Non sono mai stato un grande politico e neppure un amministratore pubblico. Forse perché non ho mai cercato, o forse non ho mai voluto, concorrere per una carica politica. Eppure la politica mi è sempre piaciuta. Mi piace seguirla, comprenderne le dinamiche e riflettere sulle scelte che riguardano il futuro del nostro Paese.
Ho avuto anch’io una mia esperienza di appartenenza politica, negli anni Ottanta con la Democrazia Cristiana e successivamente, dopo i cambiamenti che hanno interessato il mondo politico italiano negli anni Novanta, con l’UDC. Un percorso che si è definitivamente concluso nel 2010.
Oggi, arrivato ormai a settant’anni, mi diverto ancora a osservare e analizzare la politica, sia nazionale che locale. Lo faccio con curiosità, con il piacere di capire ciò che accade e, qualche volta, anche di esprimere liberamente la mia opinione. Non sento più il bisogno di schierarmi o di prendere posizioni nette. Mi interessa soprattutto riflettere, confrontare idee e cercare di comprendere le ragioni delle diverse scelte.
In questi giorni sento nuovamente parlare di campo largo, di programmi da definire entro novembre e di primarie da organizzare entro febbraio per scegliere chi dovrà guidare la coalizione di centrosinistra.
Ed ecco quella parola: primarie.
Una parola che, politicamente parlando, non ho mai sopportato. Mi ha sempre dato fastidio, forse perché ho la personale impressione che, più che rafforzare il centrosinistra, le primarie abbiano spesso contribuito ad alimentare divisioni, rivalità e contrapposizioni interne. È una mia sensazione, naturalmente, non una verità assoluta.
Ma mi domando: che senso ha organizzare una competizione interna quando l’obiettivo dovrebbe essere quello di costruire una coalizione forte e unita?
Perché non trovare prima un accordo sui programmi, presentarsi insieme agli elettori e lasciare che sia il consenso ottenuto dalle diverse forze politiche a indicare chi abbia maggiore autorevolezza per guidare il governo?
Naturalmente sappiamo che, secondo la nostra Costituzione, la nomina del Presidente del Consiglio spetta al Presidente della Repubblica.
Non voglio insegnare niente a nessuno e tanto meno schierarmi a favore o contro una forza politica. Mi piace semplicemente ragionare su queste cose, anche perché ritengo che la politica debba essere soprattutto dialogo, confronto, capacità di mediazione e attenzione ai problemi dei cittadini.
Credo che prima dei nomi debbano venire le idee, i programmi e la capacità di stare insieme. Le competizioni personali, a mio parere, rischiano soltanto di allontanare i cittadini dalla politica.
Questa è soltanto una piccola riflessione di una persona comune, che ha sempre avuto interesse per la politica, che vive con attenzione il mondo delle istituzioni e che, oggi più che mai, trova piacere nell’osservare e commentare ciò che accade, senza sentirsi obbligata ad appartenere a uno schieramento.
Forse sarò all’antica, ma continuo a pensare che una coalizione debba cercare prima ciò che unisce, anziché cominciare da ciò che divide.
E quella parola, primarie, continuerà a non piacermi.