È Vito Teti il vincitore della terza edizione del Premio Libreria sopra la Penna – Pia Pera, che si ispira alla scrittrice alla quale la libreria di Lucignana, fin dalla sua apertura, ha dedicato uno spazio specifico, eleggendola a guida spirituale del luogo. Sabato 27 giugno alle 18.00 Teti ritirerà il premio e sarà protagonista del terzo incontro di Little Lucy. Un festival letterario piccolo così a cura di Alba Donati e Pierpaolo Orlando, organizzato da Fenysia − Scuola di linguaggi della cultura, che si tiene nel giardino della Libreria sopra La Penna.
Vito Teti, già ordinario di Antropologia culturale presso l’Università della Calabria, si occupa attualmente di antropologia e letteratura dei luoghi. Tra i suoi libri più recenti Il colore del cibo. Geografia, mito e realtà dell’alimentazione mediterranea (Meltemi 2019), Prevedere l’imprevedibile. Presente, passato e futuro in tempo di coronavirus (Donzelli 2020) e Nostalgia. Antropologia di un sentimento del presente (Marietti 2020). Per Einaudi ha pubblicato Maledetto Sud (2013), Fine pasto. Il cibo che verrà (2015) e La restanza (2022).
La giuria – composta da Alba Donati, Giovanna Duranti, Nicola Gardini, Margherita Loy, Pierpaolo Orlando, Lara Ricci, Emanuele Trevi e Marco Vigevani – motiva così l’assegnazione del premio:
«A Vito Teti che da molti anni cammina nei nostri paesi senza fretta, si siede e ascolta, ricordandoci che un paese vuoto non è un paese morto, fintanto che qualcuno ne racconta le storie, le pietre, l’odore del pane. A Vito Teti che con il suo lavoro ha scritto una storia antropologica dei paesi che ci riguarda tutti, almeno tutti noi che torniamo, partiamo, restiamo, proprio come ha fatto Pia Pera lasciando Milano per tornare a casa, nella campagna lucchese.
Con il suo best seller, La restanza (Einaudi), si è messo in gioco, ha studiato sé stesso prima di tutto, ci ha aperto la finestra della sua casa a San Nicola da Crissa. Il più grande merito che vogliamo sottolineare con questo premio è l’aver fatto dell’antropologia una forma di cura e non solo di analisi. Ha trasformato senza retorica la nostalgia in responsabilità civile, dando parole a chi non le aveva, trasformando l’emigrazione e lo spopolamento dei paesi da ferita silenziosa in memoria viva e la morte dei paesi in una questione urgente per tutti.
Per questo, con affetto e riconoscenza, questo premio è suo. Perché ci ha insegnato ad abitare i luoghi, a rispettarli, e ad ascoltare le loro parole che chiedono futuro».
Pia Pera (Lucca 1956−2016) era tante cose: slavista, botanista, scrittrice, traduttrice. Dopo aver insegnato Letteratura russa all’Università di Trento e aver tradotto l’Evgenij Onegin di Puškin per Adelphi, Pia Pera torna nel podere di famiglia. Da lì comincia a collaborare con «Gardenia» e con «Il Sole 24 Ore», scrivendo di giardini e unendo magistralmente una visione pragmatica a una dimensione filosofica. La giuria del premio è composta dagli amici di sempre di Pia. Ne fanno parte, oltre ad Alba Donati e Pierpaolo Orlando, Giovanna Duranti, Nicola Gardini, Margherita Loy, Lara Ricci, Emanuele Trevi, Marco Vigevani: sta a loro valutare opere, italiane o straniere, di varia fattura e genere, purché in sintonia con l’idea di mondo di Pia Pera, un’idea piuttosto rivoluzionaria, nemica delle gerarchie, attenta ai temi civili e soprattutto ecologici. Nel 2024 il premio fu assegnato a Vivian Lamarque, nel 2025 a Marco Martella.
Il prossimo appuntamento del Little Lucy Festival sarà domenica 5 luglio alle ore 18.00 con Giuseppe Di Piazza, autore di Giallo come lo zolfo (HarperCollins), e Marco Vichi, autore di È di te che si parla (Guanda). Coordina l’incontro Tina Guiducci.
Per prenotare gli incontri: T. 331 7583949 | E. libreria.lucignana@gmail.com | libreriasopralapenna.it