Brexit non è mai finita davvero. È passata, è stata votata, è arrivata… ma oggi sembra che l’Inghilterra voglia, in qualche modo, ridiscutere la sua relazione con l’Europa. C’è un ritorno di fiamma?
Nel frattempo l’economia fatica a reggersi come prima: inflazione alta, costi di importazione, dazi doganali che si fanno sentire su famiglie e imprese, legami commerciali che hanno dovuto reinventarsi.
Non è solo politica. È vita quotidiana — nel carrello della spesa, nel lavoro, nelle bollette, nella ricerca di una casa. Negli ultimi anni Brexit è diventata il simbolo di una separazione netta, di un prima e un dopo. Uno slogan ripetuto così tante volte da sembrare definitivo.
Chi è arrivato qui prima del 2020 — prima della Brexit e prima del Covid — racconta ancora che tutto era più semplice: meno documenti, meno ostacoli, più movimento, opportunità rapide. Oggi quella fluidità sembra lontana. Poi esci di casa, prendi la metro, attraversi Londra — e la parola che ti viene in mente non è “uscita”. È affollato. Altro che isola.
Qualche settimana fa ho provato ad andare in uno dei miei musei preferiti, il Natural History Museum. Giorno infrasettimanale, pioggia. Pensavo: oggi sarà tranquillo. Davanti all’ingresso c’era una fila che non finiva più. L’entrata è gratuita, ma devi prenotare la fascia oraria. Si entra, si viene registrati, si visita, si esce e altri prendono il tuo posto.
Un meccanismo ordinato, preciso, quasi perfetto. E in questo gli inglesi sono imbattibili.
Ma mentre la macchina organizzativa gira, la vita materiale delle persone racconta qualcosa di più complicato. L’inflazione britannica, anche nel 2025, resta sopra l’obiettivo della Banca d’Inghilterra: intorno al 3,4% alla fine dell’anno scorso. Più bassa rispetto ai picchi recenti, ma ancora abbastanza alta da pesare sui bilanci domestici. Affitti, cibo, trasporti. Non servono grafici: basta pagare.
In molti settori — agricoltura e food & drink su tutti — gli scambi con l’Unione Europea non sono tornati ai livelli pre-Brexit. Le esportazioni verso l’UE risultano diminuite in modo importante, con cali significativi in comparti come pollame, manzo e latticini.
Certo, si cercano nuovi sbocchi. Alcuni mercati extra-europei crescono. Ma resta una verità semplice: commerciare con chi era il vicino di casa è diventato più complicato, più lento, più costoso.
Un esempio che ritorna spesso nelle conversazioni è il salmone scozzese, fiore all’occhiello dell’export britannico. Le nuove pratiche doganali hanno introdotto ritardi e spese aggiuntive, incidendo su competitività e attrattiva.
E mentre tutto questo accade, il Regno Unito continua a essere una potenza finanziaria enorme. Fino all’anno scorso contava decine di miliardari, con patrimoni complessivi giganteschi. Due immagini vere nello stesso momento: ricchezze immense e pressione quotidiana.
Poi c’è la questione dei visti. Per restare, lavorare o cambiare impiego non basta più un documento come un tempo. Serve uno sponsor, un contratto, una qualifica precisa. Dal punto di vista amministrativo è ordine. Da quello umano è costo, attesa, rinnovi, incertezza. Molti lo dicono chiaramente: chi è arrivato prima si è infilato sotto l’ombrello. Gli altri prendono la pioggia. Con educazione, certo, ma sempre pioggia è.
Ed è qui che la contraddizione diventa evidente. Perché questo Paese ha costruito la propria forza anche grazie all’energia, al lavoro, alla presenza di chi arriva da fuori. Dalla ristorazione alla sanità, dall’edilizia alla ricerca, la macchina gira perché gira tutto insieme. Non è un’accusa. È un dato di realtà.
Questo non significa che qui non si viva bene. Le opportunità esistono, le carriere crescono, i sogni si realizzano. Ma raccontare l’estero come un paradiso automatico è una favola. Le difficoltà cambiano forma, parlano un’altra lingua, ma restano.
Vivere qui richiede resistenza. E soprattutto lucidità: sapere perché sei venuto, quanto sei disposto a investire, cosa ti tieni stretto quando la strada si complica. Perché, alla fine, tutto il mondo è paese. E allora si va avanti così, cercando un equilibrio possibile, con quella filosofia antica che funziona ancora: aiutati, che Dio ti aiuta.
Alla prossima,
Lovely to see you!
T&R