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Redazione
ANNO XIVmercoledì 12 Agosto 2026
castelnuovo di garfagnana

In Fortezza il tributo a John Williams: a Mont’Alfonso le melodie più belle di Hollywood

L’Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal maestro Giacomo Loprieno, ha portato in scena ieri sera lo spettacolo-tributo al compositore americano John Williams, autore di intramontabili colonne sonore del cinema hollywoodiano, in Fortezza di Mont’Alfonso a Castelnuovo di Garfagnana, nell’ambito del festival “Mont’Alfonso sotto le stelle 2026”.

Una bellissima serata – abbastanza calda per la location, solitamente, solcata da venti freddi – con le musiche di Williams che hanno rievocato e fatto rivivere le atmosfere di pellicole molto note del grande schermo.

L’orchestra, composta da una cinquantina di elementi, ha preso posto sul palco, occupandolo totalmente, con il direttore che ha fatto anche da mattatore di serata, presentando i brani scelti e i suoi musicisti impegnati in assoli e in gruppo: i primi violini, i corni, le percussioni e così via. Un grande affiatamento tra tutti gli elementi. Il primo brano, che poi è stato ripetuto come bis nel finale, non ha avuto però bisogno di presentazioni: la colonna sonora di “Guerre Stellari”. Un classico.

Williams, 94 anni, è un compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e polistrumentista. La lista di colonne sonore da lui firmate è lunghissima. Ha lavorato molto per registi come Steven Spielberg (il cui sodalizio cinquantennale è il più longevo della storia del cinema), per il quale ha composto le musiche di almeno 30 pellicole, o come George Lucas. Con loro, negli anni ’70, ha vinto due premi Oscar per “Lo squalo” (1976) e, appunto, “Guerre Stellari” (1978). In totale, nella sua carriera, ha vinto ben cinque Oscar, numerosi Grammy, Golden Globe e BAFTA.

Il maestro Loprieno ha scelto, quindi, di partire dalle musiche di “Guerre stellari”: dal tema della principessa Leila alla marcia imperiale. La musica ha davvero il potere di riportarti immediatamente dentro il film. Un capolavoro che è stato a lungo – ed è tutt’oggi – un film di culto straordinario, sia per i mondi che ha saputo evocare che per la straordinaria ironia dei suoi personaggi. Uno per tutti: Harrison Ford. 

Poi le melodie si sono fatte più intime e meno sfarzose, con “Schindler’s List”, di cui l’orchestra ha proposto due brani: il tema principale e “Remembrance”, che il maestro Loprieno ha presentato come “un brano di incredibile bellezza… Un altro capolavoro dentro la colonna sonora di questo film”.

Loprieno ha voluto ricordare, alla fine del pezzo, un primo violino dell’orchestra recentemente scomparso, Attila Simon, che aveva suonato questa colonna sonora per l’ultima volta, con loro, a Madrid. Poi ha ironizzato sugli incontri che avrebbe potuto fare in Garfagnana e in Lunigiana, per proporre il brano successivo, ovviamente scherzando: “Ci sono un sacco di strade interrotte e delle creature mai viste prima… E quindi abbiamo deciso di suonarvi “Jurassic Park”.

Nel brano successivo, Loprieno è ritornato a musiche di film che hanno avuto come protagonista Harrison Ford. Mi riferisco a Indiana Jones e “I predatori dell’arca perduta”, che poi si ripeterà in tutta la saga di Spielberg dove la colonna sonora fa da contrappunto al personaggio – molto ironico – del professore avventuriero, il quale finisce sempre nei guai.  

L’Ensemble è rimasto su Spielberg, con un classico di fantascienza per bambini degli anni ’80, “E.T”, che ha avuto estimatori di ogni età per tutto ciò che questo film è riuscito a comunicare. Il maestro ha scherzato su come i vari musicisti della orchestra pronuncino E.T., nella loro lingua originaria, per poi accordarsi – racconta – “utilizzando il dito indice sollevato” – con cui l’alieno voleva comporre il numero per tornare a casa. Ovviamente, il telefono con il disco che ruota è, ormai, sconosciuto ai più. E nel film – ricordo – non veniva nemmeno una volta citata la parola Halloween perché era quasi sconosciuta da noi. Eravamo nel 1982.

Loprieno ha continuato la presentazione della colonna sonora di E.T. spiegando che è difficilissima da suonare. In realtà, lo ha detto per moltissimi dei brani che hanno eseguito i suoi musicisti. Sicuramente è vero, ma a me – che, forse, non ne so abbastanza – mi sono sembrate tutte delle grandi esecuzioni, e la difficoltà non l’ho percepita. 

La scelta degli ultimi brani è ricaduta sul primo capitolo di “Harry Potter”, in particolare su “Nimbus 2000” che – ha raccontato il maestro Loprieno – “eseguono i legni, con il supporto della tuba, ed è una corsa forsennata con la scopa di Harry”. Ed è vero, è un brano particolarissimo, suonato davvero al cardiopalma. Alla fine, durante gli applausi, anche il maestro ha voluto fare i complimenti ai suoi orchestranti. Il secondo brano, invece, è stato tratto da “Harry Potter e la pietra filosofale”, il primo della fortunata saga.

Il concerto è terminato con i ringraziamenti del maestro a tutta l’organizzazione del festival, a tutti i tecnici, e a tutti volontari che, ad ogni livello, lovorano per la riuscita degli spettacoli; poi, ovviamente, ai promoter della manifestazione, ai i numerosi spettatori. Insomma, ha citato e ringraziato tutti. Lui e la sua ensemble, infatti, sono degli habitué del festival e, ogni anno, ritornano con le loro splendide musiche. 

Alla fine, qualcuno tra il pubblico si è lamentato della durata troppo breve dello spettacolo (in realtà, è durato un’ora e trenta): penso perché troppo bello e piacevole a sentire, quindi il tempo è volato e la sete di altri bis era ancora tanta. Insomma, è stata una serata bellissima all’insegna della buona musica. E quella di Williams, suonata dall’Ensemble Symphony Orchestra, ha davvero conquistato tutto il pubblico che, numeroso, è accorso. 

Foto di Roberto Rocchiccioli

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