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Redazione
ANNO XIVvenerdì 14 Agosto 2026
Volti e storie degli ultimi settant’anni a Corsagna

Maria Pieroni e Bellermindo Giusti: due vite unite dalla solidarietà

Maria, tra le donatrici più rappresentative del Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Corsagna, e Bellermindo, presidente della Venerabile Confraternita di Misericordia: due modi diversi di mettersi al servizio degli altri, uniti dagli stessi valori.

Ci sono persone che il tempo non riesce davvero ad allontanare. Continuano a vivere nei ricordi di chi le ha conosciute, in una fotografia conservata con affetto, in un gesto che ancora viene raccontato e nei valori che figli e nipoti hanno ricevuto in eredità. Maria Pieroni è una di queste persone.

Chi l’ha conosciuta la ricorda innanzitutto per il suo sorriso. Un sorriso sincero e sereno, capace di trasmettere fiducia e buonumore. Era difficile vederla arrabbiata. Affrontava la vita con entusiasmo, umanità e con quella semplicità che appartiene alle persone che non hanno bisogno di apparire per farsi voler bene.

Maria era profondamente legata alla propria famiglia. Moglie e madre premurosa, dedicò amore e attenzioni ai figli Edoardo e Rosamaria, trasmettendo loro quei valori nei quali aveva sempre creduto: il rispetto, la generosità, la disponibilità e l’attenzione verso chi aveva bisogno. Gli stessi valori che ha saputo lasciare anche ai nipoti.

Accanto alla famiglia e al lavoro, Maria trovava sempre il tempo per gli altri. Fu tra le donatrici più assidue del Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Corsagna, iniziando a donare in un’epoca molto diversa dalla nostra, quando ancora il sangue veniva trasfuso da braccio a braccio. È un’immagine che oggi colpisce: da una parte una persona che aveva bisogno di sangue, dall’altra qualcuno disposto a tendere il proprio braccio.

Maria quel braccio lo tese molte volte. Con le sue numerose donazioni contribuì a salvare tante vite umane, ma non considerò mai tutto questo qualcosa di straordinario. Non cercava riconoscimenti né visibilità. Per lei donare era semplicemente un gesto naturale, un modo concreto di essere vicina a chi soffriva.

Per questo il Gruppo Donatori di Sangue Fratres e la Misericordia di Corsagna vollero renderle omaggio, premiandola come una delle donatrici più attive e rappresentative della storia del gruppo. La fotografia di quel momento è rimasta. Maria è lì, con la semplicità che la caratterizzava, mentre riceve un riconoscimento che racchiudeva tanti anni di generosità.

Ma nella sua famiglia quello spirito di solidarietà aveva anche un’altra espressione. Accanto a Maria c’era infatti suo marito, Bellermindo Giusti, uomo socievole e ospitale, circondato da numerosi amici, che mise la propria generosità e le proprie capacità organizzative al servizio della Venerabile Confraternita di Misericordia di Corsagna, della quale fu presidente negli anni 1946 e 1959.

Il primo mandato arrivò in un periodo particolarmente difficile. La guerra era appena terminata e anche Corsagna doveva affrontare problemi concreti con mezzi certamente lontani da quelli di oggi. Bellermindo, insieme ai membri del Consiglio direttivo, curò la formazione delle squadre per il trasporto degli ammalati. Ogni squadra era composta da sei confratelli, che rimanevano a disposizione per il servizio per sei mesi. Il trasporto avveniva con gli strumenti dell’epoca: la barella e la sedia manevole. Dietro queste parole possiamo ancora immaginare uomini che lasciavano le proprie occupazioni e si mettevano a disposizione perché, da qualche parte, una persona aveva bisogno di loro.

Bellermindo si occupò inoltre del rifornimento dei medicinali di pronto soccorso da destinare agli abitanti di Corsagna aiutato dalla Misericordia di Lucca. Nel secondo periodo della sua presidenza seguì i lavori per l’utilizzazione del piano superiore del locale sociale, affinché quegli spazi potessero essere sfruttati al meglio a beneficio della Confraternita. Per la sua generosità e per le sue capacità organizzative seppe conquistarsi la stima e la gratitudine della comunità di Corsagna.

Ed è proprio qui che le storie di Maria e Bellermindo si incontrano. Lei attraverso il dono del sangue, lui attraverso il servizio nella Misericordia. Maria offriva una parte di sé a persone delle quali forse non avrebbe mai conosciuto il nome; Bellermindo metteva tempo, capacità e impegno a disposizione di chi aveva bisogno. Lei tendeva il braccio. Lui contribuiva a tendere una mano. Due gesti diversi, nati dallo stesso sentimento.

È uno spirito che richiama gli antichi valori delle Misericordie. I confratelli indossavano la tradizionale veste con il cappuccio, la “buffa”, che nascondeva il volto durante le opere di misericordia: chi faceva del bene non doveva essere riconosciuto e chi lo riceveva non doveva sentirsi debitore. Il bene non aveva bisogno di un nome.

Qualcosa di molto simile accade ancora oggi con la donazione del sangue. Chi riceve una trasfusione non conoscerà il volto della persona che gli ha donato quella sacca. Saprà soltanto che qualcuno, gratuitamente, ha deciso di offrire una parte di sé perché un’altra persona potesse vivere.

Maria e Bellermindo hanno interpretato questo ideale in due modi diversi, ma profondamente vicini. Per questo ricordarli insieme significa raccontare qualcosa che va oltre le loro singole storie. Significa ricordare una famiglia nella quale la solidarietà era diventata un modo naturale di vivere, senza proclami e senza bisogno di essere mostrata.

Il tempo passa. Cambiano le persone, i mezzi e anche i modi di fare volontariato. Ma alcuni esempi rimangono. Rimane il sorriso di Maria. Rimane il ricordo di Bellermindo e del suo impegno nella Misericordia. Rimane una fotografia di una premiazione. Rimangono soprattutto i valori trasmessi ai figli Edoardo e Rosa Maria, ai nipoti e a quanti hanno avuto la fortuna di conoscerli.

Maria e Bellermindo non hanno avuto bisogno di fare rumore per lasciare una traccia. L’hanno lasciata nei gesti, nel sangue donato, nel tempo dedicato agli altri e nelle persone aiutate. Forse è proprio questo il modo più bello con cui una persona può continuare a far parte della vita del proprio paese: essere ricordata non soltanto per ciò che ha fatto, ma per il bene che ha saputo lasciare dietro di sé. E nella memoria di Corsagna, il bene lasciato da Pieroni Maria e Bellermindo Giusti merita certamente di essere ricordato.

Nota dell’autore:

Questa rubrica vuole ricordare persone e storie che hanno lasciato un segno nella vita di Corsagna. Per scelta non vengono indicate le date di nascita e di morte: non vuole essere una raccolta di biografie, ma un racconto di persone attraverso ciò che hanno fatto, i valori che hanno rappresentato e il ricordo che hanno lasciato nella comunità.

Maria Pieroni durante la premiazione come una delle donatrici più rappresentative del Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Corsagna. Nel suo sorriso, il ricordo di una vita nella quale il dono del sangue fu un gesto semplice, silenzioso e profondamente generoso.

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