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Redazione
ANNO XIVvenerdì 3 Luglio 2026
intervento

Aree interne, Confcooperative Toscana: “Biblioteche, piccoli musei e impianti sportivi sono presidi sociali su cui investire”

“La nostra presenza nelle aree interne della Toscana genera un vero e proprio sistema di protezione sociale: le cooperative della cultura, del turismo e dello sport sono parte integrante del sistema di welfare territoriale”. A dirlo è Francesca Caderni, presidente di Confcooperative Cultura Turismo Sport Toscana, commentando gli ultimi dati diffusi da Fondo Sviluppo. Sono 60, secondo quanto emerge dal report, le cooperative impegnate in questo settore a livello regionale, articolate in sette comparti: servizi culturali e turistici (50%), comunicazione e informazione (11,7%), sportivo (13,3%), spettacolo (10%), settore turistico (8,3%) e scolastico (6,7%). Al loro interno, le donne rappresentano il 56,4% degli occupati complessivi. 

Il ruolo strategico giocato nelle aree interne

Queste imprese – evidenzia il report – si pongono come presidio fondamentale per la coesione, specialmente nelle aree più decentrate e lontane dai grandi centri urbani. In molti piccoli comuni o aree interne, infatti, la presenza di una biblioteca, di un piccolo museo o di un impianto sportivo gestito in forma cooperativa rappresenta occasione di socialità e integrazione. Anche per quanto riguarda l’offerta turistica, la federazione promuove un modello di turismo lento e di qualità, che non solo valorizza i territori meno conosciuti, ma agisce come un potente antidoto fondamentale al fenomeno dello spopolamento e germe vitale di quel fenomeno che l’antropologo Vito Teti ha denominato la Restanza. 

Dal tempo libero al Welfare culturale

“L’idea che guida l’azione delle nostre cooperative – spiega Caderni – è che l’esperienza culturale, e creativa, le attività sportive e la scoperta di nuovi territori siano strettamente connessi alla crescita della persona e della comunità, alla formazione di una rete del Ben-Essere. Oggi si parla di “welfare culturale”, ovvero di un modello integrato che utilizza le arti (visive e performative), il patrimonio storico-artistico e la natura per promuovere la salute psicofisica e il benessere sociale di individui e comunità. In questa direzione si muove anche la “prescrizione sociale”, grazie alla quale attività artistiche, sportive e ambientali vengono riconosciute, anche grazie ad evidenze scientifiche, come vere e proprie forme di cura di alcune patologie e possono appunto essere prescritte da medici, psicologi e professionisti della relazione di aiuto”.

Le prossime sfide e gli orizzonti futuri

Nonostante una forte capacità di resilienza, passione e professionalità di soci e socie, il settore affronta alcune criticità che permangono strutturali: la sostenibilità economica, spesso minacciata da gare d’appalto pubbliche orientate al “massimo ribasso” invece che alla qualità, la difficoltà nel reperire professionalità, l’insufficiente presenza di  donne al vertice delle organizzazioni e la scarsa visibilità sulla scena pubblica del lavoro delle cooperative e soprattutto del loro impatto sui territori.

“Per superare queste sfide – conclude la presidente – la federazione propone un cambio di paradigma nel rapporto con le istituzioni: l’obiettivo è passare da una logica di semplice delega dei servizi a una dinamica proattiva, di partnership strategica. Attraverso strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione, anche in ambito culturale le cooperative si offrono come alleati per condividere sfide territoriali, per combattere l’isolamento, favorire l’inclusione e la coesione sociale.

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