L’agrivoltaico non come semplice tecnologia energetica, ma come uno dei possibili strumenti attraverso cui ripensare il rapporto tra produzione agricola, tutela del territorio e transizione ecologica. È questo il messaggio emerso dal II Forum nazionale sull’agrivoltaico promosso da Legambiente a Roma lo scorso 5 maggio, occasione di confronto tra istituzioni, imprese, mondo agricolo e comunità scientifica su uno dei temi più delicati e strategici per il futuro del Paese.
Una discussione che riguarda da vicino anche la Toscana, territorio che negli ultimi anni sta vivendo in modo sempre più evidente gli effetti della crisi climatica: siccità prolungate, aumento delle temperature, eventi meteorologici estremi, perdita di produttività e crescente pressione sulle risorse idriche stanno modificando profondamente gli equilibri del comparto primario.
In questo scenario, secondo Legambiente, l’integrazione tra energie rinnovabili e agricoltura rappresenta una delle sfide più importanti dei prossimi anni. L’agrivoltaico consente infatti di produrre energia pulita senza interrompere le attività agricole, mantenendo le coltivazioni tra le file dei pannelli fotovoltaici e offrendo alle aziende agricole nuove opportunità economiche e strumenti di adattamento climatico.
Il tema è ormai centrale anche a livello europeo. Secondo i dati presentati nel dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026”, realizzato da Legambiente, in Europa sono attivi oltre 200 impianti agrivoltaici per una capacità installata superiore ai 15 gigawatt, con Francia, Germania e Paesi Bassi in forte crescita grazie a investimenti e politiche di sostegno. Anche in Italia il comparto sta vivendo una fase di forte espansione progettuale: il PNRR sostiene oltre 700 progetti per circa 2 gigawatt complessivi, con l’obiettivo di raggiungere 1,04 gigawatt installati entro giugno 2026.
Numeri che raccontano una trasformazione già in atto ma che, allo stesso tempo, evidenziano ritardi e contraddizioni ancora irrisolte. Per Legambiente il rischio concreto è che il Paese perda un’occasione strategica a causa di procedure autorizzative lente, norme frammentate tra le diverse Regioni, incertezza sulle aree idonee e una visione politica ancora insufficiente rispetto alla portata della sfida.
Una situazione che rischia di produrre tensioni anche nei territori, soprattutto laddove il confronto pubblico si ferma a una contrapposizione ideologica tra energia e agricoltura, senza affrontare il nodo centrale della qualità dei progetti e della pianificazione.
Secondo l’associazione ambientalista, infatti, il punto non è decidere se sviluppare o meno l’agrivoltaico, ma stabilire come farlo, con quale modello e con quale coinvolgimento delle comunità agricole. La qualità progettuale diventa quindi decisiva: impianti pensati sulle caratteristiche delle colture, del paesaggio e delle aziende agricole, capaci di integrare realmente produzione energetica e attività rurali.
In questo quadro, la Toscana viene indicata come uno dei territori che potrebbe maggiormente beneficiare di un approccio serio e integrato all’agrivoltaico. Un’area dove la crisi climatica sta già modificando i cicli agricoli e dove la necessità di rafforzare la resilienza delle imprese agricole si intreccia con il bisogno di accelerare la transizione energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
“L’agrivoltaico può rappresentare una leva straordinaria per il rilancio del settore primario – dichiarano Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, e Fausto Ferruzza, presidente legambiente Toscana e responsabile paesaggio dell’associazione – ma perché questo avvenga è fondamentale che i progetti nascano da una reale integrazione tra competenze agronomiche ed energetiche, rendendo gli agricoltori protagonisti e non semplici spettatori. La crisi climatica sta mettendo in difficoltà il mondo agricolo anche in territori come la Toscana dove siccità e fenomeni estremi stanno diventando sempre più frequenti. In questo contesto servono strumenti capaci di accompagnare le aziende agricole verso un modello più resiliente, sostenibile e innovativo. L’agrivoltaico può contribuire a questo percorso se inserito dentro una pianificazione seria, trasparente e costruita insieme ai territori.Occorre puntare su progetti di qualità, che garantiscano una forte integrazione tra produzione da rinnovabili ed agricoltura o allevamento e abbiamo il settore agricolo come protagonista fin dalle prime fasi della progettazione ”
Gentili e Ferruzza sottolineano inoltre come le prime evidenze scientifiche mostrano benefici concreti derivanti dall’integrazione tra pannelli fotovoltaici e coltivazioni, con riduzioni dei consumi idrici grazie all’ombreggiamento, mitigazione dello stress termico per alcune colture e possibili incrementi produttivi in specifiche condizioni sperimentali. A questi aspetti si aggiungono le opportunità legate all’innovazione tecnologica, alla digitalizzazione delle pratiche agricole e alla diversificazione del reddito delle imprese.
Per questo motivo, l’associazione rivolge un appello alla Regione Toscana affinché acceleri gli iter autorizzativi, individui aree idonee aggiuntive rispetto a quelle previste a livello nazionale e superi approcci frammentati o esclusivamente restrittivi che rischiano di rallentare ulteriormente lo sviluppo del settore. L’obiettivo è valorizzare e promuovere progetti di qualità capaci di diventare modelli concreti di integrazione positiva tra paesaggio agrario, produzione agricola ed energie rinnovabili, contribuendo alla costruzione di un sistema più resiliente, innovativo e sostenibile.
Per Legambiente, la sfida dell’agrivoltaico riguarda infatti il modello di sviluppo che il Paese intende costruire nei prossimi anni. Una sfida che non può essere affrontata contrapponendo tutela del paesaggio, agricoltura ed energie rinnovabili, ma governando la trasformazione attraverso regole chiare, partecipazione e qualità progettuale.
La transizione ecologica non si giocherà soltanto sulla capacità di produrre energia pulita, ma sulla possibilità di integrare innovazione, tutela del territorio e futuro delle comunità rurali. E proprio nei territori agricoli come la Toscana questa partita sarà decisiva.