Giorno 3 – Betanzos-Hospital de Bruma
La terza giornata del nostro Cammino comincia ancora nel convento delle suore di Betanzos.
Al risveglio facciamo però una scoperta che ci lascia abbastanza increduli: al piano superiore dell’edificio ci sono altre stanze, decisamente più belle, ordinate e pulite, con il pavimento lucido e un aspetto completamente diverso rispetto alla camerata gelida nella quale avevamo trascorso la notte, ammassati insieme agli altri pellegrini.
Ci siamo guardati pensando più o meno tutti la stessa cosa: “Non ci possiamo credere. Con tutto questo lusso qua sopra, proprio noi dovevano mettere là sotto?” E invece sì, è andata proprio così. A quel punto non potevamo fare altro che riderci ancora una volta sopra.
Dopo colazione rimettiamo gli zaini sulle spalle e partiamo per la terza tappa: Betanzos-Hospital de Bruma, circa 24 chilometri di continui saliscendi e un dislivello di circa 400 metri.
È una giornata immersa soprattutto nella campagna galiziana, tra prati verdissimi, stalle, piccoli paesi e animali: cavalli, pecore, mucche. Il paesaggio cambia completamente rispetto ai primi giorni e, man mano che ci allontaniamo dai centri abitati, troviamo sempre meno città e sempre più silenzio.
Ed è proprio lungo una di queste strade di campagna che incontriamo qualcosa che ci fa fermare. Davanti a una casa c’è un piccolo tavolo e un cartello scritto da una bambina: “Me llamo Sabela y quiero que te lleves un recuerdo del Camino.” Mi chiamo Sabela e voglio che tu porti con te un ricordo del Cammino.
Sul tavolo ci sono tante conchiglie dipinte a mano con la tempera e trasformate in piccole coccinelle rosse, blu e verdi. Ne prendiamo una. Un oggetto semplicissimo che, probabilmente, conserveremo molto più gelosamente di tanti souvenir comprati durante un viaggio. E proprio davanti a quel tavolino mi torna in mente una sensazione che mi accompagna ormai da quando abbiamo iniziato a camminare. Non credo di essermi mai sentita così coccolata da perfetti sconosciuti.
Sul Cammino le persone ti guardano, sorridono e ti augurano semplicemente: “Buen Camino!”. Non sanno chi sei. Non sanno da dove vieni, perché sei partito o dove andrai dopo Santiago. Ma per loro sei un pellegrino, e questo sembra essere sufficiente. Gli abitanti dei paesi attraversati dal Cammino sembrano quasi prendersi cura di chi passa. Se ti vedono fuori dal percorso, magari mentre stai semplicemente cercando un bar, si fermano per dirti che hai sbagliato strada e indicarti la direzione giusta. È capitato anche a noi.
Poco dopo assistiamo a un’altra piccola dimostrazione di questa attenzione. Davide comincia ad avere parecchio dolore a un ginocchio e ci fermiamo in un bar lungo il percorso. La proprietaria, vedendolo in difficoltà, non si limita a servirci qualcosa da bere: lo fa sedere, gli porta del ghiaccio da mettere sul ginocchio e sotto la pianta del piede e, infine, gli offre latte e biscotti. In poche parole, lo rimette al mondo. Sono gesti minuscoli, ma dopo ore di cammino assumono un peso completamente diverso.
Nel frattempo, però, anche il mio corpo comincia a presentarmi il conto. Chilometro dopo chilometro iniziano a formarsi due belle vesciche ai piedi e il Compeed non basta più a darmi sollievo. Ogni passo comincia a farsi sentire e, mentre fino a quel momento la fatica era stata soprattutto nelle gambe, adesso sono i piedi a chiedermi attenzione. Si continua comunque, cercando di trovare un ritmo e di non pensare troppo al dolore.
Durante il tragitto incontriamo anche un gruppo molto numeroso di ragazzi, accompagnati da tre insegnanti. Hanno circa 19 o 20 anni e stanno affrontando anche loro il Cammino. Per qualche tratto le strade, fino a quel momento quasi silenziose, si riempiono di voci, risate e zaini. Poi, come succede spesso qui, ognuno riprende il proprio ritmo e la propria strada.
La destinazione della giornata è Hospital de Bruma. Qui le possibilità per dormire sono poche e l’albergue è già pieno, così ancora una volta dobbiamo improvvisare. Troviamo un appartamento in affitto a circa due chilometri da Bruma e decidiamo di prenderlo insieme ad Alessia e Davide.
Quando finalmente arriviamo siamo troppo stanchi per pensare di uscire di nuovo. Ordiniamo una pizza a domicilio, ci facciamo una doccia e, dopo una giornata di salite, chilometri e piedi doloranti, il letto diventa l’unico programma possibile per la serata.
Forse proprio in una giornata apparentemente più tranquilla ho iniziato a capire qualcosa in più del Cammino. Qui non sei mai davvero uno sconosciuto. Qualcuno ti indica la strada, qualcuno ti cura un ginocchio, una bambina che non hai mai visto ti lascia una conchiglia colorata da portare con te. Magico.





