Una cena, una famiglia borghese, una notizia destinata a cambiare gli equilibri. Basta poco perché una riunione familiare tra Joey e i suoi genitori diventi l’arena di tensioni, pregiudizi e discussioni. È da questo spunto semplice, ma potentissimo, che prende vita la trama di “Indovina chi viene a cena”, portato in scena ieri sera al Teatro Alfieri di Castelnuovo di Garfagnana.
Lo spettacolo, guidato dalla regia di Mario Scaletta, è un adattamento dell’omonimo film pluripremiato del 1967. Il centro della commedia è il tema del matrimonio misto, del razzismo e di quanto i pregiudizi possano radicarsi in una società, anche da parte di chi si definisce libero da essi.
La vicenda si svolge nell’arco di una giornata in cui Joey torna a casa dai genitori, a San Francisco, annunciando il suo imminente matrimonio col dottor John Prentice, afroamericano. Quella che dovrebbe essere una famiglia progressista e aperta si ritrova invece a dover fare i conti con paure, preconcetti e convinzioni radicate.
Il numeroso pubblico è stato accompagnato in una dinamica che ha saputo unire comicità e riflessione, con toni leggeri, battute pungenti, ma anche con discorsi profondi sulle paure e sull’amore. Un racconto che fa riflettere con intelligenza, che si concede momenti comici senza smettere di essere intenso.
Tutti i personaggi di questa vicenda cercano una sola cosa: comprensione. I giovani innamorati vorrebbero che il loro amore fosse sostenuto, i due padri di famiglia sentono che le loro mogli, più inclini a sostenere le nozze, capissero le motivazioni che li spingono a titubare.
Alla fine il padre di Joey richiama tutti in salotto per un monologo in cui rivela che anche per lui l’amore è molto più importante del colore della pelle e benedice la giovane coppia, ricordando loro che potranno superare le difficoltà di una coppia mista negli anni ’60 solo rimanendo sempre uniti.
Nonostante la storia sia ambientata diversi decenni fa, la commedia continua a parlare al pubblico con la potenza delle opere immortali, affrontando temi ancora oggi molto sentiti: inclusione, pregiudizi e multiculturalità. Il cast si è esibito coinvolgendo gli spettatori che hanno risposto con risate e applausi spontanei, dimostrando il talento di tutti i professionisti che hanno solcato il palco. Cesare Bocci e Vittoria Belvedere hanno saputo dominare la scena alla perfezione con una naturale presenza scenica e una grande sintonia, sostenuti dalla bravura dei loro colleghi.
A distanza di quasi sessant’anni “Indovina chi viene a cena” è ancora in grado di interrogarci: siamo davvero in grado di accogliere ciò che è diverso? Perché al di là delle epoche e delle differenze, resta una verità semplice e universale: solo scegliendo di ascoltare e comprendere l’altro si può davvero costruire qualcosa insieme.
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L’Alfieri applaude “Indovina chi viene a cena”: l’intramontabile commedia che ancora ci parla
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