Sabato pomeriggio, presso Teatro Officina Ripartenze a Villetta, nel comune di San Romano in Garfagnana, è andato in scena il secondo appuntamento della rassegna “Cinemiamoci. Dalla visione all’azione: cineterapia e protagonismo giovanile”.
I partecipanti hanno assistito alla proiezione de “La Terra degli Streghi” (2023), il cortometraggio-documentario diretto da Stefano Cosimini in collaborazione con gli studenti della classe IV D del Liceo Linguistico dell’ISI Barga a.s. 22/23. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Francesco Tomei, presente in sala. Una produzione dell’associazione artistica Soul di Loredana Commonara, con la partecipazione dei docenti Simone Gonnelli e lo stesso Tomei
Nel documentario ci sono le testimonianze di Lucia Morelli, Andrea Pedri, Andrea Campoli, Oscar Guidi, Umberto Bertolini, Dario Filippi e la partecipazione degli studenti dell’ISI Barga. Il corto si dipana tra le leggende, folclore, credenze popolari e il patrimonio culturale immateriale della Garfagnana, esplorando il confine tra storia, mito e memoria collettiva e quello che ne rimane ai giorni nostri.
Ad introdurre l’incontro Francesco Tomei e la sindaca Raffaella Mariani. Il documentario tratta di molti aspetti legati ad un mondo magico a cui si arriva attraverso storie raccontate – e qui, a farlo, è, ad esempio, Andrea Campori detto il Taton -, documenti – dal Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico – e da racconti orali diventati dei libri, oltreché da scoperte archeologiche che rimandano a pratiche sciamaniche; anche materiali trovati da Dario Filippi, dove – grazie ad alcune ricerche su cartelle cliniche di pazienti internati in manicomio – è stato possibile riportare alla luce esperienze di malati che menzionavano streghi o pratiche magiche. Per poi arrivare, infine, al contributo degli studenti che hanno raccontato delle pratiche di segnatura a cui hanno assistito o che contribuiscono a tramandare.
Dopo la visione del documentario, Tomei ha aperto il dibattito con gli ospiti: Umberto Bertolini, direttore del Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico di Piazza al Serchio, che raccoglie decine di migliaia di racconti orali inediti, fiabe, leggende, credenze popolari (su animali, piante, acque, rocce, fenomeni atmosferici), tradizioni legate al maggio drammatico; Stefano Cosimini, regista del cortometraggio, che è uno dei direttori artistici del Lucid Dream Festival, un festival cinematografico dedicato al cinema fantastico e indipendente che si tiene a Pisa; Oscar Guidi, autore – tra gli altri – di “Magia e Folletti in Garfagnana”, che è un libro ancora studiato e letto pur risalente agli anni ’90: una personalità che ha continuato a fare ricerche in Garfagnana, concentrandosi ancora su tradizioni popolari, folklore magico e stregoneria, allargando i suoi orizzonti su archeologia e storia locale, soprattutto del secolo scorso.
Nel dibattito, moderato da Tomei, si è cercato di far emergere l’enorme patrimonio immateriale di tradizione orale che, come viene testimoniato all’interno del Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico, viene conservato e che purtroppo, negli ultimi decenni, rischia di andare perduto; ma anche quanto, ancora oggi, queste antiche credenze siano presenti nelle nuove generazioni.
Gli aspetti trattati sono stati due: uno è il racconto di magie, streghi e streghe che ci sono arrivati, anche attraverso fiabe e racconti fantastici ai limiti dell’orrore; e l’altro è una serie di credenze e atti praticati da “segnatori” che ‘curano’ o che aiutano le persone a liberarsi dal male, “togliere il malocchio”.
È il secondo aspetto quello più presente, e si può carpire anche dal racconto degli studenti all’interno del documentario. Il primo è quello meno sentito, perché viene mediato e nascosto da un mare di visioni, più globali, di racconti fantastici e dell’orrore che arrivano dai social e dal cinema. A questo proposito ha detto Bertolini: “Gli studenti che arrivano al museo, anche da varie parti d’italia, sono interessati, ma non so quanto rimanga loro… Non è con gli streghi che finisce la fantasia; ma i media, che hanno attinto a tutte le tradizioni, rubano tutta l’attenzione. I prodotti che propongono sono fatti per piacere, per accaparrarsi il pubblico; cosa ben diversa da quello che ci è arrivato dalle tradizioni popolari”.
Un’altra suggestione molto interessante arriva dall’associazione “Garfaludica”, partner dell’intero progetto. Ed è quella di presentare e riprendere storie e leggende attraverso i giochi, anche di ruolo, collegati ai luoghi più significativi della nostra valle. Tomei e Agnese Peretti della consulta giovanile di San Romano, insieme ai ragazzi di Garfaludica Gabriele Bertagni e Christian Pilli, hanno proposto ai presenti una serie di domande sui temi trattati anche nel documentario, ovvero su credenze popolari, magie legate al territorio; come la leggenda del “Buffardello” o del “Berretin Rosso”. Molto interessanti per capire quanto ne sapevano i presenti, con risultati non troppo scontati; anche per il pubblico molto attento in sala.
Insomma. Un pomeriggio davvero molto o interessante e partecipato alla scoperta della magia. Il cortometraggio proiettato ha ottenuto vari riconoscimenti, tra cui la menzione speciale per il documentario breve al Clorofilla Film Festival 2025 di Legambiente e al Premio Agostini al Glocal Doc Festival 2025 di Varese. Raggiunto da La Gazzetta del Serchio, il regista Stefano Cosimini si è concesso per una mini-intervista.
Ci parli meglio del festival che dirige a Pisa
“Si chiama Lucid Dream Festival e si tiene nella sala San Martino del cinema Arsenale. Il festival si svolge ogni due anni. La prossima edizione è nel 2027, a settembre. In questo festival vengono proiettati cortometraggi da tutto il mondo e le iscrizioni sono già aperte. Noi facciamo una selezione per coprire le giornate di festival”.
Che genere trattate?
“Fantastico. Si va dal fantasy puro all’horror, fino alla fantascienza. Copre una vasta area… dell’immaginario”.
Chi partecipa?
“Per il pubblico, cerchiamo di coinvolgere principalmente studenti universitari perché vogliamo abbinare al festival anche delle lezioni e delle masterclass tenute da docenti universitari di Pisa. Il 70 per cento di chi partecipa sono registi che presentano i loro lavori. Durante il festival, tra registi e pubblico si crea una sinergia molto interessante, anche perché lo spazio di condivisione è limitato essendo un piccolo festival; quindi ogni incontro si trasforma in un’occasione ravvicinata di confronto”.
A Stefano un ringraziamento e un grossa in bocca al lupo per tutto.
























