In questo esatto momento storico stiamo assistendo sempre di più ad un cambiamento profondo nel modo di informarci e di raccontare ciò che accade nel mondo. Le notizie viaggiano alla velocità dei social, l’intelligenza artificiale entra sempre più nei processi di informazione e chiunque può trasformarsi in produttore di contenuti. In tutto questo rumore, c’è qualcosa che continua a fare la differenza: esserci, verificare, fare domande e assumersi la responsabilità di ciò che si racconta. È stato soprattutto questo il filo conduttore della cerimonia del Premio giornalistico Arrigo Benedetti – Città di Barga, andato quest’anno a Lucia Goracci e Lorenzo Tondo.
La quindicesima edizione del premio si è svolta sabato 3 ottobre alle ore 11 al Teatro dei Differenti di Barga, alla presenza anche degli studenti dell’Isi di Barga. Il riconoscimento, dedicato al giornalista lucchese fondatore de L’Europeo e de L’Espresso, è organizzato dal comune di Barga in collaborazione con la provincia di Lucca e con il patrocinio del Circolo della stampa di Lucca.
Sul palco la sindaca Caterina Campani, Patrizio Andreuccetti, consigliere presente in rappresentanza della provincia di Lucca, Arrigo Benedetti, nipote dello storico giornalista, e Andrea Giannasi, curatore del premio.
Proprio Giannasi ha aperto la mattinata ripercorrendo la figura e l’eredità professionale di Arrigo Benedetti: dalle esperienze con Leo Longanesi alla fondazione di due giornali destinati a segnare profondamente il giornalismo italiano, L’Europeo e L’Espresso. Un giornalismo che seppe innovare anche nel linguaggio, dando grande spazio alla fotografia e soprattutto all’inchiesta.
Giannasi ha ricordato, tra gli esempi, il lavoro condotto da L’Espresso alla fine degli anni cinquanta sulla sofisticazione dell’olio, con una serie di inchieste che interessarono anche Lucca e che provocarono un ampio dibattito pubblico e politico. Un modo di fare informazione che non si fermava alla superficie della notizia, ma cercava documenti, responsabilità e conseguenze.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stata la sindaca Caterina Campani, che ha definito quello intitolato ad Arrigo Benedetti “un premio di grande prestigio e valore culturale”, rivolgendo poi un caloroso benvenuto ai due vincitori e sottolineando il valore del loro lavoro nel raccontare “un mondo complicato”, segnato in particolare dai conflitti.
Anche Patrizio Andreuccetti ha posto l’accento sul significato del giornalismo, soprattutto davanti ai giovani presenti in sala: sapere le cose, conoscerle in tempo e conoscerle bene. Una riflessione che ha toccato inevitabilmente anche l’intelligenza artificiale e il rischio di utilizzare le nuove tecnologie per abbreviare eccessivamente i percorsi.
Di fronte all’Ai, ha osservato, diventa ancora più importante preservare ciò che appartiene all’essere umano: fantasia, creatività, scrittura, approfondimento e capacità di stare fisicamente dentro la notizia, soprattutto quando questa arriva da contesti complessi come quelli di guerra.
Ed è proprio il giornalismo sul campo ad accomunare i due premiati.
Lucia Goracci, giornalista e inviata speciale Rai, ha raccontato nel corso della sua carriera alcune delle principali aree di crisi internazionali, dal Medio Oriente all’Iraq, dalla Siria all’Afghanistan. Lorenzo Tondo, corrispondente internazionale del The Guardian, ha seguito negli ultimi anni guerre, crisi umanitarie, il conflitto in Ucraina, il Medio Oriente e le rotte migratorie nel Mediterraneo. La stessa organizzazione del premio sottolinea per entrambi il lavoro svolto sul campo nei principali scenari internazionali.
Goracci è partita da una riflessione sul mestiere stesso del giornalista, che oggi può talvolta apparire quasi superfluo in un mondo nel quale gli eventi sembrano raccontarsi da soli”. “Dobbiamo andare in direzione ostinata e contraria, in virtù dei fatti”, ha sottolineato.
Il racconto di una guerra, ha spiegato, richiede prima di tutto la consapevolezza di trovarsi sempre davanti a una realtà parziale. “In guerra non c’è una linea del fronte dalla quale puoi vedere tutto il conflitto: sei sempre in mezzo”, ha osservato, richiamando quindi la necessità dell’onestà intellettuale.
Ha ricordato, tra le esperienze, quella vissuta con i curdi di Kobane: una popolazione verso la quale aveva maturato un profondo sentimento di vicinanza, senza che questo potesse però trasformarsi nella rinuncia al dovere di raccontare anche le atrocità e le contraddizioni osservate.
“Non siamo attivisti, siamo giornalisti – ha ribadito Goracci -, siamo fallibili”, ma il mestiere deve essere esercitato mai con indifferenza e sempre con onestà.
Un compito che diventa ancora più difficile quando interi conflitti vengono resi inaccessibili agli occhi dei cronisti. Il riferimento inevitabile è stato a Gaza, dove l’accesso dei giornalisti stranieri è stato fortemente limitato durante la guerra, questione sulla quale si è soffermato anche Tondo.
Per Goracci il valore del giornalismo rimane intimamente legato anche alla democrazia: “Noi giornalisti siamo un pezzo di democrazia – ha affermato -. Incarniamo il diritto di fare domande e il diritto dei cittadini ad avere risposte”.
Parole raccolte e sviluppate anche da Lorenzo Tondo, che ha iniziato ringraziando per l’onore di condividere il Premio Benedetti proprio con Lucia Goracci.
La sua riflessione si è concentrata sulla trasformazione dell’informazione e sull’aumento di figure che, soprattutto attraverso il web e i social, provano oggi a sostituirsi al lavoro del giornalista.
Per spiegare cosa continui a fare la differenza, Tondo ha scelto un’immagine molto concreta: portare il proprio corpo davanti alla notizia.
Ha ricordato un episodio vissuto a Gerusalemme, dove incontrò la stessa Goracci sul luogo di una tragedia poco dopo che era avvenuta. Essere presenti significa poter osservare, fare domande, confrontare versioni e verificare ciò che viene raccontato.
“Quando qualcuno ti dice che fuori piove e qualcun altro ti dice che c’è il sole – ha spiegato -, il tuo mestiere è aprire quella dannata finestra”.
Una frase che racchiude forse uno dei concetti centrali dell’intera mattinata: il giornalista non può limitarsi a mettere accanto due versioni dei fatti e lasciare che il lettore scelga quale preferire. Deve verificare.
E davanti alle fake news, secondo Tondo, neppure il semplice racconto cronachistico è più sufficiente. Quando necessario, la notizia deve diventare approfondimento e inchiesta, proprio per verificare e smentire ciò che non corrisponde ai fatti.
Ma quella “finestra”, ha ricordato, non sempre può essere aperta. Il caso più drammatico è ancora quello di Gaza, dove ai giornalisti stranieri è stato impedito di entrare liberamente. Una situazione che Tondo ha indicato come un grave precedente per il diritto all’informazione.
Da qui la scelta di dedicare il Premio Arrigo Benedetti ai giornalisti palestinesi, molti dei quali hanno perso la vita mentre documentavano il conflitto.
Nel corso dell’intervento Tondo ha inoltre richiamato il lavoro svolto dal The Guardian anche attraverso il linguaggio documentaristico, citando Naza, sottolineando l’importanza che una testata giornalistica continui a investire in forme di racconto capaci di andare oltre la cronaca quotidiana.
La cerimonia si è quindi conclusa con la consegna dei riconoscimenti da parte della sindaca Caterina Campani a Lucia Goracci e Lorenzo Tondo.
Due giornalisti diversi per percorso e mezzo di comunicazione, ma accomunati da un’idea di fondo emersa con forza al Teatro dei Differenti: la tecnologia può cambiare, gli strumenti possono moltiplicarsi e persino il modo in cui consumiamo le notizie può trasformarsi radicalmente. Ma restano indispensabili qualcuno che scelga di andare a vedere, fare domande e raccontare ciò che ha verificato.
Ed è proprio davanti agli studenti presenti in sala che l’eredità di Arrigo Benedetti ha trovato ancora una volta il suo significato più attuale: non vale accontentarsi di ciò che viene detto, è necessario trovare il coraggio e la responsabilità di aprire quella finestra e guardare cosa c’è davvero dall’altra parte.
Foto di Giulia Rapaioli
Servizio video di Giulia Rapaioli e Elisa Togneri









