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Redazione
ANNO XIVdomenica 20 Settembre 2026
camporgiano

Tutto esaurito al Civico di Camporgiano: etica, scuola e giornalismo al centro del convegno sull’IA

Quando si parla di intelligenza artificiale le opinioni spesso si dividono: promessa o rischio? Una cosa, però, appare ormai evidente: l’AI è entrata nel lavoro, nella formazione e nella quotidianità di tutti. Imparare a conoscerla e utilizzarla in maniera consapevole diventa quindi una delle chiavi per fare in modo che resti uno strumento al servizio dell’uomo, e non il contrario.

Grande successo ieri al Centro Civico “Giorgio Santarini” di Camporgiano – letteralmente gremito per l’occasione – per il convegno “Intelligenza artificiale: tra promessa e rischio. Formazione, informazione ed etica nella svolta generativa” ideato e promosso da La Gazzetta del Serchio e organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Toscana con il patrocinio del Comune di Camporgiano e del Circolo della Stampa di Lucca.

Un pubblico numeroso e attento – composto da istituzioni, giornalisti e tanti cittadini interessati all’argomento (quanto mai attuale) – ha assistito all’incontro, moderato dal giornalista e collaboratore de La Gazzetta del Serchio Simone Pierotti, che si è aperto con l’intervento del sindaco di Camporgiano Francesco Pifferi Guasparini, il quale non si è limitato ai saluti istituzionali di rito, ma ha portato un proprio contributo alla discussione, individuando tre parole chiave: formazione, informazione e regolamentazione.

Il primo cittadino camporgianese ha proposto anche alcune suggestioni. La prima è arrivata dal cinema, con “2001: Odissea nello spazio” e il computer Hal 9000 che, nel momento in cui viene disattivato, pronuncia “Ho paura”, quasi a suggerire l’acquisizione di un’emozione tipicamente umana. Poi il richiamo al filosofo francese Henri Bergson, premio Nobel per la letteratura nel 1927, con la riflessione secondo cui “evoluzione non significa necessariamente progresso”.

Infine, citando il professor Gazzola, il sindaco ha utilizzato l’immagine della favola dei “Tre porcellini“: la casa di mattoni richiede più fatica e più tempo, ma è quella che alla fine resiste. Una metafora per ribadire come anche davanti all’intelligenza artificiale siano necessari studio, approfondimento e formazione. L’AI, in sostanza, non deve diventare una scorciatoia, ma rimanere un mezzo nelle mani dell’uomo.

A portare il proprio saluto anche il consigliere regionale Vittorio Salotti, che ha richiamato la necessità di mettere la persona al centro del processo di sviluppo dell’intelligenza artificiale. “L’argomento non è semplice – ha osservato -. La governance non può essere soltanto regionale, perché riguarda l’Italia intera e il mondo”. Salotti ha inoltre ricordato il confronto in Regione Toscana sul tema dell’AI, spiegando di aver partecipato all’incontro anche con lo spirito di chi vuole ascoltare e riportare quanto emerso in Regione.

Si è quindi entrati nel vivo del convegno con Elio Satti Bravi, professore universitario e autore del saggio “La svolta generativa. Intelligenza artificiale e futuro critico del sapere universitario” (Phasar Edizioni, 2026) dal quale ha preso spunto l’iniziativa. Il suo intervento si è concentrato in particolare sull’utilizzo dell’AI nella scuola e nell’università: “L’intelligenza artificiale è presente nella vita degli studenti, delle famiglie e nel mondo del lavoro – ha affermato -. Al di là delle paure e delle preoccupazioni, un dato resta chiaro: l’AI esiste”.

Secondo il professor Satti Bravi, non si tratta semplicemente di inseguire una nuova tecnologia, ma di prendere atto di una trasformazione che riguarda il modo stesso in cui ci si approccia al sapere. Da qui la responsabilità della scuola: gli studenti utilizzerebbero comunque questi strumenti, così come è avvenuto con i social network, ed è quindi necessario fornire loro gli strumenti per comprenderli. “Dobbiamo insegnare agli studenti a dialogare con l’intelligenza artificiale – ha sottolineato – evidenziando la necessità di ricondurre l’innovazione all’interno di un vero progetto pedagogico. La sfida, dunque, è cambiare paradigma senza perdere di vista lo scopo dell’educazione: dobbiamo trovare il modo di avere la certezza che ciò che facciamo con questa tecnologia serva a formare l’uomo e non lo schiavo della macchina”.

A seguire il Dino Pedreschi, anch’egli professore universitario, pioniere dei Big data analytics e tra i sei vice-chair del gruppo europeo impegnato nello sviluppo del Code of practice on transparency of AI-generated content nell’ambito dell’AI act, il quale ha affrontato soprattutto i temi della trasparenza e della regolamentazione. “Distinguere un contenuto sintetico da un contenuto umano deve diventare un diritto delle persone – ha affermato –. Le regole, ha spiegato, hanno innanzitutto il compito di indicare una direzione, soprattutto davanti alle conseguenze meno evidenti dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, tra cui la possibile perdita di competenze e l’impoverimento culturale“.

La seconda parte dell’incontro ha spostato invece l’attenzione sul mondo dell’informazione.

La giornalista Anna Benedetto, presidente del Circolo della Stampa di Lucca e segretaria del Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, ha affrontato il tema della deontologia giornalistica, soffermandosi sulla responsabilità professionale, sulla verifica delle fonti e sulle questioni poste dall’utilizzo degli strumenti generativi nelle redazioni. Particolare attenzione è stata dedicata all’articolo 19 del codice deontologico dei giornalisti, relativo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e al principio secondo cui questa non può sostituire l’attività giornalistica. “La carta deontologica cammina con i giornalisti – ha ricordato Benedetto –. Due sono i principi fondamentali: trasparenza e responsabilità”.

Proprio dalla trasparenza ha preso le mosse anche l’intervento del giornalista Andrea Cosimini, direttore responsabile de La Gazzetta del Serchio. Una trasparenza che, ha sottolineato il direttore de La Gazzetta del Serchio, deve esistere sia nel rapporto tra collaboratori e redazione, sia tra la redazione e i propri lettori. Cosimini è quindi entrato nel concreto del lavoro quotidiano, illustrando alcuni degli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati all’interno della redazione per velocizzare determinate operazioni: dalla ricerca e interpretazione dei dati alla trascrizione, fino alla realizzazione dei sottotitoli per i video. Strumenti di supporto, dunque, inseriti all’interno di un metodo di lavoro nel quale restano centrali il controllo, la verifica e la responsabilità del giornalista.

A chiudere gli interventi è stato il giovane Danilo Iavazzo, neolaureato in Scienze umanistiche per la comunicazione all’Università di Firenze, che ha presentato in anteprima la propria tesi dal titolo “Giornalismo automatizzato e credibilità dell’informazione: analisi dell’impatto dei nuovi strumenti AI e studio dei cambiamenti professionali nelle redazioni”. La ricerca comprende anche un’indagine sul campo all’interno delle redazioni locali, attraverso le testimonianze di quattro giornalisti, tra cui Anna Benedetto e Andrea Cosimini. Dal lavoro emerge un quadro distante da alcune rappresentazioni futuristiche dell’intelligenza artificiale: nelle routine delle redazioni italiane prevale infatti un approccio molto più pragmatico e prudente. L’AI, ha spiegato il dottor Iavazzo illustrando le conclusioni della ricerca, non viene percepita come un “collega pensante”, quanto piuttosto come una sorta di bibliotecario o correttore di bozze, utile per consultare archivi, effettuare sbobinature, organizzare informazioni o fornire suggerimenti multimediali.

Il successo dell’iniziativa ha fatto nascere, da parte dell’amministrazione comunale e degli organizzatori, l’idea di trasformare il convegno in un appuntamento fisso annuale, sempre al Centro Civico di Camporgiano, e rappresentare una sorta di aggiornamento costante di un’evoluzione – quella dell’intelligenza artificiale – che si sviluppa velocemente nel tempo. Etica e regolamentazione potrebbero rimanere i punti fermi, ma i settori da approfondire potrebbero, di anno in anno, mutare: dalla sanità alla pubblica amministrazione, dalla politica allo sport, dall’arte al sociale, dal lavoro alla ricerca scientifica.

Si parla di una tecnologia che cambia con una velocità difficile da inseguire. Probabilmente la risposta non è fermarsi né affidarsi ad essa senza domande, bensì continuare a conoscere e discutere, mantenendo al centro quella responsabilità umana che nessun algoritmo può assumere al nostro posto.

Foto di Roberto Pardini

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