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Redazione
ANNO XIVsabato 26 Settembre 2026
appennino

Luoghi ritrovati: sull’Appennino tosco-emiliano una comunità riscopre i segni del paesaggio

Nei giorni scorsi Nismozza (Ventasso – Reggio Emilia) ha ospitato un momento di incontro e confronto dedicato alla riscoperta dei segni del paesaggio e al rapporto tra comunità e territorio, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Locale per il Paesaggio dell’Appennino Reggiano, istituito dall’Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano. Numerose le persone presenti, anche in rappresentanza delle associazioni del territorio, che hanno condiviso esperienze, memorie e riflessioni sulle attività realizzate dall’Osservatorio.

Fontane, ciglioni, maestà, terrazzamenti, fornelle per la cottura del gesso e l’Arpar, il riparo riportato alla luce proprio attraverso il progetto, sono alcuni dei luoghi e dei manufatti che tornano a essere riconosciuti come beni comuni, testimonianze concrete del legame costruito nel tempo tra le comunità e il paesaggio.

Dopo una breve presentazione delle attività svolte, il gruppo ha percorso il sentiero CAI 663, attraversando un vecchio castagneto fino a raggiungere l’Arpar. Un luogo che, una volta riportato alla luce e restituito alla vista, ha saputo riattivare immediatamente la memoria della comunità. Attorno a quella testimonianza del passato sono emerse numerose storie e ricordi, raccolti anche attraverso piccoli gruppi di conversazione. Il racconto è diventato così il filo conduttore dell’incontro, mettendo in relazione il lavoro svolto, i luoghi recuperati e le persone che ancora oggi ne custodiscono la memoria.

Al rientro a Nismozza, la giornata è proseguita in un momento conviviale attorno al buffet preparato dalla comunità locale, che ha offerto un’ulteriore occasione di confronto. Il pieghevole dedicato agli interventi realizzati attraverso il progetto ha accompagnato la discussione, facendo emergere nuovi suggerimenti e indicazioni su altri elementi del paesaggio da riscoprire e valorizzare.

“Luoghi ritrovati” non racconta quindi soltanto ciò che è stato recuperato, ma un percorso di riscoperta che restituisce valore ai luoghi attraverso la memoria e la partecipazione delle comunità. Un modo per tornare a guardare quei piccoli segni del paesaggio, spesso discreti e dimenticati, che insieme raccontano la storia dell’Appennino Reggiano e il profondo legame tra le persone e il territorio.

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