Certe storie, quando le incontri per strada, non puoi lasciarle passare senza cercare di capire cosa c’è dietro. È anche la linea che il direttore de La Gazzetta del Serchio, Andrea Cosimini, ci ha sempre invitato a seguire: quando una storia incuriosisce e merita di essere raccontata, non bisogna fermarsi alla prima impressione, ma seguirne il filo e cercare di arrivare fino in fondo.
È quello che mi è successo domenica, quando a Borgo a Mozzano ho visto passare quella singolare carovana: una roulotte, quattro cavalli e due giovani in viaggio. Dopo il primo articolo pubblicato su La Gazzetta (leggi qui), mi erano rimaste tante domande. Chi erano? Da dove venivano? Dove stavano andando? E soprattutto, cosa c’era dietro una scelta di vita così particolare?
Li abbiamo cercati e alla fine li abbiamo trovati. Sono Marine e Antoine. E questa volta sono loro, con le loro parole, a raccontarci il viaggio.
Marine e Antoine, da dove nasce la scelta di intraprendere questo viaggio?
“Il nostro viaggio nasce dal desiderio di vivere in maniera diversa, più semplice e più vicina alla natura, incontrando le persone lungo il cammino. Viaggiamo lentamente, seguendo il ritmo dei nostri cavalli e cercando ogni giorno ciò di cui abbiamo bisogno”.
Come si svolge concretamente la vostra vita durante il viaggio?
“Camminiamo a circa quattro chilometri all’ora. Ogni giorno dobbiamo trovare erba per i nostri cavalli e acqua. Per l’elettricità utilizziamo dei pannelli solari. Il nostro spazio di vita è molto piccolo e la roulotte è molto leggera, proprio per garantire maggiore comfort ai cavalli. Portiamo con noi soltanto il necessario, anche se quel “necessario” comprende diverse cose: gli strumenti musicali, il materiale per lavorare artigianalmente il cuoio, tutto ciò che serve per prenderci cura dei cavalli e alcuni libri”.
E come è nato il vostro spettacolo?
“Il nostro spettacolo, Le conte de la Roulotte bleue, è nato in Dordogna. Nessuno di noi due aveva precedenti esperienze nel mondo dello spettacolo, ma avevamo il desiderio di trasmettere dei messaggi, condividere qualcosa di noi e della nostra vita e creare un momento conviviale nel quale incontrare le persone. Siamo appassionati alle questioni che riguardano il rapporto tra esseri umani e non umani, alla sottigliezza della comunicazione con gli altri animali e siamo sensibili alle questioni ecologiche. Sono valori che cerchiamo di trasmettere attraverso lo spettacolo, ma anche attraverso il nostro modo di vivere, improntato alla semplicità”.
Perché avete scelto proprio l’Italia?
“Siamo venuti in Italia perché Marine aveva un nonno italiano e per lei era importante conoscere questo Paese e impararne la lingua. Inoltre alcuni amici che vivono in roulotte ce ne avevano parlato molto bene: paesaggi magnifici e un’accoglienza calorosa. E avevano ragione!”
Avete trascorso diversi mesi anche sulle montagne. Che esperienza è stata?
“Abbiamo trascorso cinque mesi tra montagne selvagge, incontrando persone favolose. Questo periodo ci ha permesso di iniziare a imparare l’italiano e di dedicarci alla traduzione del nostro spettacolo, per poterlo mettere in scena all’inizio della primavera”.
Che ricordo porterete con voi dell’Italia?
“Stiamo trascorrendo qui il nostro anno più bello di viaggio. Facciamo incontri incredibili, il viaggio procede senza particolari problemi e veniamo sempre accolti molto bene. Siamo davvero riconoscenti verso tutte le persone che ci aiutano e ci accolgono lungo il cammino”.
Il vostro viaggio, però, non è fatto soltanto di momenti belli. C’è anche la fatica?
“Sì. Anche se ci troviamo benissimo in Italia, abbiamo deciso di tornare in Francia per l’inverno. Nonostante tutte le cose belle che stiamo vivendo, siamo stanchi e ci sentiamo a volte soli e isolati nel nostro percorso. Abbiamo bisogno di sentirci maggiormente in contatto con gli altri, di impegnarci a livello locale e di creare progetti insieme”.
È quindi arrivato il momento di tornare a casa?
“Dopo un’ultima tournée di spettacoli in Toscana durante l’autunno torneremo in Francia. Ci stabiliremo vicino a Lione, città da cui proviene Antoine”.
E cosa immaginate per il vostro futuro?
“L’idea è quella di organizzare tournée di spettacoli in roulotte insieme ad altri amici e artisti, ma anche di poter accogliere nuovi giovani per dei soggiorni e di impegnarci a livello locale per pensare al mondo di domani: lottare e agire a favore della vita”.
Prima della Francia, però, c’è ancora la Toscana. E adesso state arrivando verso Lucca…
“Sì. Saremo sulle strade della Toscana ancora per circa due mesi. Ci stiamo avvicinando a Lucca e vogliamo mettere in scena il nostro spettacolo e condividere questo spazio conviviale con le persone che incontreremo. Ci piacerebbe trovare, nei dintorni di Lucca, un luogo nel quale poter organizzare lo spettacolo e incontrare il pubblico”.
Il viaggio di Marine e Antoine, dunque, continua. Lentamente, a 4 chilometri all’ora, con i cavalli, una piccola roulotte e tutto ciò che serve per vivere racchiuso in pochi metri quadrati.
Domani tornerò a trovarli. Vorrei provare a dare loro una mano anche in questa tappa del viaggio, cercando qualche contatto con una parrocchia, con il Comune di Lucca o con qualche associazione del territorio che possa aiutarli a trovare uno spazio adatto dove presentare il loro spettacolo. Non so ancora se ci riuscirò, ma vale la pena tentare.
Domenica li avevamo visti passare sulle nostre strade e ci eravamo chiesti chi fossero. Oggi conosciamo qualcosa in più della loro storia. Domani proveremo a seguirne ancora un piccolo tratto. Perché dietro quella roulotte che procede lentamente non ci sono soltanto chilometri percorsi, ma incontri, scelte, fatiche, sogni e un modo diverso di guardare il mondo.


