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Redazione
ANNO XIVmercoledì 9 Settembre 2026
tea & ribollita

Nudi in bicicletta per protesta: la curiosa storia del World Naked Bike Ride

Mi piace la fotografia. Soprattutto quella in bianco e nero. Non perché le fotografie a colori non siano belle, ma perché il bianco e nero ha qualcosa di diverso: elimina il superfluo e ti costringe a guardare meglio.

L’anno scorso mi arriva una foto su WhatsApp. La guardo. La riguardo. La ingrandisco. E per qualche secondo penso di aver capito male. Nella foto ci sono decine di persone completamente nude in bicicletta che attraversano il centro di Londra.

Ora, normalmente quando qualcuno ti manda una foto di persone nude, le spiegazioni possibili non sono molte. Questa volta però era diverso. Non era una spiaggia per nudisti. Non era una provocazione artistica. Non era nemmeno una festa particolarmente movimentata. Erano semplicemente centinaia di persone che pedalavano nude per le strade della capitale.

Da buona toscana, devo essere sincera: la mia prima reazione non è stata quella di chiedermi quale fosse il significato della manifestazione. La prima cosa che ho pensato è stata: “Ma se questi cadono?” Perché va bene la libertà, va bene la protesta e va bene anche la trasgressione. Però una bicicletta resta sempre una bicicletta e, mentre probabilmente qualcuno rifletteva sui grandi temi ambientali, io continuavo a chiedermi come fosse possibile affrontare sellini, frenate improvvise e buche londinesi con così tanto ottimismo.

Eppure quella fotografia mi è rimasta in testa. Così, quando quest’anno ho ritrovato il nome World Naked Bike Ride tra gli eventi estivi di Londra, ho deciso di capire meglio di cosa si trattasse. Ho scoperto che non si tratta affatto di una semplice eccentricità londinese.

La World Naked Bike Ride è una manifestazione internazionale nata nei primi anni Duemila e oggi presente in oltre duecento città del mondo. A Londra è diventata un appuntamento fisso dal 2004, ma eventi simili si svolgono anche in molte altre città del Regno Unito, in Europa, negli Stati Uniti, in Australia e perfino in Italia.

Da noi è conosciuta come Ciclonudista e negli anni è passata anche da città come Torino, con lo stesso obiettivo: richiamare l’attenzione sulla sicurezza stradale, promuovere una mobilità più sostenibile, protestare contro la dipendenza dal petrolio e ricordare quanto siano vulnerabili i ciclisti nel traffico cittadino.

Ed è qui che arriva il paradosso. Quasi tutti notano la nudità. Pochi si fermano a leggere il messaggio. Eppure, come spiegano gli stessi organizzatori, la nudità non è il fine della manifestazione, ma il modo più immediato per attirare l’attenzione.

Gli organizzatori insistono molto su un principio: la manifestazione è pacifica, rispettosa e aperta a tutti. Il motto ufficiale è “Bare as you dare”, che si potrebbe tradurre con “nudo quanto te la senti”. C’è chi partecipa completamente senza vestiti, chi mantiene la biancheria intima, chi sceglie costumi, maschere, body painting o decorazioni per la bicicletta. L’importante è rispettare gli altri e partecipare allo spirito dell’evento.

Tra le raccomandazioni che mi hanno fatto sorridere di più ce n’è una particolarmente britannica: se la giornata è soleggiata, ricordatevi la crema solare. Perché, come fanno notare gli organizzatori, esistono alcune parti del corpo che non dovrebbero mai, in nessun caso, scottarsi. E se qualcuno immagina una manifestazione improvvisata, la realtà è molto diversa.

Dietro il World Naked Bike Ride c’è un’organizzazione sorprendentemente precisa. I partecipanti partono da diversi punti della città per poi convergere nel centro di Londra attraversando alcuni dei luoghi più iconici della capitale. Quest’anno sono attesi oltre mille ciclisti. Esistono percorsi più accessibili per chi non riesce ad affrontare l’intero tragitto e, al termine della manifestazione, viene organizzato un evento di raccolta fondi per contribuire ai costi di assicurazioni, attrezzature, volontari e chiusure stradali.

Insomma, molto più organizzato di quanto avessi immaginato osservando quella fotografia per la prima volta. E devo ammettere che una scoperta mi ha sorpreso quasi quanto la manifestazione stessa.

Quando si vive all’estero si tende spesso ad attribuire agli altri tutte le stranezze. Poi si scopre che certe idee attraversano confini, culture e Paesi molto più facilmente di quanto immaginiamo. Già mi immagino qualcuno dalle mie parti commentare: “Guarda questi…” E magari avrebbe anche ragione a trovarli stravaganti. Però in Toscana c’è un detto che cade a pennello: “Meglio ‘na lavata di faccia che tanta pudicizia.” Perché certe volte ci scandalizziamo più per un corpo nudo che per i motivi che stanno dietro a una protesta.

L’anno scorso ho visto questa manifestazione attraverso una fotografia. Quest’anno, probabilmente, proverò a vederla con i miei occhi. E magari con una macchina fotografica in mano.

Alla prossima,

Lovely to see you!

T&R

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