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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
Volti e storie di Corsagna negli ultimi settant’anni

Luigi Dinucci, per tutti “Gigi”: tra fede, comunità e impegno concreto

Ancora un volto che racconta la memoria della nostra comunità. In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.

Oggi voglio ricordare Luigi Dinucci, per tutti “Gigi”, una persona che ho conosciuto fin da ragazzo e che ha accompagnato, in modo concreto e continuo, una parte importante della vita della nostra comunità.

Le nostre famiglie si sono incontrate quando abitavamo vicini, a Postabbio. Io avevo più o meno l’età di Michele, uno dei suoi figli, e da quel momento i nostri percorsi si sono incrociati naturalmente.

Anche sua moglie Lucia è sempre stata molto legata alla mia famiglia, alla mia mamma e alla mia nonna. Una donna gentile, a volte anche dura nel carattere, ma con la quale abbiamo condiviso momenti belli e momenti difficili, come accade nelle relazioni vere.

Ma tornando a Gigi, è stato una figura di riferimento non solo per me, ma per tutta Corsagna. Una presenza costante, sempre pronta a mettersi a disposizione.

Chi lo ha conosciuto non può non ricordarlo nella vita della parrocchia. Era un uomo di chiesa, ma soprattutto un uomo del fare. Presente in ogni occasione: dalle processioni al presepe, fino ai momenti più importanti dell’anno liturgico.

Il suo talento più grande, però, era quello di realizzare gli addobbi della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo nelle feste solenni.

Lo ricordo ancora, da giovane, mentre lavorava con cura e precisione, progettando e costruendo quegli allestimenti fatti di velluti rossi e bordi dorati.

Realizzava veri e propri capolavori: strutture e padiglioni che accoglievano il quadro della Madonna di Serra o il sepolcro durante la Settimana Santa. Opere che, ancora oggi, guardando le fotografie, sembrano quasi incredibili per la loro bellezza e per la dedizione con cui venivano create.

Gigi è stato anche una persona che ha saputo sostenere i giovani. Nel 1975, quando insieme ad alcuni amici volevamo prendere in gestione il circolo Enal nei locali della musica, noi ragazzi non potevamo assumerci la responsabilità formale. Fu lui, con grande generosità, a mettersi a disposizione dicendo: “Ci penso io”.

Grazie a lui riuscimmo a portare avanti quel progetto: un luogo di ritrovo dove si ballava il sabato sera, si organizzavano tornei e si creava socialità. E lui era sempre presente, fino alla fine della serata, a vigilare che tutto si svolgesse nel modo giusto.

Nel 1980, quando diventai presidente della Misericordia, vidi subito in lui una persona su cui poter contare. Gli affidai la gestione del gruppo donatori di sangue Fratres, e divenne capogruppo con grande senso di responsabilità.

Per tanti anni è stato al mio fianco, e anche dopo il termine del mio mandato nel 2009 ha continuato il suo impegno.

Lo ricordo ancora il lunedì sera, dopo le 20, con la lista dei donatori in mano, a telefonare uno per uno: con gentilezza e rispetto invitava tutti a donare il sangue. Un gesto semplice, ma di grande valore.

Ma c’è un altro aspetto importante della sua vita che merita di essere ricordato: il profondo legame con il Corpo Musicale “Giuseppe Verdi” di Corsagna. Gigi viveva la banda come una seconda famiglia. Era sempre presente nelle prove, nelle uscite, nelle feste del paese. La musica, per lui, non era soltanto una passione personale, ma un modo per stare insieme agli altri, per costruire amicizia e senso di appartenenza.

Lo ricordo attento, disponibile e sempre pronto a collaborare anche nell’organizzazione della vita del Corpo Musicale. In lui la banda trovava non solo un componente, ma una persona affidabile e profondamente legata alle tradizioni del paese.

E anche questa passione ha saputo trasmetterla ai figli Michele e Domenico, che hanno continuato a vivere il legame con la musica e con il Corpo Musicale di Corsagna.

Ma Gigi portava dentro di sé anche i ricordi di un tempo difficile, quello della Seconda guerra mondiale, vissuta negli anni della sua giovinezza. Erano ricordi che non aveva mai dimenticato. Quando raccontava quei momenti lo faceva con grande lucidità, quasi come se certe immagini fossero rimaste ferme nella sua memoria. Parlava di quello che aveva visto con i propri occhi, ma anche di ciò che aveva sentito raccontare dai suoi genitori, in anni segnati dalla paura, dai sacrifici e dalle difficoltà quotidiane.

Erano racconti semplici, senza enfasi, ma capaci di far capire cosa abbia significato vivere quel periodo in un piccolo paese come Corsagna. E forse anche da quelle esperienze erano nati il suo senso del dovere, l’attaccamento alla comunità e quella disponibilità verso gli altri che lo hanno accompagnato per tutta la vita.

Sul lavoro, Gigi è stato un muratore specializzato, un mestiere non semplice, che ha svolto con competenza sia in proprio che insieme ai figli Michele e Domenico, ai quali ha trasmesso professionalità e serietà.

Il suo carattere era particolare. Era una persona disponibile, ma anche decisa. A volte poteva sembrare duro, persino polemico, ma chi lo conosceva sapeva che dietro c’era sempre un intento positivo: contribuire, migliorare, fare le cose per bene. Io sapevo come prenderlo, e forse anche per questo siamo riusciti a lavorare insieme per tanti anni.

Gigi è stato uno di quelli che non si tiravano indietro. Una presenza concreta, affidabile, capace di esserci nei momenti importanti e anche in quelli più semplici.

Luigi Dinucci ha sposato Lucia e insieme hanno cresciuto Michele e Domenico, trasmettendo loro il valore del lavoro, del sacrificio e della serietà. Anche i figli hanno saputo portare avanti con dignità e professionalità il mestiere imparato dal padre.

E oggi, ripensando a lui, resta l’immagine di un uomo che ha dato tanto, senza cercare nulla in cambio. Un uomo che ha costruito – nella chiesa, nella comunità, nella musica e nel lavoro – lasciando un segno silenzioso ma profondo.

Perché sono proprio queste persone, con la loro presenza discreta e concreta, a rendere viva una comunità.

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