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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
tea & ribollita

Downing Street e il tempo che si è accorciato dopo le dimissioni di Starmer

Perché i Primi Ministri britannici durano sempre meno? “Ma com’è possibile che, fino a pochi anni fa, un inquilino di Downing Street governasse stabilmente per un decennio, mentre oggi i primi ministri sembrano avere una data di scadenza?” È la domanda che viene naturale di fronte alle dimissioni di Keir Starmer.

Starmer era arrivato a Downing Street nel luglio 2024 con una delle vittorie più nette degli ultimi anni. Dopo quattordici anni di governi conservatori, il Partito Laburista aveva conquistato una larga maggioranza parlamentare, aprendo una nuova fase politica nel Regno Unito. Meno di due anni dopo, ha annunciato le dimissioni e resterà in carica fino alla scelta del suo successore. Una notizia che, vista dall’Italia, può sorprendere. Come si passa da una vittoria così ampia a una fine così rapida?

Per capire cosa sta succedendo bisogna guardare più indietro. Per anni il Regno Unito è stato sinonimo di stabilità politica. Margaret Thatcher è rimasta Primo Ministro per undici anni, Tony Blair per dieci, David Cameron per sei. Poi, con la Brexit, qualcosa si è incrinato. Da allora la successione è diventata molto più rapida: Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss — rimasta in carica appena 49 giorni — Rishi Sunak e ora Keir Starmer.

Non è un caso isolato. Secondo molti osservatori, ci sono tre fattori principali che spiegano questa accelerazione. Il primo è la comunicazione politica. Oggi la politica vive in tempo reale, tra social media, televisioni e sondaggi continui. Un governo non ha più il tempo di consolidare le riforme prima di essere giudicato. La pressione pubblica e mediatica può diventare immediata.

Il secondo è la Brexit. Dal 2016 la politica britannica è diventata più polarizzata e frammentata, con partiti attraversati da divisioni interne sempre più forti e difficili da ricomporre. Il terzo elemento, meno evidente dall’esterno, riguarda il funzionamento interno del sistema politico britannico: spesso non sono le elezioni a interrompere un governo, ma il suo stesso partito, attraverso i parlamentari, a spingere per un cambio di leadership quando la percezione di consenso si indebolisce.

È dentro questo contesto che si inserisce la vicenda di Keir Starmer. Nei giorni scorsi, nel dibattito pubblico britannico, si è aperta anche una riflessione più ampia sul futuro del progetto laburista e sulla sua capacità di mantenere coerenza e consenso dopo la vittoria del 2024. Secondo analisi e commentatori politici, il punto non è soltanto ciò che il governo ha fatto, ma ciò che è riuscito a comunicare. Durante il suo mandato alcuni risultati sono arrivati: una riduzione dell’immigrazione netta dopo nuove misure restrittive, e un miglioramento delle liste d’attesa del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS). Sul piano internazionale, il Regno Unito ha mantenuto un ruolo attivo nei rapporti con l’Europa e nel sostegno all’Ucraina.

Eppure questi risultati non si sono trasformati in una narrazione politica efficace. La percezione rimasta è quella di un governo lento e poco incisivo sul piano comunicativo, in un contesto in cui il messaggio pubblico conta sempre di più. Nel frattempo, all’interno del Partito Laburista, il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester. Figura molto popolare nel Regno Unito, viene considerato il principale favorito in caso di apertura della corsa alla leadership, grazie a uno stile politico più diretto e a una forte capacità di comunicazione.

Per chi vive nel Regno Unito, nell’immediato non cambierà molto. Le istituzioni restano operative e la macchina dello Stato continua a funzionare. Ma la direzione politica del Labour nei prossimi mesi sarà decisiva per il futuro del Paese.

La vicenda di Starmer lascia comunque una riflessione che va oltre la politica britannica. Oggi sembra non bastare più governare bene. Bisogna anche riuscire a raccontarlo. Perché, in un’epoca in cui la comunicazione corre più veloce delle decisioni, il rischio è che a farsi sentire non sia chi ottiene risultati, ma chi riesce a raccontarli meglio.

Alla prossima,

Lovely to see you!

T&R

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