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Redazione
ANNO XIVvenerdì 2 Ottobre 2026
coreglia antelminelli

Gualtiero Molinari e le auto: da Coreglia una storia di passione e tradizione

Gualtiero Molinari, un personaggio unico, che unisce la passione per le antiche tradizioni locali, il fascino per il passato di Coreglia ed i ricordi indelebili di personaggi e avvenimenti legati alla sua famiglia e all’antico borgo. Passioni ed interessi che si scoprono sfogliando le pagine del libro: “Gualtiero racconta”, in cui sono narrati episodi della sua vita di adolescente e di adulto.

Nel primo capitolo della raccolta dei suoi ricordi, la passione per le auto lo porta a narrare l’avventura vissuta dal nonno Ciro e dall’amico Tulio a bordo del 18BL, di ritorno da Lucca, dove di solito si recavano per vendere i prodotti tipici della montagna coreglina: il carbone, la farina di neccio e le caratteristiche sedie impagliate.

Prima di introdurre l’accaduto però, si sofferma a descrivere con minuzia quel veicolo: “…era un camion utilizzato come ambulanza nella guerra del 15-18 che andava a benzina, ma non avendo grandi risorse elettriche, per accendere i fari era necessario utilizzare del carburo ed esisteva un beccuccio, attraverso il quale, con un fiammifero, gli si dava fuoco”.

Riprende poi a narrare come, al ritorno verso Coreglia, per mancanza di carburo, i fari si fossero spenti nel tratto di strada tra Borgo a Mozzano a Pian della Rocca e come lungo la strada alcuni contadini  avessero dato loro dei mannelli di paglia (fascetti) da accendere per illuminare il percorso. Ciro decise di rimanere al volante, mentre Tulio seduto sul parafango anteriore faceva luce.

L’avventura si concluse al ponte di Calavorno quando l’auto finì in un mucchio di ghiaia ed i due furono costretti a fermarsi e a passare la notte proprio in quel luogo, rientrando a Coreglia il giorno dopo.

Nel racconto “Gualtiero e le auto del nonno” la mitica Balilla a quattro marce e quattro sportelli, che il nonno Ciro possedeva nel 1937, diventa la protagonista della storia. L’auto aveva i vetri posteriori di celluloide giallo chiara e la capote di tela cerata e Gualtiero rivive, come in un sogno, il gesto della sua piccola mano che va a pigiare il bottone nero sullo sportello vicino al posto di guida e risente quel suono gracchiante provocato dalla pressione del suo ditino. Sarà il nonno, in seguito, a spiegargli che quello era un clacson ausiliario, che permetteva al guidatore di azionarlo con una semplice pressione del gomito, senza lasciare il volante.

A dieci anni Gualtiero era già in grado di guidare la Balilla ed il nonno gli permetteva di parcheggiarla all’interno del loro garage in Via San Rocco. Era stato proprio il nonno ad insegnare al nipote a guidare. Ogni volta che dal Piano risaliva verso Coreglia, nonostante la paura e le proteste della madre, si metteva il bambino sulle ginocchia e gli faceva tenere il volante, insegnandoli come affrontare le curve dei tornanti.

Durante il periodo bellico, per evitare che i Tedeschi gli requisissero l’auto, pensò di togliere il motore e nasconderlo, murandolo nella parete della cantina, per poi rimetterlo al suo posto dopo la fine della guerra e toccò proprio al Magri controllare ed aggiustare i freni e al nipote metterla in garage, ma l’auto, guidata dal ragazzino deviò bruscamente sulla destra, rischiando di finire contro un albero. Spaventatissimo Gualtiero riuscì a rimettere l’auto in carreggiata e tornò dal nonno, raccontandogli l’accaduto.

Sfortunatamente per nonno Ciro, la nonna Ersilia era presente e se la prese col marito che aveva permesso ad un bambino di guidare e di mettere a repentaglio sia la vita del nipote che quella di altre persone.

In uno degli ultimi episodi, “Gualtiero e il lavoro in bottega”, è sempre l’auto la protagonista: una Fiat 600 usata dal giovane per fare le consegne a domicilio.

Tutto ebbe inizio con il rimprovero severo di Ermens nei confronti del figlio che doveva cambiare atteggiamento ed impegnarsi con più serietà nei suoi studi universitari, altrimenti la bottega di famiglia sarebbe diventata il suo posto di lavoro. Ma Gualtiero sembrò non dargli  ascolto e non modificò minimamente il suo comportamento. Allora Ermens, da un giorno all’altro, senza dire nulla al figlio, gli intestò la bottega e Gualtiero si trovò così costretto a lavorare dietro il banco e a fare le consegne a domicilio nelle frazioni più sperdute della zona.

Un giorno, dovendo consegnare alcuni quintali di farinaccio per il bestiame, caricò l’auto, una Fiat 600, e per far posto tolse anche il sedile anteriore vicino al guidatore e partì verso Piastroso. Giunse al punto più ripido della salita e per paura che il motore si spengesse, dette gas e percorse quel tratto di strada a velocità eccessiva, tanto che ad una curva l’auto sembrò decollare per poi   riatterrare sul ciglio di un dirupo.

Gualtiero capì subito il pericolo, l’auto con lui dentro sarebbe precipitata e fu allora che nella sua mente passò come un flash la sua vita vissuta. Ripensò agli anni della scuola: le elementari, le medie, il liceo scientifico e dopo la maturità, l’Università con la facoltà di Medicina. Erano stati anni di duri sacrifici per lui e per i suoi e all’improvviso provò un profondo rimorso ed il desiderio di dedicarsi con più impegno allo studio e di laurearsi. Ma quei pensieri durarono un attimo e subito dopo Gualtiero tremante, lentamente riuscì ad abbandonare l’auto e a mettersi in salvo. L’unico danno lo subì il fondo della 600 che si deformò, sollevandosi così tanto, che Gualtiero fu costretto a  guidare fino a casa, tenendo le gambe piegate.

In quest’ultimo episodio si descrive l’auto in moto che, per l’imperizia del guidatore e per l’eccessiva velocità sbanda, si solleva da terra e riatterra sul ciglio di un dirupo con le ruote laterali che continuano a girare nel vuoto. La vera protagonista della storia, questa volta è la Fiat 600, perchè è proprio grazie a lei ed alla paura provata da Gualtiero su quella strada ripidissima, se in seguito, con maggiore impegno e determinazione riuscì a laurearsi in Medicina e a diventare un medico.

Le auto disegnate sono opera di Elena Lello

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