“Il problema non è soltanto l’animale che viene ucciso. Un attacco di lupo o di ibrido provoca uno stress enorme sull’intero gregge e può compromettere il ciclo produttivo degli animali, con una riduzione della produzione di latte e problemi anche nella riproduzione. Per gli allevatori la convivenza con il lupo è diventata sempre più difficile”.
A dirlo è Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, commentando i dati sulla presenza del lupo in Toscana, secondo cui dal 2021 al 2025 sono arrivate 1.096 segnalazioni complete di geolocalizzazione, con una presenza ormai diffusa sul territorio regionale.
“Spesso si considera l’attacco del lupo semplicemente come la perdita di alcuni animali. Ma non è così. Se un gregge subisce una predazione, lo stress può avere conseguenze sull’intero ciclo produttivo: meno latte, difficoltà nella riproduzione e, in alcuni casi, un’interruzione della produzione che può protrarsi a lungo. Conosco aziende che, proprio a causa di questa situazione, hanno deciso di smettere di allevare e anche giovani che avevano scelto questo percorso e hanno dovuto rinunciare”.
Per Nucci è necessario intervenire rapidamente anche sul fronte dei risarcimenti.
“Il risarcimento non può essere limitato all’animale ucciso o predato. Bisogna considerare anche il danno che l’attacco provoca all’intero gregge e quindi all’azienda. Se gli animali, a causa dello stress, producono meno latte o interrompono la riproduzione, siamo di fronte a un danno economico reale. Servono quindi risarcimenti rapidi e adeguati che tengano conto anche dei danni indiretti”.
“Il tema – conclude Nucci – non è contrapporre agricoltura e tutela della fauna. È trovare un equilibrio che permetta di proteggere il patrimonio naturale senza lasciare soli gli allevatori. Se vogliamo continuare ad avere allevamento e produzioni di qualità nei nostri territori, dobbiamo mettere le aziende nelle condizioni di poter convivere con una presenza della fauna selvatica sempre più diffusa”.