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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
tea & ribollita

Dalla mia finestra a Londra al mio ritiro spirituale a Coreglia

Ci sono mattine in cui Londra si sveglia prima di te. Sirene in lontananza, un’ambulanza che taglia la strada, qualcuno che discute sotto casa. Pattuglie, arresti un po’ surreali, inseguimenti, chi più ne ha più ne metta. Qui succede spesso. È il prezzo — e anche il fascino — di vivere in un posto che non sta mai fermo.

Io ho una finestra grande, in salotto, affacciata proprio sulla strada. Davanti, il mercato: dal lunedì al sabato un piccolo teatro a cielo aperto. La domenica si ferma. Gli altri giorni no.

La mattina ho un rito tutto mio. Metto su il tè, accendo il palo santo, controllo le piante — e poi mi piazzo lì, alla finestra, a guardare cosa succede fuori. Osservo. E succede sempre qualcosa.

C’è una signora che canta. Io l’ho soprannominata la Lirica. Sempre vestita tutta colorata, cappellino un po’ alla francese, presenza inconfondibile. L’ho incrociata anche al supermercato: tu sei lì che cerchi la lattuga e lei, da qualche corsia più in là, parte con un’aria d’opera come se fosse la cosa più normale del mondo.

Poi ci sono le piccole gag quotidiane, gli scambi rapidi tra i “Barbons” — come li chiamo io — perché anche chi vive per strada ha il suo stile, il suo carattere, la sua storia che non conosci.

Insomma, da questa finestra passa di tutto. Eppure, ogni tanto, la testa va altrove. Mi è tornata in mente una mostra vista anni fa a Firenze, con un amico carissimo. Era il periodo di un importante anniversario della Divina Commedia e, in una chiesa sconsacrata, avevano allestito una mostra interattiva dedicata a Dalí. Non c’erano solo le sue reinterpretazioni dantesche, ma anche altre opere che raccontavano il suo immaginario.

Tra tutte, una mi era rimasta addosso: “Girl at the Window”. Ferma. A guardare fuori. Ogni tanto mi rivedo così: con una parte di me qui, nel pieno movimento di Londra, e un’altra che cerca silenzio. Forse è anche per questo che, negli ultimi mesi, ho sentito il bisogno di staccare davvero. Non un weekend mordi e fuggi. Proprio staccare.

Mi sono ritrovata nell’entroterra toscano, su una collina verde dove il tempo sembra avere un passo diverso. Non è solo un’impressione: Coreglia Antelminelli, documentata già dall’XI secolo, è uno di quei borghi che hanno attraversato i secoli senza perdere la loro misura. Una casa appartata. Gli animali che si muovono piano. Il panorama largo, pulito, quasi immobile.

E poi c’era mia mamma. Presenza tranquilla, concreta, di quelle che rimettono tutto in ordine senza fare rumore. Stare lì qualche giorno è stato come chiudere i rubinetti del sottofondo costante a cui ormai non facciamo più caso. Telefono quasi spento. Zero corse. Tempo soleggiato. Pace assoluta! Non è qualcosa di mistico. È proprio fisico.

Forse quando vivi all’estero lo senti di più. Ti abitui al ritmo veloce, al rumore continuo, alla città che spinge sempre avanti. Poi ti fermi in un posto così — anche solo per pochi giorni — e il corpo lo riconosce subito. Non è nostalgia. È bisogno di silenzio.

E pensare che da queste colline, per più di un secolo, partivano i figurinaï: artigiani che giravano l’Europa con valigie piene di statuine di gesso. Un borgo minuscolo, ma con lo sguardo già rivolto fuori. Forse anche per questo, qui il concetto di partire e tornare non è mai stato una novità.

Certo, questi luoghi hanno anche i loro contro. Sei lontano da tutto, devi organizzarti per ogni spostamento, la comodità urbana qui non esiste. Ma hanno una qualità sempre più rara: ti costringono a rallentare.

Londra resta Londra, con tutta la sua energia. Ma sapere che esistono ancora angoli dove puoi davvero staccare cambia la prospettiva.

Questa volta la mia gita fuori porta non è stata verso il mare o verso una città d’arte. È stata verso qualcosa di più semplice. Un posto dove la sera si abbassa la voce quasi senza accorgersene, dove il buio arriva davvero e dove, per qualche giorno, la testa smette di correre. Tea caldo. Ribollita mentale fatta come si deve. E il resto — almeno per un po’ — può aspettare.

🧭 COREGLIA ANTELMINELLI IN BREVE

Borgo collinare della Garfagnana (Lucca), Coreglia Antelminelli conta poco più di 2.500 abitanti ed è inserito tra i Borghi più belli d’Italia. È storicamente conosciuto come il paese dei figurinaï, artigiani che tra Ottocento e Novecento emigravano in Europa vendendo statuine in gesso. Oggi conserva un’identità fortemente legata al paesaggio verde e alla vita lenta dell’entroterra toscano.

Alla prossima,

Lovely to see you!

T&R

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