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Redazione
ANNO XIVmartedì 20 Ottobre 2026
intervista

Nasce il manifesto etico della scrittura con IA. Julita: “Non possiamo delegare il pensiero”

Quando le dita sfiorano la tastiera per accogliere l’intelligenza artificiale, ci si trova spesso sospesi tra il fascino di una tecnologia potentissima e il dubbio legittimo su quale sia il confine tra l’autore e la macchina. Non si tratta di schierarsi a favore o contro l’innovazione, quanto di abitare una zona di consapevolezza dove il progresso tecnologico incontra la responsabilità intellettuale.

Da questo dilemma condiviso nasce il Manifesto etico della scrittura con intelligenza artificiale, un punto di riferimento valoriale pensato per riflettere sul futuro delle parole.

L’esigenza di dare vita a questo progetto è germogliata dal dialogo appassionato tra Fulvio Julita e l’editor Alessandra Perotti, i quali hanno avvertito la necessità di colmare un vuoto nel dibattito. Da questa urgenza etica si è costituito un gruppo eterogeneo di 11 professionisti — tra giornalisti, docenti, giuristi, editor e writer coach —, scelti non per competenze algoritmiche, ma per la sensibilità con cui custodiscono e valorizzano la lingua ogni giorno. Questo comitato ha lavorato a lungo tramite incontri remoti e analisi delle trascrizioni con strumenti IA, dando vita a un testo vivo che oggi continua a espandersi. Il progetto, presentato ufficialmente in contesti nazionali come Bari e Rimini, ha già raccolto 267 firmatari sul sito manifestoetico.it, trasformandosi in una vera e propria rete di ambasciatori della scrittura consapevole.

Proprio all’interno di questo dibattito si inserisce l’incontro con Fulvio Julita, nato a seguito del convegno sull’intelligenza artificiale promosso dalla redazione de La Gazzetta del Serchio a Camporgiano (leggi qui) ed incentrato sul rapporto cruciale tra innovazione e responsabilità.

Il Manifesto – consultabile sul sito ufficiale –, poggia su 10 punti cardine concepiti come regole valoriali e non come un rigido codice prescrittivo. Il testo invita ad affrontare con maturità e consapevolezza le grandi sfide del digitale, come le allucinazioni testuali e i bias ereditati da modelli prevalentemente anglofoni, che rischiano di riprodurre pregiudizi storici o sviste linguistiche. Proprio come a scuola guida si impara a conoscere le insidie della strada per guidare in sicurezza, il noto digital storytelling strategist ci spiega quanto sia importante esercitare un fact-checking rigoroso e mantenere un costante senso critico.

Il cuore pulsante del progetto si concentra sul confine invalicabile della delega intellettuale e sul ruolo insostituibile del pensiero umano, accogliendo comunque la facoltà (dell’IA), di estendere le facoltà naturali dell’individuo. Nel dibattito sulle potenzialità della tecnologia, Fulvio Julita traccia un confine netto: “Puoi delegare la componente esecutiva, non puoi delegare la componente che richiede pensiero – sottolinea l’esperto di comunicazione –. Non possiamo delegare il pensiero”. La macchina possiede unicamente una consapevolezza statistica e probabilistica, mentre la creatività autentica segue logiche imprevedibili e profondamente umane.

Infine, l’ago della bussola si sposta su un interrogativo intimo e irrinunciabile, che ogni scrittore o giornalista è chiamato a farsi prima di pubblicare un testo: “Mi corrisponde? Questa cosa l’ho scritta io?”. L’obiettivo non è frenare l’innovazione, ma pretendere che dietro a ogni firma risieda un autore in carne ed ossa: “Io non voglio sapere se una cosa è stata scritta con l’intelligenza artificiale oppure no – ribadisce fermamente l’autore Fulvio Julita –. Io voglio sapere se ci sei tu”. Abbracciando questa consapevolezza e portando i principi del Manifesto nei luoghi di lavoro e nelle scuole, la scrittura continua a evolversi come un atto vivo, etico e profondamente umano.

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