La Comunità del Cibo e dell’Agrobiodiversità della Garfagnana sarà tra i protagonisti di “Fioriture di Primavera” in programma nel week-end (16 e 17 maggio) presso la stazione di Villetta San Romano in Garfagnana, portando al centro dell’evento il valore del cibo come espressione di territorio, relazione e cultura.
Tra stand enogastronomici con prodotti locali, esperienze di agricoltura sociale e laboratori aperti a tutte le età, il pubblico potrà entrare in contatto diretto con le realtà che ogni giorno custodiscono e rinnovano le tradizioni agricole della Garfagnana.
Un’occasione per scoprire sapori autentici, ma anche per comprendere il legame profondo tra biodiversità, comunità e sostenibilità.
Per l’occasione, La Gazzetta del Serchio ha intervistato la Prof.ssa Lucia Giovannetti che fa parte di questa comunità.
Che ruolo ha, per voi, il cibo nel raccontare l’identità e i valori del territorio?
“Il cibo ha, in questo senso, un ruolo assolutamente centrale, perché riguarda ognuno di noi, ogni giorno. ‘Siamo ciò che mangiamo’, in fondo. E optare per un cibo sano, locale e stagionale, ottenuto nel rispetto dell’ambiente e di chi lo produce, significa fare il bene anche del territorio nel quale viviamo, rispettarne le vocazioni e le tradizioni agricole e zootecniche”.
Cosa ‘racconta’ il cibo?
“La nostra Garfagnana, quello che è stata ma anche ciò che sarà, e da questa ‘narrazione gustosa’ riusciamo sempre a risalire alle interrelazioni uomo, ambiente e comunità. Missione prioritaria della nostra Comunità è proprio creare un’alleanza fra produttori e consumatori, trasformatori e ristoratori basata sul valore del cibo: veicolo di salute, fiducia, sostenibilità e cultura”.
Spesso sentiamo parlare di biodiversità come qualcosa di distante o tecnico…
“La scelta di prodotti alimentari del nostro territorio, derivati da specie e razze autoctone, è un contributo alla salvaguardia di patrimoni genetici che rischiamo sempre più di perdere a causa della globalizzazione. Una polenta ricavata dal granturco ‘Nano di Verni’, anziché una precotta a base di mais da agricoltura industriale, è, ad esempio, una scelta alimentare che sostiene in concreto l’agricoltura locale e di conseguenza il mantenimento dei paesaggi agrari tradizionali”.
Quanto incidono le scelte legate all’agrobiodiversità sulla vita quotidiana, sul paesaggio e perfino sul cibo che portiamo in tavola?
“L’agrobiodiversità si protegge mangiandola: se c’è richiesta di mele locali si mantengono i meleti, allo stesso modo il consumo di carne locale allevata all’aperto per il benessere animale salvaguarda i pascoli. Gli appezzamenti agrari e pascolativi ancora vitali tutelano la bellezza dei luoghi rendendoli più attraenti per chi qui vive e per i turisti”.
Negli stand enogastronomici di “Fioriture di Primavera” saranno presenti realtà molto diverse tra loro: cosa accomuna queste esperienze e che immagine della Garfagnana raccontano insieme?
“Danno un’immagine di sinergia fra gli attori che credono nelle potenzialità della Garfagnana. L’amore per questa terra è il comune denominatore”.
I vostri laboratori che sono in programma coinvolgono anche bambini e famiglie: perché avete scelto un approccio esperienziale e sensoriale?
“Perchè questo è l’approccio giusto per coinvolgere, motivare e sperare di lasciare un segno incisivo, in giovani e meno giovani, pur con un taglio divertente e basato sul fare insieme”.
Quanto è importante oggi “fare rete” tra produttori, ristoratori e comunità locale?
“E’ fondamentale per potenziare l’economia legata all’agricoltura e all’allevamento ed anche per comunicare il valore che c’è nello scegliere il cibo locale che rappresenta la ricchezza dell’agrobiodiversità della Garfagnana e una scelta alimentare sana e sostenibile”.
Se una persona partecipa ai vostri appuntamenti, cosa vorreste che si portasse a casa?
“Un’esperienza significativa e divertente, attraverso la quale interiorizzare il concetto che la salvaguardia dell’agrobiodiversità ci riguarda molto da vicino: è fondamentale per il nostro benessere e quello del pianeta. Comprendere ciò è far proprio l’approccio ‘One health’: la salute umana, quella animale e dell’ecosistema sono strettamente interdipendenti”.