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Redazione
ANNO XIVmartedì 20 Ottobre 2026
tea & ribollita

La doppia vita della zucca: dalla tavola toscana alle lanterne di Halloween

C’è una zucca che finisce in pentola e una che finisce sul davanzale, con due occhi storti, un sorriso sdentato e una candela accesa dentro. È la stessa famiglia, eppure sembra che viva due vite completamente diverse.

In Toscana la conosciamo soprattutto a tavola. Arriva l’autunno e la ritroviamo nelle minestre, nei risotti, nei tortelli profumati di salvia e noce moscata, in quelle ricette di casa che si tramandano senza bisogno di troppe spiegazioni. È dolce, ha un colore che mette allegria e si presta a preparazioni diverse, dal salato al dolce. Un ingrediente semplice e generoso, che appartiene alla cucina di stagione.

Eppure, basta cambiare forma per cambiare destino. La zucca che finisce in pentola è scelta per la sua polpa, il sapore e la consistenza; quella destinata a diventare una lanterna deve avere una buccia adatta, una forma riconoscibile e spazio sufficiente per accogliere una candela. Non tutte le zucche sono uguali, e non tutte nascono per lo stesso scopo.

Poi arriva ottobre, le vetrine si tingono d’arancione e la zucca cambia mestiere.

 Non si mangia più: si svuota. Si incidono gli occhi, il naso, una bocca più o meno spaventosa. Dentro si posiziona una luce e, per qualche settimana, diventa uno dei simboli più riconoscibili di Halloween.

Ma perché proprio la zucca? E soprattutto, è sempre stata lei a illuminare la notte del 31 ottobre?

La risposta ci porta lontano dall’America dei film, fino alle isole britanniche. Prima delle grandi zucche arancioni che conosciamo oggi, in Irlanda e in altre zone delle isole britanniche le lanterne si ricavavano dalle rape e da altri ortaggi a radice. Si scavava la polpa dura, si incidevano facce spaventose e si metteva una candela all’interno. In alcune tradizioni, queste luci servivano a spaventare i passanti o a tenere lontane le presenze maligne.

Attorno a queste usanze si intrecciavano i racconti popolari, come la celebre leggenda irlandese di Stingy Jack, Jack il tirchio: l’uomo che ingannò il Diavolo e che, dopo la morte, non fu accolto né in Paradiso né all’Inferno. Condannato a vagare nel buio, avrebbe ricevuto dal Diavolo un tizzone ardente per illuminare il cammino, che mise dentro una rapa scavata. Da qui il nome Jack-o’-lantern, la lanterna di Jack.

Quella dell’uomo comune che beffa il maligno è un’idea che ritroviamo anche altrove. In Toscana ne sappiamo qualcosa: basti pensare alla leggenda del Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano, nella Valle del Serchio. Secondo una delle versioni più note, fu San Giuliano a chiedere aiuto al Diavolo per costruire il ponte, promettendogli in cambio l’anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Una volta terminata l’opera, il santo lo ingannò attirando sul ponte un cane con un pezzo di focaccia. Il Diavolo aveva lavorato, ma l’anima che si aspettava gli era sfuggita.

Non è un caso che oggi, proprio ai piedi di quel ponte spettacolare sul Serchio, si celebri una delle feste di Halloween più conosciute della Toscana, tra rievocazioni, luci d’atmosfera e zucche intagliate. Una leggenda locale e una tradizione arrivata da lontano si incontrano così nello stesso luogo, unite dalla presenza del Diavolo e dal gusto antico per le storie che fanno paura.

Anche nella tradizione popolare italiana esistevano usanze legate alle zucche scavate e illuminate, soprattutto nel periodo di Ognissanti. Le forme e i significati cambiavano da luogo a luogo: in alcuni racconti le luci erano associate alle anime dei defunti, in altri servivano a spaventare chi passava per le strade buie. Per ricostruire con precisione queste consuetudini in Toscana, però, occorre distinguere le testimonianze locali documentate dalle tradizioni raccontate in forma più generica.

Con la grande emigrazione irlandese dell’Ottocento, la tradizione delle lanterne attraversò l’Atlantico. In America gli emigrati trovarono un ortaggio che si prestava molto meglio allo scopo: la zucca, grande, facile da svuotare e perfetta da incidere. La rapa lasciò gradualmente il posto alla zucca, che divenne l’immagine stessa di Halloween. E da simbolo americano, nel tempo, la lanterna tornò anche in Europa, trasformandosi in una delle decorazioni più familiari del mese di ottobre.

Resta bello pensare che uno stesso frutto della terra possa trasformarsi, nel giro di pochi giorni, da piatto di casa a maschera inquietante. Da noi ricorda il profumo di una minestra o il ripieno di un tortello; altrove — o nelle piazze che celebrano il mistero d’autunno — diventa una lanterna, un gioco per bambini, un segnale che la notte delle leggende è arrivata.

Forse è proprio questo il fascino delle tradizioni: le cose restano le stesse, ma cambiano significato a seconda dei luoghi, delle storie e delle mani che le usano. E la zucca, nel frattempo, continua a fare entrambe le cose: in cucina scalda le tavole d’autunno; fuori, con il suo sorriso intagliato, si prepara a illuminare la notte.

Alla prossima,

Lovely to see you!

T&R

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