Ci sono serate che partono tranquille e poi, senza fare troppo rumore, si trasformano in piccole sorprese riuscite. Questa, a dirla tutta, era nata con un obiettivo molto semplice: spegnere la mia candelina di compleanno.
Poi — come spesso succede quando ti viene un’idea brillante all’ultimo — è scattato il pensiero: e se già che ci siamo andiamo a testare la pizzeria migliore d’Europa?
Diciamolo: come regalo non è mica male.
Il posto è Napoli on the Road, la pizzeria di Michele Pascarella — oggi considerato tra i pizzaioli più influenti al mondo — che negli ultimi anni ha fatto un percorso notevole: dall’Ape Car di otto anni fa fino al riconoscimento come miglior pizzeria 2025 secondo 50 Top Pizza.
Quella di Soho è l’apertura più recente, fresca fresca, ma il progetto era già rodato con le sedi di Richmond e Chiswick. E si sente: qui niente improvvisazioni dell’ultimo minuto.
Il locale è easy nel senso buono del termine: mise en place semplice, sedute in stile italiano, atmosfera viva ma senza confusione. Un posto che non ha bisogno di strafare per farsi notare.
E sì — chicca non da poco — la sera in cui siamo andati c’era proprio Pascarella al forno a fare le pizze. Una di quelle cose che non sempre capitano e che, inutile dirlo, fanno partire la serata con il piede giusto.
Si parte con un grande classico napoletano — la frittatina — fatta come si deve: croccante fuori, cremosa dentro, di quelle che aprono lo stomaco ma anche l’umore. Per accompagnare, un aperitivo che sa di Sud: vino rosso con pesca in infusione, fresco e profumato, una specie di sangria più pulita e meno pasticciata. Accanto, un Negroni al tartufo — scelta curiosa ma sorprendentemente equilibrata.
Poi arriva lei, la protagonista della serata: “Ricordi d’infanzia”, la pizza che nel 2025 si è portata a casa il titolo di best pizza. Ragù di manzo a cottura lenta, fonduta di Parmigiano Reggiano DOP, Parmigiano grattugiato, basilico e olio evo. Una pizza che gioca tutto sulla profondità dei sapori, senza effetti speciali inutili. Comfort food, ma con testa. Accanto, una capricciosa bianca ben costruita, equilibrata e pulita nei sapori.
Ma la cosa che mi ha convinta davvero è un’altra: il menu cambia ogni tre mesi e segue la stagionalità. Qui si dà valore serio alla materia prima. Non è solo marketing scritto bene — si sente proprio nell’idea di cucina. E quando questa attenzione c’è davvero, arriva dritta al piatto.
L’impasto, del resto, parla chiaro: tra pre-impasto e impasto si lavora su una maturazione di 36–48 ore. Il risultato è una pizza leggera, digeribile, di quelle che finisci senza accorgertene. Io, che di solito il cornicione lo lascio lì a guardarmi, stavolta l’ho mangiato tutto. E questo dice già molto.
Il servizio merita una nota a parte: sorridente, attento, presente senza essere invadente. Quella professionalità rilassata che fa sentire tutto più semplice.
Chiusura con un cremoso di ricotta su sponge cake, con cioccolato fondente e arancia candita. Dolce fresco, non stucchevole — e per me, che rifuggo i dessert troppo dolci, è stato un bel punto a favore.
In due si spendono intorno alle 100 sterline (service charge incluso) per aperitivi, antipasto, pizze speciali, dolce e bevande. E a dirla tutta, i prezzi non sono poi così lontani da certe pizzerie italiane fatte bene — con la differenza che qui nel conto è già incluso il service charge. In Italia, se arriva… arriva dopo.
Prenotazione online consigliata: noi non abbiamo aspettato nulla, ma il locale si riempie in fretta.
Verdetto finale? Esperienza riuscita, senza troppi fronzoli e con una cosa sempre più rara da trovare: sostanza vera sotto al cornicione.
E sì — da buona toscana lo dico piano ma chiaro: qui non si frigge mica con l’acqua.
Alla prossima,
Lovely to see you!
T&R





