Nel mio viaggio in Australia ho incontrato due ragazzi tipicamente versiliesi che, per ragioni di riservatezza, chiamerò semplicemente P. e N. Cresciuti con il ritmo stagionale della Versilia, lavorano intensamente durante l’estate e, con l’arrivo dell’inverno, si mettono in viaggio, alla scoperta del mondo. Da circa due mesi sono in giro per l’Asia e l’Oceania e il loro racconto è un intreccio di luoghi, incontri ed esperienze che va ben oltre il semplice turismo.
La loro avventura è iniziata in Malesia, dove hanno trascorso oltre dieci giorni immersi in una realtà lontana, tra grandi città, natura e culture diverse. Da qui sono volati in Australia, a Perth, città giovane e dinamica, affacciata sull’oceano e attraversata dal fiume Swan, luogo di incontro tra culture e tradizioni diverse. Qui hanno vissuto un’esperienza di workaway, collaborando in una famiglia locale in cambio di vitto e alloggio, imparando sul campo l’autonomia, la responsabilità e l’arte di relazionarsi con persone di mondi lontani.
Nel mezzo del percorso c’è stata una parentesi rigenerante: dieci giorni a Bali, tra spiagge, templi e foreste, dove hanno scoperto culture e religioni lontane dalle loro, partecipando più volte a un rito di purificazione che li ha profondamente segnati. Al ritorno, la loro serenità era evidente: una calma nuova, come se l’esperienza avesse lasciato un’impronta duratura sul loro modo di vedere il mondo.
Tornati a Perth, hanno proseguito tra lavoro, accoglienza e momenti di svago, fino al culmine della loro esperienza: l’incontro con la comunità italiana di Perth, un momento di scambio autentico con giovani italiani, australiani e di altre etnie, dove storie e culture si intrecciano, creando legami e ricordi indelebili.
Dal loro racconto emerge poi un’Australia meno conosciuta, quella del sud del paese, con ampie distese di parchi naturali e numerose farm agricole: vigneti ordinati, meleti, coltivazioni di avocado e persino tartufaie. Qui la lingua inglese non si studia sui libri, ma si vive: parlando con le famiglie, lavorando fianco a fianco con altri giovani, condividendo pasti, storie ed esperienze.
Prima di salutarli, li ho interrogati sui percorsi a piedi o in mountain bike nelle foreste di eucalipti. La risposta è arrivata immediata: sì, cammini lunghi e sentieri immersi nel verde, dove il silenzio è rotto solo dal rumore dei passi o delle ruote, esperienze che rafforzano il senso di libertà e il contatto profondo con l’ambiente.
Il racconto con P. e N. si chiude seduti a un tavolo lungo il fiume di Perth, davanti a un buon bicchiere di birra, il sole che scende lentamente e le luci della città riflesse sull’acqua. Momenti semplici ma intensi, che racchiudono il senso del viaggio: tempo condiviso, storie raccontate senza fretta e la consapevolezza di aver vissuto esperienze che lasciano il segno.
E infine i canguri. Alla domanda se li avessero visti, rispondono subito: «Sì, sì, tantissimi». Animali docili, curiosi e bellissimi, liberi tra campi e spazi aperti, non semplici attrazioni turistiche ma presenze quotidiane che rendono questa terra unica e viva.
Li saluto con affetto, ringraziandoli per il racconto e per la loro disponibilità.
Un’esperienza che parla di viaggio, lavoro e scambio culturale, ma soprattutto di incontri tra giovani, di crescita e apertura al mondo. Un invito concreto per tanti ragazzi italiani a partire, mettersi in gioco, imparare una lingua vivendo e scoprire che, a volte, il viaggio più importante è quello che si costruisce insieme agli altri.
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