Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei grandi personaggi che, nel corso dei secoli, hanno frequentato Bagni di Lucca. Ad accompagnarci è Virgilio Contrucci, appassionato conoscitore della storia locale, con il quale, attraverso un dialogo tra amici, cerchiamo di riportare alla luce vicende, curiosità e testimonianze del passato.
Questa settimana parliamo di Giacomo Puccini, uno dei più grandi compositori della storia della musica, nato a Lucca nel 1858 e scomparso a Bruxelles nel 1924.
Il suo legame con Bagni di Lucca fu intenso e duraturo. Qui arrivò da giovane pianista, quando ancora cercava di guadagnare qualche soldo suonando nelle sale da ballo. Vi tornò successivamente da compositore affermato, trovando tranquillità, amicizie e occasioni per dedicarsi alla musica.
Ma dietro il grande Maestro si nascondeva anche un uomo dal carattere vivace, amante della buona tavola e protagonista di episodi curiosi, alcuni dei quali ancora oggi tramandati nella memoria locale.
Virgilio, partiamo dall’inizio. Giacomo Puccini veniva davvero a Bagni di Lucca? E quando cominciò a frequentarla?
Il suo rapporto con Bagni di Lucca risale alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, quando era ancora un giovane musicista, lontano dalla fama internazionale. Veniva per suonare il pianoforte nelle orchestrine che accompagnavano le serate danzanti. Si esibiva al Teatro Accademico, al Casinò e alla Sala Ducci di Ponte a Serraglio. Erano occasioni importanti per fare esperienza e guadagnare qualcosa.
Quanto guadagnava il giovane Puccini per queste serate?
Le testimonianze parlano di compensi di 10 o 15 lire a serata. Per risparmiare, spesso arrivava prima dello spettacolo e cenava a casa di Adelson Betti, padre del violinista Adolfo Betti. Per Adelson compose anche l’inno sacro Vexilla regis prodeunt. Erano gli anni in cui cercava di costruirsi un futuro nella musica.
Virgilio, mi hai raccontato un episodio davvero curioso avvenuto al Teatro Accademico. Pare che una serata abbia rischiato di finire in rissa. Che cosa accadde?
Secondo un racconto tramandato, durante una serata danzante il pubblico continuava a chiedere altri bis per poter ballare. Puccini, ormai stanco di suonare, a un certo punto perse la pazienza e, rivolgendosi ai presenti, esclamò risentito: «Forza, necciai!». Un’espressione colorita che provocò una reazione tutt’altro che amichevole, tanto che la situazione rischiò di degenerare in una rissa. Un episodio che ci restituisce il carattere schietto e impulsivo del giovane Puccini.
Bagni di Lucca, quindi, conobbe Puccini prima ancora che diventasse famoso. Ma dove soggiornava quando tornava da compositore affermato?
Frequentò diversi alberghi e luoghi della cittadina termale. Nel 1909 soggiornò al Grand Hotel delle Terme, dove cercava tranquillità per lavorare. Nel 1920 trascorse invece più di venti giorni all’Hotel Vittoria. Amava il clima, il paesaggio e la compagnia degli amici. Parlava con affetto della «quiete bagnajola», un’espressione che racconta bene il suo rapporto con questi luoghi.
Proprio negli alberghi si racconta un altro episodio curioso, quello della tovaglia scarabocchiata. Ce lo racconti?
All’Albergo Regina, secondo una testimonianza che ho raccolto personalmente, Puccini non voleva che venisse cambiata la tovaglia del tavolo dove mangiava. La cameriera, che ho avuto modo di conoscere quando era ormai anziana a Benabbio, ricordava di essersi lamentata con la proprietaria dicendo: «Il Maestro non vuole che gli cambi la tovaglia, ma è tutta scarabocchiata!». Evidentemente Puccini utilizzava anche quella tovaglia per annotare pensieri e idee. È un ricordo particolare, che ci fa immaginare un compositore capace di trovare spunti musicali anche nei momenti più quotidiani.
Virgilio, Puccini era anche un amante della buona tavola. Mi hai parlato della sua passione per i fagioli al fiasco e di un valzer davvero insolito.
Sì, un altro racconto locale riguarda la sua passione per i fagioli al fiasco, che la proprietaria dell’Albergo Corona gli preparava con particolare cura. Si racconta che Puccini, per ringraziarla, le avesse dedicato addirittura un valzer, incidendone le note con la punta di un coltello sul fondo di una padella di rame. Un episodio davvero singolare, che unisce la passione per la musica a quella per i sapori della nostra tradizione.
Ma Bagni di Lucca non fu soltanto un luogo di villeggiatura. È vero che qui Puccini lavorò anche ad alcune delle sue opere?
Certamente. Nel 1909, durante il soggiorno al Grand Hotel delle Terme, lavorò al secondo atto de La fanciulla del West. Bagni di Lucca rappresentava per lui un ambiente favorevole alla concentrazione e alla creatività.
A proposito di ispirazione, mi hai raccontato anche una storia molto suggestiva legata alla celebre romanza «Mi chiamano Mimì» della Bohème. Che cosa dice la tradizione?
Si tramanda che Puccini, mentre si trovava nel parco dell’Hotel delle Terme, fosse rimasto colpito dal canto di una capinera e che da quel suono avesse tratto ispirazione per la celebre romanza. È un racconto affascinante, che appartiene alla memoria locale. Va però considerato con prudenza dal punto di vista cronologico, perché La Bohème era già stata rappresentata nel 1896, prima del documentato soggiorno del 1909. Sarebbe interessante approfondire l’origine di questa tradizione e verificare se si riferisca a una precedente presenza del compositore.
Virgilio, c’è poi un legame importante tra Bagni di Lucca e un altro capolavoro pucciniano, Turandot. Che cosa accadde?
Nel 1920 Puccini si trovava nuovamente a Bagni di Lucca. Nella villa dove soggiornava il barone Edoardo Fassini Camossi avvenne un incontro importante con i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni per la nascita di Turandot. Il barone possedeva un carillon proveniente dalla Cina, capace di riprodurre melodie orientali. Puccini lo ascoltò con interesse e tre di quelle melodie entrarono successivamente nella partitura dell’opera. È uno degli episodi più significativi del rapporto tra Bagni di Lucca e la storia della musica.
Puccini aveva anche amicizie importanti in questa località?
Certamente. Tra i suoi amici ricordiamo Ferruccio Giorgi e Adriano Bastiani, con i quali mantenne rapporti personali nel tempo. La casa di Bastiani ha conservato diversi ricordi legati al Maestro. Questo dimostra che Bagni di Lucca non era per lui soltanto un luogo dove soggiornare, ma anche un ambiente familiare nel quale ritrovava persone care.
Virgilio, per concludere, quale immagine di Giacomo Puccini ci restituiscono queste testimonianze?
Ci restituiscono un Puccini più vicino alla vita di tutti i giorni. Il giovane pianista che suonava per pochi soldi, il musicista dal carattere vivace, l’uomo che amava i fagioli al fiasco, gli amici e la tranquillità delle nostre montagne. Accanto al compositore conosciuto e applaudito in tutto il mondo emerge una persona semplice nei suoi gusti, legata ai luoghi e alle persone che aveva conosciuto fin dalla giovinezza. Bagni di Lucca accompagnò diverse stagioni della sua vita e conserva ancora oggi testimonianze di questo rapporto.
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Si conclude così un’altra tappa del nostro viaggio nella storia di Bagni di Lucca. Ringraziamo Virgilio Contrucci, che attraverso documenti, ricordi e testimonianze ci ha aiutato a conoscere un Giacomo Puccini forse meno noto, ma certamente più vicino alla quotidianità.
Dal pianoforte delle sale da ballo alle grandi opere liriche, passando per una tovaglia scarabocchiata e un piatto di fagioli al fiasco, emerge il ritratto di un artista straordinario che mantenne un rapporto speciale con questa terra.
L’appuntamento con Virgilio torna la prossima settimana, con un altro personaggio e un’altra pagina della storia di Bagni di Lucca.