Ci sono piccole testimonianze del passato che incontriamo ancora oggi lungo le strade della Media Valle del Serchio e della Garfagnana. Sono le marginette, chiamate in alcune zone anche maestà, maestaine o “mestaine”: piccole costruzioni religiose che per generazioni hanno accompagnato la vita delle nostre comunità.
Si trovano lungo le vecchie strade, ai margini dei sentieri e delle mulattiere, vicino a un bivio, a un ponte, a una fonte oppure all’ingresso di un paese. Alcune sono poco più di una nicchia, altre hanno le dimensioni di una piccola cappella nella quale è possibile entrare o almeno sostare al riparo.
Al loro interno quasi sempre troviamo un’immagine sacra: la Madonna, il Crocifisso o un santo particolarmente venerato dalla popolazione. Qualche fiore, un lumino, un rosario lasciato davanti all’immagine ricordano ancora oggi una devozione che viene da lontano.
Ma perché venivano costruite?
Molte nascevano per volontà di una famiglia o di qualche benefattore. Potevano essere il ringraziamento per una grazia ricevuta, per uno scampato pericolo o semplicemente un segno di devozione. Altre erano affidate alla Madonna o a un santo perché proteggessero le persone, le case, gli animali e i raccolti.
In un mondo nel quale ci si spostava soprattutto a piedi, quelle piccole cappelle diventavano anche punti familiari lungo il cammino. Il contadino che andava nei campi, il boscaiolo, il pastore o il viandante passavano davanti alla marginetta e spesso si fermavano. Bastavano un segno della croce, un’Ave Maria o pochi istanti di raccoglimento prima di riprendere la strada.
Era una religiosità semplice, profondamente legata alla vita quotidiana.
Alle marginette era legata anche un’altra tradizione molto sentita nel mondo contadino: quella delle Rogazioni.
In primavera il sacerdote e la popolazione lasciavano la chiesa e percorrevano in processione strade, sentieri e campagne. Si pregava e si cantavano le litanie, chiedendo la protezione divina sulla comunità e sui frutti della terra.
Le marginette e le maestà che si incontravano lungo il percorso diventavano naturali luoghi di sosta e di preghiera. Il sacerdote benediceva le campagne e la gente chiedeva che il lavoro di un’intera stagione fosse preservato dalla siccità, dalla grandine, dai temporali e dalle altre calamità.
Per capire l’importanza di quelle processioni bisogna tornare con la mente a quando la terra rappresentava il sostentamento di molte famiglie. Un raccolto andato perduto poteva significare un anno difficilissimo. Fede e vita quotidiana erano quindi strettamente unite.
Accanto alle Rogazioni esistevano poi tante piccole consuetudini. C’era chi portava fiori freschi, chi teneva pulito lo spazio davanti alla marginetta, chi accendeva un lume nelle ricorrenze religiose. Spesso erano alcune famiglie della zona a prendersene cura, quasi come se quella piccola cappella appartenesse all’intera comunità.
Con il passare degli anni molte di queste usanze si sono affievolite. Le vecchie mulattiere sono state sostituite dalle strade, il mondo contadino è profondamente cambiato e le processioni nelle campagne sono diventate sempre più rare.
Le marginette, invece, sono ancora lì.
Qualcuna porta i segni del tempo, altre sono state restaurate e continuano a essere curate e ornate di fiori. Passandoci davanti forse oggi non ci fermiamo più come facevano i nostri nonni, ma quelle piccole costruzioni continuano a raccontarci qualcosa.
Raccontano un tempo in cui, anche durante una giornata di lavoro o lungo un sentiero, bastavano pochi minuti davanti a una Madonna, un segno della croce e un’Ave Maria per affidare alla fede le speranze e le preoccupazioni della vita.