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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
ponte di campia

“Non ti scordar di te”: un altro anno di impegno contro la violenza sulle donne in Valle del Serchio

Numeri, riflessioni e impegno concreto contro la violenza sulle donne. La conferenza annuale del Centro Antiviolenza “Non ti scordar di te” ci ricorda che dietro ogni numero ci sono storie reali, fatte di paura ma anche di coraggio. Condividere dati e testimonianze significa mantenere viva l’attenzione e rafforzare una comunità che sceglie di non restare indifferente.

Si è svolta ieri, presso la sede del Centro Antiviolenza (Cav) della Valle del Serchio, per la presentazione dei dati relativi al 2025 e delle attività realizzate per contrastare la violenza di genere. L’incontro, condotto dalla volontaria Vittoria Cardella, ha voluto sottolineare l’importanza della prevenzione, dell’informazione e del sostegno concreto alle donne vittime di violenza.

Durante la conferenza sono stati definiti e spiegati i principali tipi di violenza: fisica, comprendente ogni atto volto a fare del male o terrorizzare, come schiaffi, pugni, calci, lancio di oggetti o minaccia con armi; sessuale, che include costrizione a rapporti indesiderati, prostituzione forzata o esposizione a materiale pornografico contro la volontà della vittima; psicologica, che si manifesta attraverso offese, umiliazioni, intimidazioni, controllo della vita quotidiana e svalutazione dell’autostima; economica, con privazione o controllo delle risorse economiche della vittima, impedendole di lavorare o appropriandosi dei risparmi; stalking, ossia atti persecutori, ripetuti e intrusivi, come minacce, pedinamenti o telefonate ossessive, che generano ansia e paura tali da modificare drasticamente le abitudini di vita.

Dal 2012 a oggi il numero di accessi al CAV è cresciuto significativamente: da 7 accessi nel 2012 a 37 nel 2024 e 29 nel 2025. Questo incremento non indica necessariamente un aumento della violenza, ma riflette una maggiore conoscenza del Centro, dei servizi disponibili e una maggiore consapevolezza.

Le donne accolte nel 2025 sono di diverse nazionalità. L’età delle vittime varia notevolmente: 8 donne tra i 16 e i 29 anni, 12 tra i 30 e i 39, 3 tra i 40 e i 49, 6 tra i 50 e i 59. Questo dimostra come la violenza possa colpire a tutte le età.

Le modalità con cui le donne hanno contattato il Centro sono varie: 28,6% tramite parenti o amici, 28,6% autonomamente, 17,9% tramite le forze dell’ordine o i servizi sociali, 3,6% tramite medici di base e una piccola percentuale tramite il numero 1522.

Gli autori della violenza sono principalmente partner, ex partner o coniugi, ma anche genitori, amici, figli o altre persone vicine. Non va trascurata nemmeno la violenza digitale e quella da parte di conoscenti o vicini di casa.

Uno dei momenti più significativi della conferenza è stata la riflessione sul femminicidio di Maria Batista Ferreira a Fornaci di Barga. Il processo si è svolto quest’anno, e le volontarie del Centro, testimoniando, hanno portato in aula la voce della vittima, raccontando le dinamiche della relazione violenta e il percorso di Maria.

Valentina Folegnani, volontaria del Cav, ha sottolineato l’importanza di questa testimonianza: “Se non fossimo intervenute noi, la voce di Maria non sarebbe stata ascoltata. La sentenza di ergastolo al primo grado è stata un risultato importante, non scontato, e ha riconosciuto la dipendenza della vittima dal suo aggressore. Questo dimostra quanto il lavoro del Centro possa avere peso anche nei tribunali.”

Accanto a questo caso, però, Valentina sottolinea la realtà della vittimizzazione secondaria: questo termine indica il dolore e le difficoltà aggiuntive che una donna subisce quando decide di denunciare la violenza. Non si tratta solo del trauma della violenza stessa, ma di come il sistema giudiziario, le istituzioni e talvolta la società reagiscono alla sua testimonianza. Molto spesso, le donne si trovano a dover affrontare diffidenza, pregiudizi o addirittura accuse implicite. Gli interrogatori possono mettere in discussione la loro credibilità, la loro memoria o il loro comportamento, generando un senso di isolamento e colpa ingiustificato. È in queste situazioni che il percorso legale rischia di diventare un’esperienza traumatica aggiuntiva, oltre al danno subito.

Le volontarie del Centro sottolineano quanto sia cruciale la formazione dei professionisti, per far sì che nelle aule di tribunale le dinamiche di violenza vengano comprese e che ciò porti a una risoluzione definitiva.

La denuncia rimane uno strumento fondamentale di giustizia, ma non è sufficiente a proteggere la vita della vittima anche perché i tempi dei processi e delle misure sono molto lunghi, ci sono dunque tante strade per fuoriuscire dalla violenza. 

Il Centro, offre un supporto completo e gratuito, rispettando tempi e volontà delle donne: accompagnamento in tribunale; assistenza psicologica e legale; supporto con assistenti sociali e centro per l’impiego; ospitalità temporanea in strutture sicure (5 casi nel 2025).

È sempre la donna a scegliere se denunciare. Il Cav è presente per ascoltarla, sospendere il giudizio e aiutarla a raggiungere autonomia e autodeterminazione.

Il Centro collabora attivamente con le scuole della Valle del Serchio. Il progetto “Alla Pari”, finanziato dalla provincia di Lucca, ha coinvolto anche le classi terze dell’Istituto comprensivo di Gallicano, con grande partecipazione dei ragazzi, sensibili al tema e pronti a mettersi in discussione.

Durante l’incontro sono stati forniti suggerimenti su come sostenere chi è vittima di violenza: porre domande delicate, garantire riservatezza, non giudicare, credere alle vittime senza bisogno di prove, spiegare cosa è un centro antiviolenza e accompagnarle, se richiesto. Uscire da una situazione di violenza richiede forza e coraggio, e il supporto esterno può fare la differenza.

La conferenza si è conclusa con un momento conviviale offerto da Coldiretti donne impresa, vicina al Centro e ai progetti locali. La volontaria e Agrichef Francesca Bonagurelli ha preparato piatti tipici con prodotti del territorio: olio nuovo su pane raffermo, pappa al pomodoro, castagnaccio, ricotta aromatizzata al rosmarino con uvetta e arancia, accompagnati da cialdine artigianali. La Coldiretti, attraverso donazioni e raccolta fondi, supporta da anni le attività del Centro e contribuisce concretamente alla protezione e al sostegno delle donne della Valle del Serchio.

Il contrasto alla violenza sulle donne richiede l’impegno di tutti: istituzioni, scuole, associazioni e cittadini. I dati mostrano che c’è ancora molta strada da fare, ma anche che la rete del territorio è presente e pronta a sostenere le donne che chiedono aiuto. Perché nessuna deve sentirsi sola.

Da dove cominciare? Questa sera, domenica 7 dicembre, si svolgerà la tradizionale fiaccolata in memoria di Vanessa e in sostegno a tutte le donne vittime di violenza. Lo slogan, scelto sulla scia di Giulia Cecchettin, è stato “Facciamo rumore”. Il percorso partirà alle 20 dal Parco giochi di Sant’Andrea e si concluderà alle 21:30 presso la tensostruttura degli impianti sportivi, con la partecipazione degli studenti degli istituti comprensivi della Valle del Serchio e delle associazioni Isi Garfagnana e Isi Barga. La popolazione è invitata a partecipare.

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