Fresco di elezione al vertice del Centro Nazionale per il Volontariato OdV di Lucca, Gianpietro Briola, ex presidente nazionale dell’AVIS, si è concesso ai microfoni de La Gazzetta del Serchio per un’intervista esclusiva sul suo nuovo incarico.
Presidente Briola, innanzitutto congratulazioni per la sua recente elezione. Con quale spirito affronta questo nuovo incarico?
“Accolgo questa responsabilità con grande gratitudine e con la consapevolezza dell’importanza del ruolo che il Centro Nazionale per il Volontariato svolge da oltre quarant’anni. Credo molto nel lavoro di squadra e desidero costruire, insieme al Consiglio direttivo e alle associazioni aderenti, un progetto condiviso che accompagni il nostro cammino nei prossimi tre anni”.
Lei proviene da una lunga esperienza alla guida di AVIS Nazionale. Cosa porta con sé in questa nuova avventura?
“L’esperienza maturata in AVIS mi ha insegnato che i risultati migliori si ottengono ascoltando le persone, valorizzando le competenze e facendo rete. Oggi il mio impegno sarà quello di mettere questa esperienza al servizio di tutto il volontariato italiano, nel rispetto delle diverse identità associative”.
Quale dovrà essere, secondo lei, la missione del Centro Nazionale per il Volontariato nei prossimi anni?
“Il Centro dovrà essere sempre più una casa comune, capace di favorire il dialogo, la collaborazione e la crescita delle organizzazioni del Terzo Settore. Nessuna associazione deve sentirsi isolata: insieme possiamo affrontare con maggiore forza le sfide sociali che ci attendono”.
Molti volontari lamentano il peso crescente della burocrazia. Cosa si sente di dire alle piccole associazioni?
“Comprendo bene queste difficoltà. Dobbiamo lavorare affinché gli adempimenti necessari non diventino un ostacolo alla solidarietà. Il nostro compito sarà accompagnare le associazioni, offrendo strumenti, formazione e rappresentanza nei confronti delle istituzioni”.
Il ricambio generazionale rappresenta una delle sfide più importanti. Come coinvolgere i giovani?
“I giovani possiedono entusiasmo, sensibilità e competenze preziose. Dobbiamo parlare il loro linguaggio, offrire occasioni concrete di partecipazione e dimostrare che il volontariato è anche una straordinaria esperienza di crescita personale e civile”.
Lei è medico e conosce profondamente il mondo sanitario. Quale contributo può dare oggi il volontariato al sistema socio-sanitario?
“Il volontariato rappresenta una risorsa fondamentale. Non sostituisce i servizi pubblici, ma li integra con umanità, vicinanza e capacità di intercettare i bisogni delle persone. La collaborazione tra istituzioni e volontariato è indispensabile per costruire comunità più solidali”.
Il Centro Nazionale per il Volontariato ha sede a Lucca. Quale significato attribuisce a questa realtà?
“Lucca rappresenta una storia importante per il volontariato italiano. Da qui è nata un’esperienza che ha saputo guardare all’intero Paese. Desidero che questa tradizione continui a essere un punto di riferimento nazionale, mantenendo un forte legame con il territorio”.
Quale sarà il criterio con cui guiderà il Centro?
“Ascolto, condivisione e responsabilità. Credo che il volontariato abbia bisogno di unità, capacità di dialogo e di una visione comune. Solo facendo rete riusciremo a rispondere ai nuovi bisogni delle nostre comunità. Oltre ogni appartenenza e nel rispetto di quei valori di umanità che parimenti appartengono alla solidarietà cattolica e alla cultura laica che reso valore alla crescita del Terzo Settore in Italia e devono poter continuare a trovare spazio e sintesi nel servizio a chi ci è ‘prossimo’ e vive situazioni di disagio”.
Infine, quale messaggio desidera rivolgere ai volontari italiani?
“Vorrei dire semplicemente grazie. Ogni giorno migliaia di persone dedicano gratuitamente tempo, competenze e cuore agli altri. Sono loro il volto più bello del nostro Paese, ‘la spina dorsale’, come dice il Presidente Mattarella. Il mio impegno sarà quello di sostenerli, rappresentarli e creare le condizioni affinché il volontariato continui a crescere e a essere protagonista attivo e mite costruttore, della vita delle nostre comunità”.
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