Una cinquantina di partecipanti, tra esperti, appassionati e cittadini provenienti dall’Appennino e da altre province, hanno preso parte domenica 4 ottobre al geoevento “La bellezza sotto sopra – I Gessi Triassici raccontano…”, appuntamento conclusivo della Settimana del Pianeta Terra e occasione per conoscere da vicino uno dei luoghi più significativi del sito UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale.
Una giornata che ha messo in dialogo scienza, geologia, natura, storia, tradizioni e comunità locali, attraverso la collaborazione tra Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, Università di Modena e Reggio Emilia, mondo speleologico, Regione Emilia-Romagna, Ordine dei geologi e guide ambientali escursionistiche.
Il gruppo si è ritrovato a Sologno, negli spazi dell’ex scuola recuperata dal Parco Nazionale e destinata a diventare ostello, dove si è svolta una prima presentazione della giornata, accompagnata dalla merenda di benvenuto offerta dalla Pro loco del paese.
Da qui è iniziata l’escursione lungo il sentiero 621C, attraverso il paesaggio dei Gessi Triassici. I partecipanti hanno potuto osservare una vecchia fornace per la cottura del gesso, gli affioramenti di roccia bianca modellati dall’azione dell’acqua, le particolari specie floristiche che caratterizzano questi ambienti e le forre incise nelle rocce evaporitiche, fino alle spettacolari pareti di Monte Rosso e Monte Merlo.
Grazie al supporto degli speleologi è stato inoltre possibile avvicinarsi al principale sistema carsico dell’area e agli ingressi del Tanone e del Tanino della Gaggiolina, per poi raggiungere le Fonti di Poiano, la più importante risorgente carsica salata d’Europa. Un percorso che ha permesso di comprendere la complessità dei circuiti sotterranei delle acque e la continua evoluzione del paesaggio carsico.
Il sito dei Gessi Triassici costituisce una delle sette componenti del bene seriale UNESCO Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale, riconosciuto Patrimonio Mondiale nel 2023 per il suo eccezionale valore geologico e geomorfologico. Il sito comprende oltre 900 grotte e rappresenta una testimonianza particolarmente significativa dei fenomeni carsici nelle evaporiti. Unesco Italia
La giornata è stata però preceduta da un episodio che il Parco Nazionale ha deciso di rendere pubblico, per richiamare l’attenzione sulla necessità di conoscere e rispettare questo patrimonio.
Durante un sopralluogo effettuato il giorno precedente al geoevento, personale del Parco Nazionale e del Gruppo Speleo G. Chierici ha infatti trovato numerosi affioramenti di gesso lungo il percorso imbrattati con vernice blu. I segni interessavano alcune delle formazioni rocciose più evidenti lungo il sentiero.
Gli operatori sono quindi intervenuti per cercare di ridurre il più possibile il danno, dedicando all’operazione un’intera giornata di lavoro. Un intervento reso necessario per limitare l’impatto su rocce che, con la loro storia geologica di oltre 200 milioni di anni, rappresentano una delle testimonianze più importanti dell’evoluzione della Terra e oggi fanno parte del Patrimonio Mondiale UNESCO.
«È importante che tutti comprendano il valore di questi luoghi e la responsabilità collettiva che abbiamo nella loro conservazione – sottolinea il Parco Nazionale –. Un gesto apparentemente semplice come imbrattare una roccia può provocare un danno a un patrimonio che appartiene alla comunità e che deve essere trasmesso alle generazioni future».
Dell’accaduto sono stati informati il Comune di Villa Minozzo, le associazioni locali e le sezioni CAI di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione nella conoscenza e nella tutela dei Gessi Triassici.
Il Reparto Carabinieri Forestali del Parco Nazionale sta svolgendo gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili. Il quadro normativo italiano prevede oggi specifiche sanzioni per il deturpamento e l’imbrattamento di beni culturali o paesaggistici, con la legge 22 gennaio 2024, n. 6, che ha inasprito le disposizioni in materia. Gazzetta Ufficiale
Il Parco invita quindi a considerare anche questo episodio come un’occasione per aumentare la conoscenza del patrimonio dei Gessi. «Invitiamo anche chi ha lasciato questi segni blu sulle rocce bianche a partecipare ai prossimi appuntamenti dedicati a questi luoghi – è l’invito del Parco – per comprendere la lunga storia che i Gessi Triassici raccontano e il valore di un patrimonio che tutti siamo chiamati a rispettare».
Il geoevento del 4 ottobre, coinciso con la giornata di San Francesco, ha così rappresentato non soltanto un’occasione di divulgazione scientifica, ma anche un richiamo concreto alla necessità di coniugare conoscenza, frequentazione e tutela del territorio.





