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Redazione
ANNO XIVlunedì 28 Settembre 2026
il senso invisibile

Rocca la Meja, una bandiera dalla Garfagnana per non dimenticare

C’è una bandiera che lega la Garfagnana a una montagna lontana, in alta Valle Maira. Una bandiera che, secondo il racconto tramandato dagli alpini, avvolse la bara di uno dei giovani garfagnini morti sotto la valanga di Rocca la Meja e che, molti anni dopo, un suo nipote portò nuovamente lassù, stendendola sulla grande roccia scelta come luogo della memoria.

La tragedia avvenne il 30 gennaio 1937. Il 1° plotone della 18ª Compagnia del Battaglione Dronero, 2° Reggimento Alpini, era impegnato in un’esercitazione invernale in alta Valle Maira, nel Cuneese. Dopo giorni di intense nevicate, gli uomini ripresero la marcia verso l’altopiano della Gardetta. Alle pendici di Rocca la Meja una valanga travolse il reparto. Ventitré alpini persero la vita e cinque riuscirono a salvarsi. Alcuni corpi furono recuperati soltanto mesi dopo, con il disgelo. Tra quei ventitré ragazzi c’era un pezzo importante di Garfagnana.

Le fonti del Comune di Canosio riportano otto nomi provenienti dal territorio lucchese e garfagnino: Mario Piacentini di Gallicano, Aldo Peironi di Castiglione di Garfagnana, Santino Grassi di San Romano, Pietro Ottolini di Albiano, Emilio Ferrarini e Matteo Guazzelli di Piazza al Serchio, Antonio Linari e Francesco Pioli di Castelnuovo di Garfagnana. Avevano quasi tutti appena ventuno o ventidue anni. Non fu dunque casuale il legame tra la Garfagnana e il Battaglione Dronero.

Quei giovani svolgevano lì il servizio di leva e la loro morte ha lasciato una traccia così profonda da diventare, negli anni, uno dei legami alla base dell’amicizia tra Castelnuovo di Garfagnana e Dronero. Sul luogo della tragedia, dal 1990, una lapide ricorda i ventitré caduti. Davanti alla roccia è stato realizzato anche un altare in pietra.

Ogni anno, il 16 agosto, gli alpini salgono fin lassù per la commemorazione. La data non coincide con quella della tragedia per una ragione molto concreta: in pieno inverno raggiungere quel luogo sarebbe estremamente difficile e pericoloso. Ed è qui che la grande storia torna a farsi racconto familiare.

In una delle commemorazioni, il nipote di uno degli alpini garfagnini caduti portò con sé una vecchia bandiera. Era, secondo la testimonianza raccolta, la stessa che aveva avvolto la bara dello zio nel 1937. Arrivato alla roccia della Meja, la distese sulla pietra. Un gesto semplice, ma capace di attraversare le generazioni. Quella bandiera riportava simbolicamente un giovane alpino della Garfagnana nel luogo in cui aveva perduto la vita. E riportava, allo stesso tempo, la Garfagnana davanti a quella montagna.

A quasi novant’anni dalla tragedia, Rocca la Meja conserva così non soltanto i nomi incisi sulla lapide, ma una storia fatta di ragazzi poco più che ventenni, famiglie, paesi e memoria tramandata. Una bandiera partita dalla Garfagnana, tornata sulla roccia molti anni dopo, perché quei ventitré ragazzi continuassero ad essere ricordati.

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