Dal silenzio dei boschi della Garfagnana alle luci e ai flash di Isola Sanremo. Ieri Salvatore Liggeri ha vissuto un’esperienza intensa e fuori dall’ordinario, salendo sul palco del rooftop dell’Hotel Nazionale per presentare il docufilm Viandante e il suo bestseller A due passi dal Tibet, davanti a un pubblico attento e qualificato, composto prevalentemente da giornalisti e figure legate al Festival.
Un passaggio simbolico, quasi un ponte tra due mondi: da una parte la sua quotidianità fatta di lavoro in ospedale, orto e vita semplice; dall’altra la dimensione dello spettacolo, dell’immagine, delle grandi vetrine mediatiche.
“Il talk è iniziato alle 15 circa, dopo l’intervento prima di Mauro Repetto, ex 883, e poi di Chiello, presso Isola Sanremo nel rooftop dell’Hotel Nazionale”, racconta Liggeri. “Ho fatto uno speech insieme al regista del docufilm Fabrizio Baroni, durante il quale abbiamo presentato sia il mio libro A due passi dal Tibet sia proiettato il trailer del docufilm.”
Il pubblico era composto prevalentemente da giornalisti e diverse figure tutte legate al festival. E aggiunge: “Al momento non so se il mio intervento uscirà da qualche parte, ma appena avrò il materiale lo condividerò sulla mia pagina Facebook A due passi dal Tibet”.
Protagonista insieme al regista, Liggeri ha portato sul palco il cuore del suo messaggio: un percorso che parla di depressione, riscatto, coraggio e ricerca interiore. Viandante, ispirato al libro che si avvicina alle 3 mila copie vendute, rompe il tabù della morte e invita a riflettere sul significato pieno del vivere, accendendo allo stesso tempo i riflettori sul rispetto della natura, con un omaggio ai luoghi più suggestivi della Garfagnana.
Ma oltre all’intervento ufficiale, ciò che resta è soprattutto l’esperienza umana. “Sono stati giorni alienanti da un punto di vista esperienziale”, ammette. “Passare da una quotidianità tra il lavoro in ospedale a tempo parziale e poi l’orto, e arrivare invece in un posto fatto di fotografie, show e personaggi televisivi di ogni tipo, ti porta in una dimensione completamente diversa, dove l’apparenza conta tantissimo.”
Eppure, l’esperienza è stata molto positiva. “Per noi è stato strano, però bello perché l’abbiamo vissuta sia da protagonisti che da spettatori. Eravamo lì come invitati a questo evento, ma con la semplicità e la genuinità di metterci in gioco.”
Un’esperienza che ha permesso anche di creare relazioni e nuovi contatti nel mondo dello spettacolo. “Siamo stati molto apprezzati da tanti personaggi. È stato un modo anche per fare network con tante persone dello spettacolo.” Ma ribadisce con chiarezza la sua posizione: “La cosa che ho rimarcato tantissimo è la voglia di proseguire con la mia vita, di vivere in Garfagnana e continuare così. Isola Sanremo è stata un’occasione per andare avanti con i miei libri e con i miei progetti, ma non è l’inizio di una carriera nel mondo dello spettacolo. È un’esperienza che mi arricchisce a livello umano.”
Liggeri si dice convinto che altre occasioni arriveranno, forte del messaggio che porta avanti. “Credo nel messaggio che sto portando, che penso sia molto attuale: l’uscita dalla depressione, il coraggio di conoscere se stessi, il riscatto e la voglia di vivere pienamente la vita. Sono convinto che ci saranno altre vetrine di questo spessore.”
Ma la direzione resta chiara, ed è quella delle sue radici. “Su una cosa resto fermo – conclude – Voglio godermi la mia vita con mia moglie Sara e la nostra casetta senza gas, con la mia gattina Michi.” Poi richiama la figura che più lo ispira: “Tiziano Terzani aveva la capacità di andare dove le cose grandi del mondo accadevano e poi sapeva ritornare nella sua Orsigna, nel suo luogo sicuro. Per me la Garfagnana è la stessa cosa. È il mio luogo sicuro, è la mia casa, non mi muoverò mai di qui.”
E aggiunge, quasi come una promessa: “È un atto d’amore per le Alpi Apuane, per l’Appennino e per la gente che vive in questo posto. Sarà sempre un porto da cui partire per continuare a condividere la mia esperienza.”
Isola Sanremo è stata una vetrina importante e un confronto diretto con il mondo dello spettacolo. Ma il senso più profondo di questi giorni, per Liggeri, sembra essere un altro: si può attraversare il “baccano” delle luci senza smarrire il silenzio delle proprie montagne. Si può salire su un rooftop affacciato sul Festival e continuare a sentirsi, prima di tutto, viandanti.
Foto di Nicola Tognetti
Servizio video di Elisa Togneri e Nicola Tognetti





























