Le montagne della Garfagnana e delle Apuane custodiscono storie antiche, ma a volte sanno regalarne di nuove. È il caso di Lucky, un cucciolo di pastore apuano di circa otto mesi che, dopo essere scappato da casa nel comune di Vagli Sotto, ha percorso una lunga odissea di 30,8 chilometri lungo la storica via Vandelli fino a raggiungere Massa, semplicemente decidendo di seguire un viandante incontrato lungo il percorso.
Il proprietario lo cercava disperatamente già dal giorno precedente ma il giovane animale, felice della compagnia trovata e dell’avventura, proseguiva il suo cammino. Purtroppo, il viaggiatore ha scelto la strada dell’indifferenza; non ha avvisato nessuno, non ha fatto alcuna segnalazione e ha continuato il tragitto fino a Massa, dimenticandosi che un piccolo gesto di attenzione avrebbe evitato ore di pena. Il tutto mentre il tempo era tremendo, considerato che proprio ieri la Versilia è stata colpita duramente dal maltempo con nubifragi e tempeste di fulmini che rendevano la situazione ancora più critica.
La vera svolta, fortunatamente, è arrivata grazie al profondo senso civico di un cittadino residente a Resceto, Aldo Baldini. Dopo aver ascoltato per caso la storia raccontata da quel viandante, il signor Baldini non è rimasto a guardare; ha capito che dietro a quel racconto c’era un’emergenza e si è attivato in prima persona. Nella ricerca su internet di una struttura ricettiva, ha trovato e contattato il bar ristorante Good Evening di Vagli Sotto. Da quel momento si è mossa una macchina straordinaria fatta di post, condivisioni, segnalazioni ai carabinieri, la mobilitazione di un’intera comunità e il tentativo ultimo, il tutto per tutto, con il canile di Massa.
Nel frattempo il padrone, che lo stava cercando già dal giorno precedente, pur nella delusione ha scoperto almeno la migliore delle notizie: il cane è ancora vivo. Ma restava la domanda cruciale; dove era finito? Grazie a tutte le segnalazioni e, la più importante di tutte, quella della struttura, la ricerca ha portato i suoi frutti. Avendo di fronte un esemplare non ancora microchippato, l’identificazione era impossibile se non grazie alle foto trasmesse. Le immagini scattate dal signor Baldini sono state infatti segnalate alla struttura, e così l’ente, avvertito dall’avviso e proprio grazie a quegli scatti, è riuscito a riconoscere il cane. Chiudendo una con lito fine, non scontato, la storia di una famiglia e del loro migliore amico.
Questa vicenda ricorda una verità fondamentale: non basta definirsi comunità, bisogna fare comunità. Avere senso civico, compiere una segnalazione e non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno d’aiuto sono gesti che fanno la differenza tra lo sconforto e la gioia. Senza quell’attenzione iniziale, che a qualcuno poteva sembrare banale, la rete di solidarietà non si sarebbe mossa e oggi il cane non avrebbe potuto riabbracciare la sua famiglia. Collaborare, aiutarsi e prendersi cura gli uni degli altri è l’unico modo per costruire un futuro coeso, migliore e veramente umano.



