Per molti ragazzi italiani, per anni, Londra è stata quasi un rito di passaggio. Si partiva per imparare l’inglese, per studiare, per fare un’esperienza di lavoro. Qualcuno tornava dopo pochi mesi, qualcuno dopo qualche anno, qualcun altro finiva per restare. Bastavano una valigia, parecchio coraggio e quella sensazione, tipica dei vent’anni, che il resto si sarebbe sistemato strada facendo.
Poi è arrivata la Brexit e quella porta, se non si è proprio chiusa, è diventata certamente più difficile da attraversare. Adesso, però, qualcosa torna a muoversi.
Dal 2027 il Regno Unito rientrerà ufficialmente nel programma Erasmus+, dopo esserne rimasto fuori dal 2021. Una notizia che potrebbe sembrare materia da università e burocrazia europea, ma che in realtà racconta qualcosa di molto più semplice: la possibilità di tornare a conoscersi.
Pochi giorni fa, il 7 settembre, l’Ambasciata d’Italia a Londra ha ospitato una giornata dedicata proprio ai rapporti tra le università dei due Paesi. I legami non sono mai scomparsi: tra Italia e Regno Unito esistono già oltre cinquecento accordi interuniversitari e ora l’obiettivo è far ripartire anche le persone. In entrambe le direzioni, riaprendo anche ai giovani britannici le opportunità di studio e formazione nei Paesi europei aderenti al programma.
Il governo britannico prevede che più di centomila partecipanti possano beneficiare di Erasmus+ già nel primo anno. E non si parla soltanto di universitari: il programma comprende istruzione, formazione, apprendistato, giovani, sport e opportunità professionali.
Per chi vive da questa parte della Manica può sembrare soltanto il ritorno di un programma europeo. Per chi ha vissuto tra Italia e Inghilterra, però, significa anche altro. Fa pensare a quanti italiani sono arrivati nel Regno Unito proprio così, magari per pochi mesi, e poi hanno costruito una vita che non avevano previsto.
E allora viene spontaneo chiedersi se questa possibilità possa tornare anche per chi oggi ha vent’anni. Un ragazzo che parte da Lucca, dalla Garfagnana, da Firenze o da uno dei nostri piccoli paesi potrà nuovamente guardare verso Londra non soltanto come turista, ma come luogo nel quale trascorrere un pezzo della propria formazione?
Non sarà un ritorno immediato al passato. Le nuove opportunità del 2027 si inseriscono in un contesto profondamente mutato. Oltre a un quadro burocratico diverso da quello precedente alla Brexit, la Londra di oggi fa i conti con una crisi degli affitti che la rende molto più complessa e onerosa da affrontare “al volo” rispetto a dieci o quindici anni fa. Negli anni del blocco, inoltre, la mappa delle aspirazioni giovanili si è riorganizzata: mete come Dublino, Amsterdam, Madrid o Berlino hanno guadagnato spazio accanto alla capitale britannica.
Eppure il segnale rimane. Dopo anni nei quali abbiamo parlato soprattutto di confini, permessi e nuove distanze, tornano parole che sembravano appartenere a un’altra stagione: scambio, partenza, esperienza. Forse è proprio questa la parte più interessante.
Perché Erasmus non ha mai significato soltanto frequentare un’università all’estero. Ha significato prendere un treno senza conoscere bene la città in cui si sarebbe arrivati, dividere una casa con persone che parlavano altre lingue, salire al secondo piano di un bus rosso mentre fuori piove, sbagliare fermata, imparare a cavarsela, scoprire abitudini diverse dalle proprie.
E magari tornare a casa cambiati, portando con sé competenze e idee nuove da restituire ai propri territori. Oppure, come è successo a tanti italiani prima della Brexit, scoprire che quella che doveva essere soltanto una parentesi era diventata una nuova vita.
Dal 2027 quella porta tra Regno Unito ed Europa ricomincerà ad aprirsi. Resta da vedere quanti giovani avranno ancora voglia di attraversarla, o se le nuove generazioni preferiranno continuare a tracciare le proprie rotte altrove.
Alla prossima,
Lovely to see you!
T&R