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Redazione
ANNO XIVmercoledì 7 Ottobre 2026
fornaci di barga

“Sulle orme di San Francesco”: a Fornaci una serata di musica e riflessione negli 800 anni del transito

Alcune figure particolarissime, anche a distanza di secoli, continuano a parlare al presente. San Francesco è certamente una di queste: un uomo capace di attraversare il proprio tempo con una scelta radicale, diventando un riferimento non soltanto per i credenti, ma per generazioni diverse.

È stata dedicata proprio a San Francesco la serata di ieri, nella chiesa del Cristo Redentore di Fornaci di Barga, dal titolo “Sulle orme di San Francesco. Nell’VIII centenario del Transito”, organizzata in occasione degli 800 anni dalla morte del santo, ricorrenza che si celebra quest’anno, e a poche ore dalla festa del patrono d’Italia, celebrata il 4 ottobre.

Ad aprire l’incontro è stato don Giovanni, che ha spiegato come l’iniziativa sia nata con l’obiettivo di riportare l’attenzione sulla figura di San Francesco attraverso letture, musica e momenti di meditazione. “San Francesco è il santo di tutti – ha ricordato -. Vogliamo però prendere San Francesco così com’era, secondo la nostra fede. San Francesco ha fatto una sola scoperta: che tutti abbiamo un Padre che ci ama”.

La serata ha alternato le letture tratte dalle fonti francescane ai canti eseguiti dai cori coinvolti nell’iniziativa: Mamme e chitarre, il Coro San Giorgio – unito per l’occasione ai cori di Loppia e Fornaci e impegnato anche nell’animazione delle messe del carcere – e il Coro di Corsena di Bagni di Lucca.

A guidare il pubblico nella conoscenza della vita del santo è stato don Giuseppe Bernacchioni, parroco collaboratore a Borgo a Mozzano e già professore di Storia della chiesa di don Giovanni a Camaiore.

Il racconto è partito dalla giovinezza di Francesco, quando ancora era semplicemente Giovanni, figlio di Pietro di Bernardone, immerso in una vita fatta di divertimenti, denaro e ambizioni, prima della radicale trasformazione che lo avrebbe portato a scegliere il Vangelo e la povertà. Don Giuseppe ha ripercorso alcuni degli episodi più significativi della sua vita: dall’incontro con i lebbrosi alla rinuncia ai beni paterni, fino alla scelta di vivere il Vangelo e alla nascita dell’ordine francescano. Un cammino nel quale Francesco incontrò anche figure fondamentali della chiesa del tempo, come papa Innocenzo III e il cardinale Ugolino, futuro papa Gregorio IX.

Particolarmente significativo il racconto del rapporto con il vescovo Guido di Assisi. Quando il padre cercò di denunciarlo per la perdita dei beni, Francesco arrivò a spogliarsi pubblicamente di tutto ciò che possedeva. Il vescovo lo coprì con il proprio mantello, in un gesto che, secondo l’interpretazione proposta durante la serata, rappresentava anche l’accoglienza di Francesco sotto la protezione della chiesa.

La narrazione ha poi toccato la nascita delle Clarisse, con Chiara che, seguendo l’esempio di Francesco, scelse di dedicarsi alla vita evangelica, e gli ultimi anni del santo, segnati dalla cecità, dalle stigmate e dalle sofferenze fisiche. “Francesco è morto cieco – ha ricordato don Giuseppe -. Ha continuato a tentare tutto quando ormai non vedeva più. Ha vissuto una grande sofferenza, insieme alle stigmate e alle penitenze che si imponeva, arrivando persino a chiedere scusa al proprio corpo chiamandolo ‘frate asino’”.

Al centro della riflessione anche il rapporto profondissimo di Francesco con l’Eucaristia, elemento che don Giuseppe ha sottolineato come fondamentale per comprendere la sua fede: “Francesco è un santo cristiano cattolico. È il santo di tutti, ma è anche una gloria della nostra Chiesa cattolica”.

Tra una lettura e l’altra, la musica ha accompagnato il percorso: da “Francesco va” eseguita da Mamme e Chitarre a “Dolce sentire” del Coro di Corsena, fino all’Ave Maria del Coro San Giorgio.

Don Giovanni ha poi introdotto il Cantico delle creature, ricordando come Francesco abbia composto il celebre Laudato si’ in condizioni di grande difficoltà e sofferenza, durante un periodo trascorso in uno scantinato a Santa Chiara.

A chiudere la serata è stato proprio il “Laudato sii, o mi’ Signore”, cantato insieme da cori e pubblico, trasformando la chiesa del Cristo Redentore in un unico coro.

Una serata che ha scelto di raccontare San Francesco non soltanto attraverso la storia, ma attraverso le parole, la musica e la spiritualità. Un modo per riscoprire, nell’ottavo centenario del suo Transito, una figura che continua a muovere i cuori di credenti e non.

Foto di Giulia Rapaioli

Servizio video di Giulia Rapaioli e Elisa Togneri

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