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Redazione
ANNO XIVmartedì 22 Settembre 2026
fornaci di barga

Kme, Braccini (Fiom): “Metallurgia in difficoltà, va riconosciuto settore strategico”

Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom del Gruppo Kme – che ha uno stabilimento anche a Fornaci di Barga – fotografa il momento di difficoltà che sta vivendo la metallurgia europea.

“La metallurgia europea vive una fase di forte difficoltà strutturale – esordisce -. Il gruppo KME, presente in molte parti del continente, è un attore centrale, ma i lavoratori pagano il prezzo dell’incertezza, con carichi di lavoro ridotti, stabilimenti che da tempo non lavorano a pieno regime e difficoltà di programmazione. In Italia KME – spiega Braccini – opera con stabilimenti strategici: Fornaci di Barga (LU): KME Italy e EM Moulds; – Serravalle Scrivia (AL): Copper Tubes e AML; – Mortara (PV): KME Service Centre; – Firenze (FI): KME S.r.l. e Kmetal, centro amministrativo”.

Primo punto: la crisi europea e la concorrenza globale. “Il settore – dichiara l’esponente della Fiom – soffre per costi energetici elevati, dazi e tensioni commerciali, e concorrenza internazionale più competitiva, soprattutto da Cina e altri Paesi con regole ambientali e sociali meno stringenti. La crisi è strutturale e interessa molti comparti della metallurgia europea, non solo KME. Il rame è fondamentale per transizione energetica, infrastrutture, manifattura e automotive, e le auto elettriche ne utilizzano 3‑4 volte di più rispetto ai veicoli tradizionali. Settori come aerospazio e difesa offrono ulteriori opportunità, ma senza politiche industriali chiare rischiano di restare inespresse”.

E su occupazione e ammortizzatori sociali dice: “L’occupazione nella metallurgia – riporta – è calata da tempo, e senza interventi strutturali il rischio è di ulteriori perdite. Servono ammortizzatori sociali mirati per tutelare i lavoratori e preservare le competenze professionali, insieme a politiche industriali e energetiche chiare. Va però sottolineato che ammortizzatori senza blocco dei licenziamenti e senza una strategia industriale reale proteggono solo parzialmente il reddito, che comunque si riduce, lasciando i lavoratori in una condizione di incertezza costante. Se diventano l’unica risposta, rischiano di consumare il tessuto produttivo e le competenze accumulate, senza costruire il futuro industriale”.

“Quando si tornerà alla saturazione produttiva? – si chiede il sindacalista – Senza strategia chiara, protezione europea e garanzie sugli investimenti e sui carichi di lavoro, la ripresa resterà solo un obiettivo dichiarato. Se non si decide chi deve produrre cosa in Europa e con quali garanzie per il lavoro, la saturazione non tornerà e il problema non sarà “quando”, ma quali pezzi di industria e lavoro resteranno. È indispensabile che Stato italiano e Unione Europea riconoscano la metallurgia come settore strategico, mettendo in campo: politiche energetiche a costi sostenibili; strumenti per rendere competitiva la produzione europea; aiuti di Stato e partecipazioni temporanee nel capitale, entro le regole europee, a sostegno di piani industriali credibili, soprattutto per settori strategici in crisi complessa”.

“Solo così, se vogliamo restare un Paese industriale, possiamo difendere i settori strategici e accompagnare la transizione ecologica senza disperdere capacità produttiva e competenze dei lavoratori – concude Braccini -. Accompagnare la transizione significa condividere le responsabilità, non socializzare le perdite. Senza investimenti reali e controllati, non c’è transizione, solo declino”.

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