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Redazione
ANNO XIVdomenica 25 Ottobre 2026
coreglia antelminelli

Applausi per “L’Adunata” di Salvatore Liggeri: otto storie di umanità a Ghivizzano

Uno spettacolo vero, intenso, variegato, con al centro un unico tema, il viaggio, inteso sia come movimento fisico che come modo di essere, di vivere, di sentire.

È andato in scena ieri sera, nell’Auditorium della Sala Parrocchiale di Ghivizzano, “L’Adunata – Monologhi tra Terra e Spirito” nato da un’idea dello scrittore Salvatore Liggeri e diretto da Fabrizio Baroni (regia audio, luci e video) assistito dal tecnico Luca Bresciani. Una platea di oltre 100 persone ha applaudito il coro di testimonianze che ha visto alternarsi sotto i riflettori Guido Giacomo Gattai, filosofo e saggista, Giacomo Giustizieri, attore e insegnante, Mario Mari, scrittore e viaggiatore, Giuseppe Berni, uomo di montagna e memoria storica delle Apuane, Cassandra Da Granaiola, attrice e artista, Marcella Bertoli Barsotti, artista visiva e decoratrice, Sara Conte, operatrice olistica e performer, e, ovviamente lui, Salvatore Liggeri, scrittore e monologhista.

“L’unità si chiama adunata – aveva dichiarato Liggeri alla nostra collaboratrice Matilde Gambogi prima della rappresentazione -. E’ un gioco di parole. Non vuole certo essere un’adunata militare, ma tutto il contrario. Sarà un’adunata di anime libere che credono ancora che ci sia del bello in questo mondo e che valga la pena di lottare. Ma in senso buono, artistico, poetico…” Parole molto significative, per raccontare un allestimento multimediale fatto di viaggi, sogni e realtà.

A presentare la serata è stato chiamato Andrea Cosimini, direttore de La Gazzetta del Serchio, mediapartner dell’evento. Sua la bellissima introduzione sul senso letterale e metaforico del cammino; poi il giornalista ha chiamato sul palco i primi ospiti: Roberta Nerici, presidente dell’associazione “Sentieri Ritrovati” di Crasciana (Bagni di Lucca) che si occupa di pulire, mantenere e riqualificare i sentieri dell’anello verde della Val di Lima; Verena Argentieri, dell’azienda “Be Flowers” di Spianate, realtà florovivaistica altopascese; e infine Giulia di Cremeria Opera, che ha curato anche una piccola degustazione di panettoni artigianali all’ingresso della sala.

Alcuni dei protagonisti della serata, come Giacomo Giustizieri e Cassandra Da Granaiola, erano già presenti nel docufilm di Salavtore e hanno frequentato l’Accademia Teatrale dell’Alfieri, per poi intraprendere un loro percorso artistico. Altri sono dei veri camminatori: come Mario Mari, ad esempio, che, nonostante la giovane età, ha già una lunga esperienza di viaggiatore; viaggi che ha raccontato in vari libri, tra i quali “Lettere dal Myanmar“: un’opera nata per raccontare la drammatica situazione e la rivoluzione in corso nell’ex Birmania.

Un altro viaggiatore nostrano, grandioso e spettacolare, è Giuseppe Berni: garfagnino, personaggio noto a tutti gli appassionati di montagna, frequentatore assiduo delle Alpi Apuane. Berni ha raccontato di avere ben in mente il numero delle sue salite in cima alla Pania della Croce: 406 (!) dalla sua prima volta nel 1956. Sul palco ha poi raccontato di avere 89 anni; ha letto date, numeri e l’emozionante contenuto della targa che il sindaco di Molazzana, Andrea Talani, ha voluto riconoscergli, raccontandola con grande orgoglio. Il suo racconto del viaggio lo ha sintetizzato così: “Con le mie salite sulle nostre montagne, in tutti questi anni, ho percorso circa 80 mila chilometri: quasi due volte il giro del mondo; forse la prossima volta ci penso…” Insomma, una figura incredibile, a cui non posso che augurare viaggi e salite per ancora tanti anni.

Sara Conte ha interpretato – voce e tamburo – la bellissima Savage Daughter, canzone significativa che ha raccontato di aver sentito e condiviso sia per il suo testo che per la sua musica particolare. Il brano è stato scritto e composto nel 1990 da Wyndreth Berginsdottir (nome d’arte di Karen L. Unrein / Karen Kahan), esponente della Society for Creative Anachronism; “Savage Daughter” (intitolata originariamente “My Mother’s Savage Daughter”) è un inno ancestrale, molto femminista, che è diventato un manifesto di forza collettiva: faceva parte anche della colonna sonora dell’opera teatrale “Nocturnalia: storie di donne, storia di streghe” andato in scena per la regia di Michela Innocenti. Sara si è cimentata anche in un ballo molto interessante, ispirato alla danza del ventre, con una luna gigante a fare da sfondo. 

Cassandra Da Granaiola ha letto un suo testo molto profondo, dove si è messa a nudo raccontando senza veli le sue paure, la potenza rigeneratrice del bosco e la forza intima della femminilità. Marcella Bertoli Barsotti ha raccontato delle donne nell’arte, per giungere alla sua esperienza: due dei suoi lavori, dedicati alla donna, facevano parte della scenografia della serata ed erano esposti ai due lati del palcoscenico.

Giacomo Giustizieri, attore, ma sopratutto insegnante, molto attento ai bisogni dei suoi piccoli studenti (in questi anni, insegna a bimbi di una prima media), ha riversato sul parco la sua esperienza – a volte complessa e dolorosa – maturata in lunghi anni sul campo come docente e ha evidenziato le grosse criticità emergenti tra quello che dovrebbe essere la scuola e quella che, purtroppo, è in realtà. Ed ecco Guido Giacomo Gattai, toscanaccio, in conflitto perenne: “Sono proprio i conflitti che danno qualcosa in più, o anche in meno, alla vita” ha detto con una punta di ironia. Giacomo si è raccontato e presentato come un vero e proprio stand-up comedian.

Per ultimo è intervenuto Salvatore Liggeri, che ha fatto da collante dopo tutti i racconti della serata e ha proposto una simpatica conclusione con i protagonisti tutti sul palco, intorno ad un tavolo con un fiasco di vino davanti, secondo il vero spirito garfagnino; lui, che è arrivato per caso nella nostra terra e che che, ovviamente, è stato da questa felicemente adottato.

Il suo racconto iniziale è stato drammatico: un racconto di una vita, di appena 33 anni, durante il quale si è preso una sorta di rivincita proprio con il viaggio, il pellegrinaggio. Salvatore ha declamato una lettera scritta a se stesso: “Ho imparato a camminare, e neanche mi ricordo la prima volta; se ci pensiamo, nessuno ricorda mai la prima volta: il primo passo, il primo giorno in cui si è alzato in piedi. Chissà cosa avrà pensato il bambino che sono stato, una trentina di anni fa. Ma cosa sono trent’anni? Sono solo strada, strada piatta, lunga, in salita, in discesa, ma sempre e solo strada… Se mi guardo indietro, penso di essere andato avanti, ma avanti dove?“

Poi Salvatore ha continuato facendo alcune considerazioni amare: “Io, che pensavo di essere amato e protetto da tutti gli adulti; io, che mi sbagliavo così tanto su questo… Ho avuto così tanto bisogno di amore, ma gli adulti non erano in grado di amare. Soprattutto un bambino come ero io“. Ed ha infine concluso: “Ho solo una certezza: quella di voler camminare“. 

Cosimini ha poi fatto quello che, in gergo, si chiama un coup de théâtre: ha proposto, seduta stante, un fuoriprogramma a Salvatore, dietro le quinte, che quest’ultimo ha prontamente accordato. Ha proposto a Cassandra di accompagnarlo sul palco e di leggere una bellissima poesia di Kostantinos Kavafis, Itaca, molto evocativa e che ha racchiuso il senso di questa serata. 

Alla fine applausi per tutti. Anche per gli sponsor: Withouse Servizi Immobiliari, Cremeria Opera, Antica Norcineria Bellandi, Top Bar di Cardoso, Be Flowers. Ringraziamenti pure per la Pro Loco di Coreglia Antelminelli, per la Misericordia di Piano di Coreglia e per il fotografo Nicola Tognetti per la collaborazione.

E poi tutti a degustare il panettone in alcuni nuovi sapori, presentato dalla Cremeria Opera, e a conoscere i protagonisti della serata anche attraverso le loro opere.

Foto di Roberto Rocchiccioli

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