Ci sono scatole che si aprono una volta all’anno e custodiscono molto più di una decorazione natalizia. Dentro, avvolti nella carta, riposano Maria, Giuseppe e Gesù Bambino, il bue e l’asinello, gli angeli, i pastori con le pecore e i Re Magi. Quando tornano al loro posto, riaffiorano anche i ricordi: le mani dei genitori, l’impazienza dei bambini, il personaggio acquistato per arricchire il presepe.
Dietro quelle statuine c’è un lavoro che merita di essere conosciuto. C’è chi immagina e scolpisce una figura, chi prepara lo stampo, chi segue la produzione e chi, con il pennello, ne definisce il volto e i colori.
Nella Valle del Serchio questo lavoro si intreccia con la storia della Fontanini, nata nel 1908 a Bagni di Lucca e oggi con sede a Chifenti, nel comune di Borgo a Mozzano. A raccontarcela è Emanuele, figlio di Ugo, nipote di Mario e pronipote dell’omonimo fondatore. Quattro generazioni attraverso le quali il mestiere si è tramandato, accompagnando la crescita dell’attività familiare e le trasformazioni della produzione.
Con lui ripercorriamo questa storia ed entriamo idealmente nell’azienda, seguendo, fase dopo fase, la nascita di un personaggio del presepe.
Emanuele, porti il nome del tuo bisnonno, che fondò l’azienda nel 1908. Come cominciò questa storia di famiglia?
“Cominciò dalla tradizione dei figurinai di Bagni di Lucca, artigiani che portavano il proprio mestiere anche lontano da casa. Il mio bisnonno aveva maturato esperienze in diverse città europee prima di aprire una piccola bottega. All’inizio lavorava la cartapesta e realizzava oggetti diversi, fra i quali ragnetti oscillanti, soldatini e visi di bambole. Da quel laboratorio prese avvio un’attività che, negli anni, sarebbe cresciuta”.
Poi arrivarono tuo nonno Mario e tuo padre Ugo. Quale contributo diedero allo sviluppo dell’azienda?
“Mio nonno Mario, insieme al fratello Aldo, contribuì all’espansione del laboratorio, che nel 1936 era già diventato una fabbrica di figurine. Mario si dedicò in particolare al presepe, una produzione che acquistò sempre maggiore importanza e raggiunse anche gli Stati Uniti. In seguito mio padre Ugo e i suoi fratelli Piero e Mariano proseguirono il percorso dell’impresa. Ogni generazione ha raccolto il lavoro della precedente, affrontando le esigenze e i cambiamenti del proprio tempo”.
Proviamo ad accompagnare il lettore dentro l’azienda. Se vogliamo realizzare un nuovo pastore, da dove si parte?
“Si parte dalla definizione del personaggio: le dimensioni, l’atteggiamento e le caratteristiche. Lo scultore studia la posizione del corpo, il gesto delle mani, l’espressione del viso e gli abiti. Il primo modello viene realizzato in plastilina o creta; successivamente si arriva alla scultura in cera d’api, nella quale vengono definiti i particolari”.
Il pastore nasce, quindi, come una scultura. Quanto conta questa prima fase?
“È un passaggio fondamentale, perché si costruisce l’identità della figura. Un pastore in cammino avrà un atteggiamento diverso da uno raccolto davanti alla Natività. Anche ciò che tiene in mano, la posizione della testa e le pieghe dell’abito aiutano a raccontare quello che sta facendo. La qualità del modello originale si ritroverà poi nei pezzi prodotti”.
Una volta terminata e approvata la scultura, che cosa succede?
“Comincia la preparazione dello stampo. È un lavoro che richiede precisione, perché deve consentire di riprodurre fedelmente la figura. Attraverso diverse lavorazioni si passa dal modello in cera alla realizzazione dello stampo metallico. Prima di essere utilizzato in produzione, lo stampo viene preparato in officina, provato e rifinito nei dettagli”.
A questo punto si entra nella fase dello stampaggio. Come funziona?
“La maggior parte delle nostre figure viene stampata in PVC. Il materiale viene riscaldato e iniettato nello stampo, del quale riprende le forme e i particolari. Dopo un primo raffreddamento, il pezzo viene estratto, controllato e lasciato raffreddare ulteriormente. Dalla lavorazione esce così la figura, ancora priva della decorazione”.
Il nostro pastore ha ormai una forma, ma non ancora i suoi colori. È già pronto per essere dipinto?
“Prima viene ripulito dalle eventuali imperfezioni della lavorazione e preparato per la decorazione. Il controllo serve a verificare che il pezzo sia adatto a proseguire. Poi passa nelle mani di chi lo dipingerà”.
Qui entra in gioco il pennello. La pittura viene ancora eseguita interamente a mano?
“Sì, ogni figura viene dipinta e decorata a mano. È una fase nella quale contano l’esperienza, la precisione e la sensibilità di chi lavora. Si definiscono i colori degli abiti, degli oggetti e dei particolari del volto. La pittura completa la scultura, facendo risaltare le espressioni e i dettagli del personaggio”.
Quanto è legata questa lavorazione alla tradizione delle figurine lucchesi e alle famiglie del territorio?
“La decorazione conserva un legame molto forte con quella tradizione. Nel tempo ha coinvolto anche le famiglie della zona, nelle quali si sono sviluppate e trasmesse capacità manuali specifiche. Dietro una statuina ci sono più mani e competenze diverse: ciascuna contribuisce al risultato finale”.
Guardando il presepe finito, difficilmente si immagina un percorso così articolato. Quanto è importante il coordinamento fra le diverse lavorazioni?
“Ogni fase deve rispettare e valorizzare il lavoro precedente. Un particolare studiato dallo scultore deve essere riprodotto fedelmente nello stampo, conservarsi durante lo stampaggio ed emergere con la decorazione. È questa continuità a permettere di ottenere il risultato desiderato”.
Che cosa comprende oggi la produzione Fontanini?
“Il presepe resta centrale: la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello, gli angeli, i pastori, i Re Magi, gli animali e i personaggi degli antichi mestieri. A questi si aggiungono capanne, casette, villaggi e accessori. Produciamo inoltre angeli, ornamenti natalizi e statue religiose. Le diverse dimensioni consentono di comporre piccoli presepi domestici oppure allestimenti più grandi”.
Dalla Valle del Serchio le vostre creazioni sono arrivate in tanti Paesi. Quale rapporto si è creato con gli appassionati?
“La diffusione internazionale accompagna da molto tempo la storia dell’azienda. Per il mercato nordamericano abbiamo una collaborazione di lunga durata con Roman Inc. Negli Stati Uniti si è sviluppato anche un collezionismo dedicato alle nostre figure, con un Club per il quale vengono realizzati pezzi numerati. È una passione che porta le persone a seguire le collezioni e ad arricchire nel tempo il proprio presepe”.
Anche nelle nostre famiglie c’è l’abitudine di aggiungere qualcosa ogni Natale. Le vostre collezioni permettono di continuare questa consuetudine?
“Le diverse serie permettono proprio di costruire il presepe gradualmente. Si può cominciare dalla Natività, con il bue e l’asinello, per aggiungere poi i pastori, i Re Magi e le scene della vita quotidiana. Anno dopo anno il paesaggio cresce e assume una propria fisionomia, secondo lo spazio disponibile e le scelte di chi lo prepara”.
Dopo quattro generazioni, che cosa tiene insieme le origini e il lavoro di oggi?
“Il legame con l’arte dei figurinai lucchesi, la continuità familiare e la cura delle figure. Nel tempo sono cambiati materiali e strumenti, ma la creazione del modello e la decorazione manuale restano passaggi essenziali. Attraverso queste competenze, la storia dell’azienda continua a trovare espressione nelle nuove produzioni”.
Prima di salutarci, parliamo del Fontanini Tour 2026, che tra novembre e dicembre ti porterà negli Stati Uniti. In che cosa consistono questi appuntamenti?
“Sono incontri con gli appassionati e i collezionisti, ospitati dai rivenditori delle nostre creazioni. Durante gli appuntamenti incontro il pubblico e firmo le statuine del presepe. Fra le tappe annunciate ci sono Frankenmuth, in Michigan, il 14 novembre, Saint John, in Indiana, il 27 novembre, e Leavenworth, nello Stato di Washington, il 6 dicembre. È un’occasione per far incontrare chi porta avanti questa produzione con le persone che la seguono e che, anno dopo anno, le riservano un posto nelle proprie case”.
Il percorso del nostro piccolo pastore è terminato: prima un’idea, poi una scultura, uno stampo, una figura da controllare e, infine, il lavoro del pennello. Adesso è pronto a trovare posto accanto agli altri personaggi.
Con l’arrivo del Natale, in una casa vicina o dall’altra parte del mondo, qualcuno lo sistemerà lungo un sentiero diretto alla capanna. Forse saranno le mani di un bambino, aiutato da un genitore o da un nonno. Anche così, attraverso un gesto semplice che si ripete ogni anno, continua una storia cominciata nella nostra valle oltre un secolo fa.
Le creazioni e le attività dell’azienda si possono seguire anche sulla pagina Facebook “Fontanini Nativity”.
intervista
L’azienda Fontanini: dove nasce la magia del presepe
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Mediavalle


