10 mila le persone in attesa, nel borgo più alto dell’Appennino, già dalle prime ore dell’alba. Bandiere sventolanti da ogni dove: Brasile, Stati Uniti d’America, Messico e poi, vabbè, moltissimi appassionati toscani ed emiliani.
Alle 14.45 Lorenzo Fortunato ha tagliato il traguardo sull’alpe di San Pellegrino, nel comune di Castiglione di Garfagnana, conquistando così altri 40 punti nella classifica “scalatori” e superando quota 100 in questa prima parte di Giro d’Italia. Il bolognese ha distanziato, con un margine di 40”, gli ex compagni di fuga vincendo il “Gran premio della montagna” in questa emozionante tappa della storica competizione ciclistica – giunta, quest’anno, all’edizione numero 108.
Il delirio, il caos – rispettoso e caliente – in piazza per questo atleta che era super gettonato tra gli appassionati avendo già vinto, nel 2021, questo ambito premio sulle Alpi Carniche in Friuli Venezia Giulia.
“Ma guarda sono già passati 36 anni, era il 1989, mi sembra ieri” dichiara un signore brizzolato in mezzo alla folla, in attesa dell’arrivo della carovana ciclistica partita alle 12, da Viareggio, per questa 11^ tappa del Giro. Sembra di assistere al set allargato di un “Grande fratello”, ma più antico ed epico. Perché lo sport unisce, in particolare il ciclismo che regala adrenalina a gogo.
In questo “capannello” di emozioni, tanti ricordi e, tra quasi e futuri amici, qualcuno dice: “Ho sfiorato Bugno quella volta, ma tu non c’eri, troppo giovane”; e, di, rimando un ragazzo vicino della generazione X risponde: “Sì, ok, ma io ho visto Casagrande all’attacco e poi anche Cipollini e Pantani”.
Migliaia di persone in attesa in un lembo di terra di neanche tre chilometri, distribuito nelle salite proibitive di Boccaia, Faggette e Madonnina per arrivare a 1.625 metri di altitudine. Sul nido delle aquile sono saliti 184 atleti, con volti e fisionomie stravolti dalla fatica. Tante generazioni che condividono le emozioni del ciclismo: i boomers, la X, i millenials e, per ultima, la Z. Un insieme di volti, di magliette, di colori, di sorrisi, fra cui tantissimi bambini, a cui non è stata ancora attribuita un’etichetta sociologica.
Tra gli scalatori per eccellenza, in dislivelli che vanno dal 18 al 20 per cento: Carapaz (che si è aggiudicato l’intera tappa), Ciccone, Duble, il messicano maglia rosa Isaac Del Toro, Ayuso, Merida, Tiberi e poi la maglia rosa italiana, il livornese Diego Ulissi del team XDS Astana.
Cronaca di una storia italiana, fatta di sprint, coraggio, di passisti-scalatori, forza e potenza applicata a pedali studiata da Newton. La grande capacità di adattamento di questi atleti che, in tornanti impossibili come quelli dell’alpe di San Pellegrino, hanno adottano escamotage come la postura “Danzica” che permette di oscillare e, in contemporanea, di scalare; e la camminata “a bloc” per arrivare in vetta senza antagonisti. Tanti sportivi che, per arrivare al traguardo, hanno sfruttato la scia protettiva delle moto e auto ammiraglie.
Si è assistito oggi alla “storia”, quella bella, quella italiana che, nonostante l’avvento dell’era digitale, non ha spostato di una virgola la capacità di sognare. Una macchina organizzativa sul territorio composta da decine e decine di pattuglie delle forze dell’ordine appartenenti sia all’Unione Comuni Garfagnana che a quelle dell’amministrazione confinante di Frassinoro. Una sinergia di intenti tra Toscana ed Emilia Romagna.
A fare da apripista e colore 100 bici elettriche arrivate di primo mattino da Viareggio. Ad accogliere la moltitudine di turisti dello sport, lo storico ristorante-albergo “L’Appennino” che, senza sosta, già da ieri ha lavorato per gestire la mole di richieste dei visitatori. A supporto, i due negozi specializzati in prodotti tipici.
Dopo la fatica di queste salite massacranti, finalmente i professionisti della pedalata hanno avuto una standing ovation in piena regola nella piazza del borgo antico. Mare-montagna, tappa insidiosa che ha portato gli atleti a scollinare in Emilia, a “bandiera rossa”, e fine gara a Castelnuovo ne’ Monti.
Si dice che il tempo logori, che tutto sia soggetto a consumo, a fine storia; ma finché migliaia di persone avranno la capacità di ricordare e di mantenere intatta l’immagine nitida di questi eventi, beh, niente e nessuno potrà scalfirla.
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