calore particolare che si diffondeva in ogni stanza. Vidi le persone che facevano le inalazioni, sedute davanti agli appositi apparecchi per respirare i vapori delle acque termali. C’erano poi le vasche, i fanghi, le grotte e tutti i diversi passaggi attraverso i quali quell’acqua preziosa veniva utilizzata per alleviare dolori e disturbi. Le operatrici mi spiegavano con gentilezza ciò che stavo osservando. Io ascoltavo affascinato, cercando di comprendere il funzionamento di quel mondo che ai miei occhi appariva quasi misterioso.

Quelle terme rappresentavano una ricchezza non soltanto per Bagni di Lucca, ma per tutta la Valle del Serchio. Ripensando oggi ai Bagni Caldi, il confronto con la situazione attuale provoca in me una profonda tristezza: molti di quegli ambienti hanno perduto la vitalità e lo splendore che io ricordo. Dove un tempo c’erano le operatrici con i loro camici bianchi, le persone in attesa delle cure, il rumore dell’acqua e il vapore delle grotte, oggi prevalgono troppo spesso il silenzio, la chiusura e i segni del tempo. Ciò che è venuto meno non è il valore della natura, ma la capacità degli uomini di custodire, valorizzare e tramandare un patrimonio straordinario. Recuperare pienamente i Bagni Caldi non significherebbe soltanto restaurare muri, vasche e grotte. Significherebbe restituire a Bagni di Lucca una parte fondamentale della propria storia, della propria identità e anche del proprio futuro.

Questo mio ricordo, non nasce dalla volontà di criticare qualcuno o di attribuire responsabilità, nasce soltanto dal desiderio di testimoniare ciò che erano i Bagni Caldi negli anni Sessanta e di conservarne la memoria. Vorrei soprattutto che i giovani, leggendo queste parole, potessero immaginare quello stabilimento termale com’era allora: pieno di persone, di personale, di alberghi affollati, di cure, di voci e di speranza. Un luogo importante per Bagni di Lucca e per tutta la Valle del Serchio. Il confronto con il presente non vuole essere un’accusa, ma un invito a conoscere il passato. Perché soltanto conoscendo ciò che un luogo è stato si può comprendere davvero il valore che ha avuto per tante persone e per un intero territorio.

Questo documento vuole quindi essere prima di tutto una testimonianza affidata alle nuove generazioni, affinché la storia dei Bagni Caldi non venga dimenticata. Sono ricordi indelebili, appartengono alla mia vita, ma anche alla storia più bella delle terme di Bagni di Lucca: una storia che merita di essere ricordata, conosciuta e trasmessa. Ricordare quello che erano i Bagni Caldi significa comprendere ancora meglio il loro valore. Ed è proprio per questo che ho voluto mettere per iscritto queste immagini della mia infanzia: non per criticare, ma per lasciare una testimonianza di ciò che quel luogo rappresentava e perché anche i giovani possano, almeno attraverso queste parole, riuscire a vederlo com’era.

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