Tra le lagune dell’Australia Occidentale studia gli organismi viventi più antichi della Terra, vecchi di 3 miliardi e mezzo di anni.
A sud di Perth, lungo la costa dell’Australia Occidentale, il paesaggio alterna dune sabbiose, boscaglie basse e lagune salmastre. È qui, sulle rive di Lake Clifton, all’interno del Yalgorup National Park, che vivono comunità microbiche tra le più antiche del pianeta.
Ad accompagnarmi in questa visita è una biologa marina di Viareggio, formata nelle università italiane e oggi impegnata professionalmente in Australia come esperta dei sistemi marini e costieri.
Le stromatoliti, testimoni di tre miliardi e mezzo di anni
Le protagoniste di questo ecosistema sono strutture biologiche chiamate stromatoliti (a Lake Clifton si trovano formazioni affini, dette thromboliti). Si tratta di costruzioni calcaree realizzate da colonie di microrganismi, in particolare cianobatteri, capaci di intrappolare sedimenti e depositare strati su strati nel corso di tempi lunghissimi.
Le stromatoliti sono considerate tra le più antiche forme di vita della Terra: esistono da circa 3,5 miliardi di anni, precedenti a qualsiasi organismo complesso. Furono proprio questi microrganismi, attraverso la fotosintesi, a contribuire all’ossigenazione primitiva dell’atmosfera terrestre, rendendo possibile lo sviluppo della vita come la conosciamo oggi.
Non sono fossili. Sono comunità viventi che continuano lentamente a crescere, purché l’equilibrio ambientale resti stabile.
Dalla Versilia alle lagune australiane
Colpisce ascoltare spiegazioni scientifiche così precise con accento viareggino, a migliaia di chilometri dal Mar Tirreno.
La biologa versiliese lavora sul monitoraggio degli ecosistemi costieri, studiando la qualità delle acque e la conservazione di ambienti fragili come quelli di Lake Clifton. Il suo percorso racconta una storia ormai comune: formazione universitaria italiana di alto livello e valorizzazione professionale all’estero.
Dalle spiagge della Versilia alle lagune dell’Australia Occidentale, il filo non si spezza. Cambia l’orizzonte geografico, ma restano competenze, metodo scientifico e passione.
In questa mattina australiana non ho visto soltanto uno degli ecosistemi più antichi della Terra.
Ho visto una giovane professionista cresciuta nel nostro territorio che porta nel mondo il sapere acquisito in Italia, applicandolo alla tutela di ambienti unici e delicati.
E forse è proprio questo il paradosso del nostro tempo: talenti formati nel nostro Paese che trovano spazio e riconoscimento dall’altra parte del mondo, contribuendo alla ricerca e alla protezione di patrimoni naturali universali.
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