Fino a pochi giorni fa, a Londra sembrava improvvisamente arrivato agosto. Caldo pieno, cielo azzurro, gente in pantaloncini ovunque e temperature che, sinceramente, non mi aspettavo così alte qui.
Per me poi è ancora più strano, perché questa è la prima vera estate londinese che vivo davvero. Di solito, arrivata la primavera, prendevo e tornavo in Italia. Aprile, maggio e giugno li ho sempre associati a casa, al mare, alle cene fuori, a quell’odore di estate che in Toscana si sente ancora prima di vedere il mare. Qui invece sto vivendo tutto da un’altra prospettiva. E devo dire una cosa: forse sono stata fortunata, ma questa fama dell’Inghilterra tutta grigia e deprimente io non l’ho vissuta così tanto. In questi due anni ho visto giornate con cieli azzurri incredibili. Di quelli puliti, luminosi, quasi violenti da quanto sono nitidi.
Certo, il tempo qui resta ballerino. Ma il motivo è anche geografico: il Regno Unito è praticamente circondato dall’oceano ed è continuamente colpito da correnti atlantiche che cambiano il meteo nel giro di poche ore. Qui puoi uscire col sole, prendere vento, pioggia, umidità e ritrovarti mezz’ora dopo di nuovo col cielo sereno.
In pratica il meteo inglese vive una crisi d’identità permanente. Eppure questa volta il caldo è stato anomalo. Londra ha toccato temperature altissime per diversi giorni consecutivi, con notti tropicali e una sensazione quasi surreale per chi associa ancora l’Inghilterra a ombrelli e nebbia.
E non è nemmeno la prima volta. Già nel 1922 il Regno Unito aveva registrato un’ondata di caldo eccezionale per l’epoca. Allora i giornali parlavano di persone che dormivano nei parchi, uomini in giacca costretti ad allentarsi finalmente la cravatta e signore inglesissime che cercavano refrigerio con ventagli improvvisati e tè freddi — che per loro probabilmente erano già un atto rivoluzionario.
Poi, nel 2022, è arrivato il record assoluto: per la prima volta nella storia il Regno Unito ha superato i 40 gradi. E lì si è capito chiaramente un dettaglio importantissimo: questo Paese non è progettato per il caldo. Le case trattengono il calore come forni, molti edifici non hanno aria condizionata, la metro diventa una specie di sauna sotterranea e appena il termometro sale troppo gli inglesi iniziano lentamente a sciogliersi psicologicamente.
Ma c’è una cosa bellissima da osservare: il rapporto che gli inglesi hanno col sole. Perché basta un raggio di luce e succede qualcosa di incredibile. I parchi si riempiono nel giro di venti minuti. I pub tirano fuori tavolini e sedie come se stessero aprendo la stagione balneare. La gente si sdraia ovunque: prati, panchine, marciapiedi, bordi dei fiumi.
E poi compaiono loro: le sdraio. Nei parchi più grandi di Londra, appena arriva la bella stagione, iniziano a spuntare queste sedute da mare sparse un po’ ovunque. Alcune gratuite, altre a pagamento. Le trovi rivolte verso il sole come girasoli umani, occupate da persone che leggono, dormono, prendono il sole o semplicemente stanno lì a godersi il raro momento di felicità climatica britannica. E sinceramente? Funzionano. Perché appena le vedi viene voglia di sedersi anche a te.
Da buona toscana, questa scena mi fa sempre sorridere. Perché mi ricordano tantissimo le “ciortelle”, come si direbbe dalle mie parti: quelle lucertoline che appena sentono un filo di sole escono fuori a scaldarsi sulle pietre. E gli inglesi fanno uguale. Solo con una pinta in mano. La cosa più bella è che non c’è alcuna moderazione. Appena escono due raggi di sole si vestono immediatamente da piena estate, anche se magari il giorno prima c’erano dodici gradi e vento artico. E poi si scottano. Rossissimi. Felici. Completamente ustionati, ma felici.
Alla fine Londra col sole diventa quasi irriconoscibile. Silenziosa no. Ordinata nemmeno. Ma piena di inglesi rossi come peperoni, sdraiati sui prati con una pinta in mano e l’espressione di chi, per qualche ora, si sente improvvisamente alle Canarie. E sinceramente? Dopo due anni qui… inizio quasi a capirli.
Alla prossima,
Lovely to see you!
T&R