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Redazione
ANNO XIVvenerdì 19 Giugno 2026
barga

Alla Fondazione Ricci l’arte è una felice magia: Gillian e Peter, i mecenati che hanno fatto di Barga un’Opera

Un festival che ha fatto conoscere Barga nel mondo. Che ha formato tanti giovani artisti, dando loro la possibilità di esibirsi. E che ha contribuito a rivitalizzare un teatro, quello dei Differenti, gioiello incastonato nel bellissimo borgo medievale cantato dal Pascoli, dove gli echi d’oltremanica raccontano una storia fatta di dolorose partenze e di gioiosi ritorni.

Ma anche di inaspettati arrivi. Come quello dei coniugi Hunt che, nei primi anni ’60, decisero, con i loro tre figli, di trasferirsi qua, in Italia, lasciandosi alle spalle il teatro britannico che fu, per loro, galeotto d’amore. Come il poeta di San Mauro di Romagna, anche Gillian e Peter trovarono a Barga il loro ‘nido’. Ad attrarli, l’aria pura e la bellezza dei suoi paesaggi. Oltre che l’accoglienza della sua comunità.

Si deve proprio a loro, al signor Hunt e alla signora Hermitage, la nascita (e il successo) di “Opera Barga”: fondata nel lontano 1967, questa manifestazione non solo ha portato Barga alla ribalta internazionale, ma ha pure educato il gusto di un certo tipo di pubblico indirizzandolo verso il canto lirico e la musica barocca.

Oggi la Fondazione Ricci, giustamente, vuole omaggiare questa storia affinché se ne conservi memoria nelle nuove generazioni. E, a tal proposito, ha inaugurato una bellissima mostra a Villa Caproni, visitabile dal 6 giugno al 2 agosto, dove sono racchiusi, come uno scrigno prezioso, gli inestimabili tesori che la scenografa e costumista, assieme al marito, ha lasciato in eredità come segno tangibile del suo passaggio, umano e artistico, su questa terra.

Con l’allestimento di “La felice magia. Scene e costumi di Gillian Armitage dal Teatro inglese a Opera Barga” Cristiana Ricci – e, con lei, Caterina Salvi, Glauco Aiosa e Sara Moscardini – ha fatto un regalo, prima di tutto, alla città. E la partecipazione, l’entusiasmo e il trasporto dimostrati nel giorno del taglio del nastro si sono rivelati un segno di gratitudine.

Certo, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza la ricerca, tenace e appassionata, di Anna Maria Zampolini che è riuscita nell’impresa di mettere in fila il materiale, gentilmente messo a disposizione dalla famiglia Hunt, per ricostruire un percorso esistenziale che, come spesso accade, non è stato lineare, ma fatto di arresti e ripartenze. E determinante è stato, in particolare, il contributo di Nicholas, uno dei figli dei coniugi Hunt, visibilmente emozionato e soddisfatto del risultato raggiunto.

Salendo la maestosa scalinata all’ingresso della dimora in stile Liberty, viene subito da voltare lo sguardo alle pareti dove si trovano affissi manifesti d’epoca di prestigiose rappresentazioni teatrali. I nomi di Gillian e Peter vi campeggiano sopra. Poi, al primo piano della villa, la mostra vera e propria: disegni di scenografie, studi di costume, foto di scena e modellini. Dal teatro inglese al festival barghigiano, appunto, un ideale ponte tra due mondi: quello anglosassone e quello italiano.

La mostra, però, può essere un pretesto, per chi non ha mai visitato Villa Caproni, per scoprire questa oasi culturale, fatta di pace e tranquillità, dove il tempo magicamente si ferma e la storia sembra rivivere nell’incontro con intellettuali e maestri del passato, che a Barga hanno creato e vissuto, e che Barga non dimentica.

Alcune, dovute, note tecniche: la mostra è organizzata dalla Fondazione Ricci di Barga con il patrocinio del Comune di Barga, della Commissione Pari Opportunità del Comune di Barga, della Provincia di Lucca, dell’Istituto Storico Lucchese sezione di Barga, di Unitre Barga e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Chi vuole visitarla può farlo il martedì dalle 10 alle 13 o il sabato e la domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19. L’ingresso è libero. I materiali esposti provengono principalmente dall’archivio della famiglia Hunt, dall’archivio del Festival Opera Barga, dal Fondo Opera Barga della Biblioteca Comunale di Barga, dall’archivio del Giornale di Barga, dal Fondo Rigali della Fondazione Ricci, da altri archivi privati.

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