Si è di fronte ad uno di quei luoghi che non custodiscono soltanto oggetti o documenti, ma atmosfere, silenzi, vite. Entrare a Casa Pascoli significa avvicinarsi al poeta Giovanni Pascoli, ma soprattutto anche alla sua quotidianità, alla sua dimensione più umana e privata. Ed è proprio da questa idea di “luogo vivo” che sembra voler partire Sara Moscardini, nominata dal comune di Barga nuova conservatrice della Casa museo.
Archivista, studiosa del patrimonio pascoliano e collaboratrice della fondazione Giovanni Pascoli dal 2017, Moscardini raccoglie un incarico fortemente voluto già da Maria Pascoli, sorella del poeta, con il compito di custodire e valorizzare il museo e il suo patrimonio culturale e documentario.
La Gazzetta del Serchio le ha rivolto alcune domande per approfondire visione, obiettivi ed emozioni legate a questo nuovo percorso.
Come ha accolto questo prestigioso incarico?
“Sento questo incarico come un grande onore, ma anche come una grande responsabilità. In una veste o nell’altra collaboro con Casa Pascoli dal 2012, e in questi anni ho imparato a conoscerne l’unicità e il valore straordinario”.
Casa Pascoli è un luogo carico di memoria e significato, simbolico per Barga e per la cultura italiana…
“Sì. Casa Pascoli è davvero un unicum: una casa museo perfettamente conservata, con i suoi oggetti, la biblioteca, l’archivio, e con quella sensazione, ancora oggi, di essere ospiti di Giovanni e di Maria. Per questo il senso di responsabilità è così forte: si tratta di un patrimonio culturale e umano di grande importanza, da trattare con grande rispetto ed attenzione”.
Come rendere questa casa-museo ancora più viva, aperta e vicina soprattutto alle nuove generazioni?
“Una cosa che mi dispiace molto è sentire ancora oggi, da persone del territorio, parlare di Casa Pascoli come un luogo triste e di Pascoli come un poeta noioso, il poeta scolastico, quello da imparare a memoria per obbligo. In realtà, per chi la conosce davvero e la frequenta, Casa Pascoli è un luogo bellissimo e vivo: basta pensare in questo momento alla bellezza del giardino in fiore. Proprio qui, ad esempio, la recente festa degli aquiloni, è stata molto apprezzata dai bambini e ha mostrato quanto questo luogo possa parlare ancora alle persone”.
Cosa trasmette questo luogo?
“Il museo è capace di raccontare non solo la grandezza del poeta, ma anche la semplicità della sua umanità: la cucina, le fotografie, il giardinaggio, la quotidianità. Credo che sia proprio da questo lato più umano che i ragazzi possano sentirlo più vicino”.
Quindi quali iniziative mettere in campo?
“Per quanto riguarda i giovani più “cresciuti”, già da questa estate cercheremo di proporre nuove iniziative. Il primo appuntamento sarà il 30 luglio, in collaborazione con la Consulta giovani del comune di Barga con un evento nel giardino che unisce convivialità e musica. Senza parlare poi di tutto quello che è il versante della comunicazione digitale su cui dovremo impegnarci”.
Lavora da anni sul patrimonio pascoliano e collabora con la Fondazione dal 2017. C’è un aspetto di Giovanni Pascoli che, secondo lei, è ancora oggi poco conosciuto o compreso dal pubblico?
“Pascoli è un poeta difficilissimo da incasellare. Ha usato registri diversissimi e affrontato una quantità incredibile di temi. Io dico sempre che Pascoli è come un jukebox: inserisci una moneta e lui tira fuori qualcosa di inatteso, perché ha davvero scritto e riflettuto su tutto. Quello che forse ancora oggi non si riesce ad afferrare pienamente è che Pascoli è molto più del poeta della Cavalla storna o del 10 agosto. Più di cento anni fa parlava già di emigrazione, di problemi sociali, di scoperte scientifiche, di pacifismo, e potrei continuare a lungo. È questo il Pascoli che dovremmo continuamente riscoprire”.
Ha parlato di una maggiore fruibilità del museo. Cosa intende?
“Intendo innanzitutto la necessità di un momento di analisi della gestione quotidiana di Casa Pascoli, dalla cura degli spazi all’organizzazione delle visite. Aprire al pubblico una realtà come una casa museo richiede infatti un’attenzione particolare, perché si tratta di un luogo molto delicato, con caratteristiche specifiche che vanno rispettate. Anche gli spazi stessi, raccolti e domestici, non permettono naturalmente flussi troppo numerosi e continui di visitatori. Per questo è importante trovare un equilibrio tra accessibilità, tutela e qualità dell’esperienza di visita”.
Ci parli delle iniziative che avete in programma nei prossimi mesi
“L’estate vede un programma già definito di eventi, tra cui naturalmente il più importante resta la Serata Omaggio al poeta del 10 agosto. Come conservatore, vorrei però iniziare dall’autunno ad organizzare appuntamenti mirati che possano rendere Casa Pascoli ancora più visibile e partecipata, soprattutto in occasione di eventi già consolidati come le Giornate europee del patrimonio, la Domenica di carta, la giornata delle Famiglie al museo e via dicendo. Penso a presentazioni, conferenze di approfondimento, visite tematiche, ma anche mostre temporanee. Tutto questo, naturalmente, in perfetta sinergia con il comune di Barga e con la fondazione Pascoli”.
Questa nomina arriva anche nel segno della continuità con chi ha custodito Casa Pascoli prima di lei, come il professor Gianluigi Ruggio. Che eredità sente di raccogliere?
“Per me è un privilegio raccogliere l’eredità del professor Ruggio, non solo per il suo valore di studioso, ma anche per la straordinaria dedizione che ha riservato a Pascoli nel corso di tutta la sua vita. È una figura che ricordo con grande stima e profonda riconoscenza, e spero che in questo triennio si possano creare le occasioni per rendere doveroso omaggio alla sua memoria”.
Quale impronta personale vorrebbe lasciare in questo nuovo percorso?
“Quello che proverò a fare è lavorare affinché sempre più persone possano avvicinarsi davvero a Pascoli. Non mi interessa essere ricordata per qualcosa in particolare: quello che vorrei è che le persone si innamorassero di Pascoli, come è accaduto a me”.
Ed è forse proprio questa la chiave più bella emersa dalle parole di Sara Moscardini: non trasformare Casa Pascoli soltanto in un luogo da visitare, ma in un luogo da vivere. Uno spazio capace di parlare ancora al presente, di accogliere nuove generazioni e di restituire a Pascoli la sua dimensione più vera: quella di uomo, prima ancora che di poeta.