Il Ponte del Diavolo, simbolo di accesso alla Valle del Serchio: un territorio ricco di iniziative, dove però le famiglie con figli con disabilità chiedono ancora risposte concrete per il periodo estivo.
In questi giorni, nel mio ruolo di Garante della persona con disabilità per l’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio, sono stato contattato più volte da genitori che vivono una preoccupazione concreta: come affrontare il periodo estivo con figli in età scolare, dalla scuola dell’infanzia alla primaria, quando le scuole chiudono e i servizi si riducono.
Per questi ragazzi non si tratta solo di occupare il tempo, ma di avere continuità educativa, assistenza adeguata e contesti realmente inclusivi. E per le famiglie, che devono lavorare, il problema diventa ancora più pesante.
Sul territorio la situazione è complessa. I più piccoli fanno riferimento ai servizi dell’ASL, altri ai percorsi educativi comunali. Ma le competenze non sono sempre chiare e, soprattutto, manca una regia unica.
È qui che nasce la vera difficoltà: le famiglie si trovano a dover cercare risposte tra più soggetti, senza un punto di riferimento certo. E proprio nel momento più delicato dell’anno, quello della chiusura delle scuole, questa frammentazione diventa un problema concreto.
Non mancano le realtà positive. Il volontariato, le associazioni, tante famiglie si impegnano con serietà e sensibilità, offrendo opportunità importanti nei mesi estivi. Ma questo, da solo, non può bastare.
Le amministrazioni hanno già presentato programmi estivi ricchi di iniziative: cultura, sport, eventi, sagre. Tutto giusto, tutto importante. Ma accanto a questo, sarebbe necessario presentare anche una programmazione ufficiale dedicata ai ragazzi con disabilità.
Perché il territorio non è fatto solo di eventi, ma anche di bisogni che chiedono risposte.
Non si può arrivare all’estate senza aver programmato per tempo. Serve un’organizzazione chiara, condivisa tra Comuni, Azienda sanitaria e territorio, capace di dare certezze alle famiglie.
Per quanto mi riguarda, posso fare ciò che è giusto: ascoltare, raccogliere questi bisogni e farmi portavoce presso le istituzioni. È il minimo che un Garante deve fare. Ma oggi non basta più. Serve una risposta concreta.
Perché anche un solo mese di serenità per queste famiglie non è un dettaglio. È una necessità. E allora, se il Ponte del Diavolo, simbolo di accesso alla Valle del Serchio, rappresenta da secoli un passaggio, un collegamento, un ingresso al nostro territorio, oggi deve diventare anche un simbolo più profondo: quello di una comunità capace di essere davvero accogliente per tutti. Una valle che sa aprirsi, includere, non lasciare indietro nessuno.
Perché l’accesso non è solo un luogo da attraversare. È un diritto da garantire.
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Estate e disabilità: le famiglie chiedono risposte nella Valle del Serchio
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