Nota dell’autore: in questi racconti non troverete le date di nascita e di morte. È una scelta voluta. Le date appartengono ai registri e agli archivi; i ricordi appartengono al cuore delle persone. Il mio desiderio è raccontare la vita, i valori e l’umanità dei protagonisti di queste pagine, perché il bene che hanno lasciato a Corsagna vale molto più di una data incisa su una lapide.
Ci sono persone che lasciano un segno profondo non soltanto per ciò che hanno realizzato, ma soprattutto per il modo in cui hanno vissuto. A Corsagna, pronunciare il nome di Biagio Barsanti significa ricordare un imprenditore edile stimato, ma prima ancora un uomo buono, sempre disponibile, capace di infondere serenità con una parola semplice e con il suo sorriso.
La sua impresa ha costruito abitazioni e restaurato edifici in gran parte della Valle del Serchio e nella Piana di Lucca, contribuendo allo sviluppo del territorio. Ma il suo patrimonio più grande è stato quello umano. Accanto a lui c’è sempre stata la moglie Carmeliana, compagna di una vita, con la quale ha costruito una famiglia fondata sul lavoro, sul sacrificio e sull’onestà. Dal loro matrimonio sono nati Ilario ed Emanuele, ai quali Biagio ha trasmesso non solo il mestiere di imprenditore edile, ma anche il rispetto per le persone e l’amore per il proprio lavoro. Oggi sono loro a portare avanti con serietà l’azienda di famiglia.
Per me Biagio è stato molto più di un imprenditore. È stato un amico sincero, in tanti momenti della mia vita, quasi un padre. La sua impresa è stata quella di fiducia della mia famiglia quando decisi di costruire la mia casa. Ricordo ancora il giorno in cui furono gettate le fondamenta. Ero preoccupato: costruire una casa significava affrontare un impegno economico importante. Biagio se ne accorse subito e con il suo sorriso mi diceva quasi ogni giorno: «O Nino, fra in quattro e quattr’otto siamo al tetto.» Erano parole semplici, ma avevano un valore enorme. In quei momenti non parlava soltanto l’imprenditore: parlava un amico che sapeva capire le preoccupazioni degli altri e trovava sempre il modo di infondere fiducia.
La mattina, prima che partissi per il lavoro, ci incontravamo in località Verace, sotto la sua abitazione, quello era il nostro piccolo ufficio all’aperto. Parlavamo dell’andamento del cantiere, dei lavori da programmare e delle soluzioni da adottare; per lui costruire una casa significava realizzare il sogno di una famiglia e seguiva ogni lavoro con attenzione, come se fosse casa propria.
Durante i ventinove anni nei quali ho avuto l’onore di presiedere la Misericordia di Corsagna, volli Biagio sempre vicino a me. Non aveva incarichi ufficiali, ma era uno di quei collaboratori che tutti vorrebbero avere. Lo consultavo spesso durante la progettazione e la costruzione della Casa Famiglia per anziani. La sua esperienza era preziosa, interpretava i progetti, suggeriva soluzioni pratiche e affrontava ogni problema con il buon senso di chi il mestiere lo conosceva davvero.
Ricordo ancora i tanti viaggi che facevamo insieme dai fornitori di materiali edili. Visitavamo magazzini e rivendite confrontando la qualità dei materiali e cercando sempre il prezzo più giusto. Ogni risparmio rappresentava una risorsa in più per la Misericordia e per quella Casa Famiglia che stavamo costruendo con entusiasmo. Biagio viveva quel progetto come se fosse suo, non si limitava a dare consigli: partecipava con passione e con il desiderio sincero di lasciare qualcosa di importante alla comunità.
Pur essendo uno degli imprenditori edili più affermati della zona, non ebbe mai il minimo risentimento quando la Misericordia affidò la costruzione della Casa Famiglia a un’altra impresa di Corsagna, continuò a collaborare con grande disponibilità, mettendo gratuitamente a disposizione la propria esperienza ogni volta che ce n’era bisogno. Per lui contava il bene della comunità, non l’interesse personale.
Biagio aveva una qualità che non tutti possiedono: aveva sempre una parola buona per chiunque. Sapeva ascoltare, incoraggiare e, soprattutto, esserci. Nei momenti difficili degli amici, dei collaboratori e dei familiari non si tirava mai indietro. La sua presenza era discreta, ma concreta. Forse questa sensibilità nasceva anche dalle prove che la vita gli aveva riservato. Ancora giovane dovette affrontare il dolore della perdita del fratello Giuseppe, che oltre a essere un fratello era anche il suo socio nell’impresa edile.
Giuseppe era un muratore di grande capacità e insieme avevano costruito, mattone dopo mattone, un’azienda destinata a diventare un punto di riferimento nel settore. Perdere un compagno di lavoro e di vita fu un colpo durissimo. Eppure Biagio trovò la forza di andare avanti, sostenere la famiglia e continuare a far crescere l’impresa senza perdere quella serenità che lo ha sempre contraddistinto. Forse proprio per questo sapeva comprendere così bene le difficoltà degli altri e trovava sempre una parola di conforto.
Ma Biagio era profondamente legato anche alle tradizioni del nostro paese. Era un uomo che curava con attenzione e competenza i suoi castagneti durante tutto l’anno. Sapeva bene che soltanto un castagneto seguito con passione avrebbe restituito castagne di qualità. Quando arrivava l’autunno iniziava la raccolta. Le castagne venivano raccolte rigorosamente a mano, una ad una, con la pazienza e il rispetto che quel lavoro richiedeva. Poi arrivava il tempo del metato, dove venivano essiccate lentamente secondo un’antica tradizione tramandata da generazioni. Infine erano portate al mulino per ottenere una farina di castagne di eccellente qualità, della quale Biagio andava giustamente orgoglioso. Anche in questo emergeva il suo carattere: pazienza, precisione e amore per le proprie radici.
Fu anche un grande appassionato di caccia. Come tanti uomini della sua generazione partecipava alle battute al cinghiale, vivendo quei momenti soprattutto come occasioni di amicizia e di condivisione. Per il lungo servizio prestato alla Misericordia di Corsagna e per la generosità dimostrata negli anni, la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia gli conferì la Croce al Merito della Carità, uno dei riconoscimenti più importanti riservati a chi ha testimoniato concretamente i valori della solidarietà e del servizio.
Anche negli ultimi tempi della sua vita, quando andavo a trovarlo, ritrovavo sempre lo stesso Biagio. L’ultima volta fu pochi giorni prima che ci lasciasse, non parlava tanto di sé o della malattia: parlava della sua famiglia, dei figli, dell’impresa, del lavoro e del suo paese. Aveva ancora progetti, idee e il desiderio di essere utile. La sua voglia di vivere era ancora fortissima e la condivideva con chi gli stava vicino.
È questa l’immagine che porto nel cuore: un uomo che, fino all’ultimo, ha continuato a guardare avanti con fiducia e con amore per la vita. Quando oggi incontro Ilario ed Emanuele, mi sembra di ritrovare qualcosa del loro padre. Nei loro modi di lavorare, nella serietà con cui portano avanti l’impresa e nel rispetto verso le persone rivedo gli insegnamenti di Biagio. È questo, forse, il patrimonio più bello che abbia lasciato: non soltanto un’azienda solida, ma uno stile di vita fatto di correttezza, disponibilità e amore per il proprio lavoro.
Per questo, ancora oggi, pronunciare il nome di Biagio Barsanti non significa ricordare soltanto un imprenditore edile. Significa ricordare un uomo che, con il suo sorriso, la sua umanità e il suo esempio, ha costruito qualcosa che va oltre le case e i cantieri; ha costruito rapporti, amicizie e fiducia. Questa è l’opera più bella che ha lasciato alla sua famiglia e a tutta la comunità di Corsagna.