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Redazione
ANNO XIVsabato 3 Ottobre 2026
intervista

Bellermindo Alberigi: “Peste suina africana, noi cacciatori sentinelle del territorio”

La peste suina africana è ormai una realtà con la quale anche il territorio di Borgo a Mozzano deve fare i conti. Il Comune è compreso nella Zona di Restrizione II, prevista nei territori interessati dalla presenza della malattia nei cinghiali selvatici.

È bene chiarirlo subito: la peste suina africana non si trasmette all’uomo e non costituisce un pericolo per la salute delle persone. È però una malattia virale particolarmente grave per cinghiali e suini, con conseguenze importanti per gli allevamenti, per l’attività venatoria e per la gestione del territorio.

Proprio in questi giorni l’attenzione è tornata alta. Il 29 settembre, a Borgo a Mozzano, si è tenuto un incontro di aggiornamento rivolto ai cacciatori della Mediavalle per fare il punto sulla situazione e sulle misure da rispettare.

Ma cosa sta accadendo concretamente nei nostri boschi? E come vivono questa situazione coloro che da anni frequentano e conoscono il territorio? Ne parliamo con Bellermindo Alberigi, presidente della squadra di caccia al cinghiale di Corsagna “Gli Scacciatori di Umberto”.

Bellermindo, c’è preoccupazione tra i cacciatori per la peste suina africana?

«Sicuramente sì. È una situazione che dobbiamo affrontare con grande serietà. Noi cacciatori siamo abituati a stare nei boschi, a conoscere il territorio e gli animali, ma oggi dobbiamo prestare attenzione anche a tutta una serie di norme sanitarie e di biosicurezza che fino a qualche tempo fa non facevano parte della normale attività venatoria.»

Che cosa è cambiato concretamente per una squadra di caccia al cinghiale?

«È cambiato molto. Ci sono procedure precise da rispettare, dalla gestione degli animali abbattuti alla pulizia e disinfezione delle attrezzature, delle calzature e dei mezzi. Non possiamo più pensare alla caccia al cinghiale come facevamo una volta. Oggi anche un comportamento apparentemente banale può avere importanza per evitare di trasportare il virus da una zona all’altra.»

Nella zona di Corsagna avete già avuto segnalazioni o ritrovamenti di cinghiali risultati positivi alla peste suina africana?

«La situazione viene seguita con grande attenzione. Il fatto che Borgo a Mozzano rientri nell’area sottoposta alle misure previste per la peste suina africana ci impone di non abbassare la guardia. Noi che frequentiamo continuamente i boschi siamo particolarmente attenti alla presenza di animali morti o a comportamenti anomali dei cinghiali. In questi casi la regola è semplice: non bisogna toccare né spostare l’animale e occorre fare immediatamente la segnalazione agli organismi competenti.»

Possiamo quindi dire che oggi il cacciatore svolge anche il ruolo di sentinella del territorio?

«Direi proprio di sì. Chi frequenta continuamente i boschi può accorgersi prima di altri se c’è qualcosa di anomalo. Conosciamo sentieri, zone difficili da raggiungere e luoghi frequentati dagli animali. Questa conoscenza può diventare molto utile anche nella sorveglianza sanitaria. Credo che oggi il nostro compito sia anche quello di collaborare con chi sta lavorando per contenere la malattia.»

C’è il timore che la peste suina possa diffondersi ulteriormente?

«Il timore naturalmente esiste ed è proprio per questo che dobbiamo rispettare tutte le disposizioni. Non serve creare allarmismo, ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutare il problema. Più siamo attenti oggi e maggiori sono le possibilità di limitarne la diffusione.»

Nei boschi di Corsagna e di Borgo a Mozzano ci sono ancora molti cinghiali?

«La presenza del cinghiale sul nostro territorio è una realtà che conosciamo bene. Negli anni abbiamo visto crescere il problema, anche per i danni provocati alle coltivazioni e per il rischio di incidenti sulle strade. Oggi, con la peste suina africana, la gestione della popolazione dei cinghiali assume un’importanza ancora maggiore.»

Quindi il contenimento dei cinghiali diventa anche uno strumento nella lotta alla malattia?

«La gestione deve essere fatta secondo le indicazioni delle autorità competenti e con criteri precisi. Noi siamo disponibili a fare la nostra parte. I cacciatori possono mettere a disposizione esperienza, conoscenza dei luoghi e presenza sul territorio. Ma occorrono regole chiare e una collaborazione continua con gli organismi preposti.»

Che cosa chiedete alle istituzioni in questo momento?

«Prima di tutto informazioni chiare e tempestive. Le disposizioni possono cambiare in base all’andamento della malattia e per noi è fondamentale sapere esattamente come dobbiamo comportarci. Poi chiediamo collaborazione. Non possiamo pensare che un problema di queste dimensioni possa essere affrontato da una sola categoria. Servono istituzioni, servizi veterinari, cacciatori e cittadini che lavorino insieme.»

Che cosa diresti invece a una persona che passeggiando nei nostri boschi dovesse trovare un cinghiale morto?

«Di non toccarlo assolutamente e di non spostarlo. Bisogna segnalarne subito la presenza alle autorità competenti. È un gesto semplice, ma molto importante. Anche un cittadino che passeggia nel bosco può contribuire alla sorveglianza del territorio.»

Bellermindo, dopo tanti anni trascorsi nei boschi con la tua squadra, questa situazione cambia anche il modo di vivere la caccia?

«Certamente. La caccia al cinghiale per noi non è mai stata soltanto abbattere un animale. È conoscenza del territorio, amicizia, stare insieme e rispetto del bosco. Oggi abbiamo una responsabilità in più. Dobbiamo continuare questa tradizione sapendo che possiamo essere utili anche nella tutela del territorio e nella lotta contro questa malattia.»

La peste suina africana pone dunque anche Borgo a Mozzano davanti a una situazione che richiede prudenza, informazione e collaborazione.

Nessun allarme per la salute delle persone, perché la malattia non è trasmissibile all’uomo. Ma grande attenzione deve essere mantenuta per impedire la diffusione del virus tra i cinghiali e proteggere gli allevamenti.

In questa battaglia anche chi conosce da una vita i nostri boschi può offrire un contributo prezioso. Ed è forse questo il messaggio che arriva dagli “Scacciatori di Umberto”: oggi essere cacciatori significa anche essere custodi e sentinelle del proprio territorio.

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